Intervista ad Amedeo Modigliani

Introduzione

A volte succede di imbattersi in letture che ci affascinano a tale punto da estraniarci da quello che ci circonda, immergendoci in atmosfere sospese, confondendo i sensi e trasportandoci in altri luoghi sospesi nel tempo. Ed è proprio quello che è capitato a me quando tra le mani mi sono ritrovata un vecchio catalogo di una mostra tenuta tanti anni fa in Svizzera su Amedeo Modigliani. Scorrono sotto i miei occhi, le righe della sua tormentata e travagliata esistenza: bello, passionale, impetuoso e dannato.

Qualcosa mi ha portato a voler sapere qualcosa in più e così mi sono lasciata trasportare dall’idea che avrei potuto incontrarlo, magari in qualche vecchio bistrò di Montmartre tra effluvi di assenzio misto all’odore stantio del tabacco che impregna ogni cosa.


Prima dell’intervista – Montmartre – 1919

L’atmosfera a Parigi è elettrizzante, la città è in continuo fermento e i profumi di una primavera in arrivo mi inebriano. Si respira un’aria di modernità, ed io mi aggiro per le strade di questo splendido quartiere che sa di colori ad olio e trementina, di polveri di pigmenti che colorano l’aria mista alla cera dei pastelli.

Sono una giornalista del quotidiano “Le Figaro” e seduta in un piccolo caffè aspetto un giovane artista di nome Amedeo Modigliani – soprannominato da tutti Modì, chissà perché!! Le pitture dei suoi quadri sono sulla bocca di tutti, figure esageratamente allungate, sguardi vuoti, e non parliamo poi dei suoi nudi; hanno fatto così tanto scalpore da far chiudere la sua prima mostra dopo poche ore dall’inaugurazione. Voglio proprio conoscerlo, saperne di più sulla sua personalità e sulla sua pittura…

Amedeo Modigliani
Amedeo Modigliani

Certo è in notevole ritardo, quindi ne approfitto per guardarmi intorno e chiedere qualche informazione. Accanto a me siede  Max Jacob, un altro esponente della comunità artistica di Montparnasse, scambiamo qualche battuta e capisco che ad unirli è la vita bohemien senza regole, libera e anticonformista, maledettamente povera e dissoluta. Infatti questi artisti vengono definiti “artisti maledetti” ed è proprio per questo motivo Modigliani viene soprannominato Modì, la pronuncia somiglia alla parola francese Maudit, cioè Maledetto.


In distanza, con un incedere lento e distratto vedo arrivare  Modì. E’ un uomo assai intrigante, i suoi modi e soprattutto il suo sguardo rivelano già da subito una personalità sfuggente, impulsiva, fatti di eccessi. Senza troppi convenevoli iniziamo a parlare, e così inizia la mia intervista a Mousier Modì.


Buongiorno Modì e grazie per avermi concesso un po’ del suo tempo. Ho letto qualcosa di lei e della sua arte ma in realtà poco si sa. Da quanto tempo vive a Parigi? E perché ha scelto proprio questa città?

Vivo a Parigi  ormai da qualche tempo era il 1906.  In questa città e in questo preciso momento c’è un fermento artistico e culturale assai importante. Parigi è il simbolo, per noi artisti, della modernità. Noi artisti siamo alla continua ricerca della libertà espressiva e individuale; ed è proprio qui a Montmartre ho avuto modo di conoscere i massimi esponenti dell’arte da Picasso a Toulouse-Lautrec, da Renoir a Cezanne e molti altri ancora.

La sua passione per l’arte dove prende origine?

Sono nato a Livorno il 12 luglio del 1884, mio padre è italiano mia madre francese e devo proprio a lei la mia passione per la pittura. Da ragazzo ho frequentato l’atelier del pittore livornese Guglielmo Micheli e nel 1903 mi sono trasferito a Venezia dove ho avuto la fortuna di frequentare l’Accademia di Belle Arti e ho scoperto l’Impressionismo francese.

E’ riuscito subito ad imporsi con la sua pittura nell’ambiente culturale parigino?

Vivere a Parigi non è semplice ed è altrettanto complicato esprimere la propria arte, soprattutto quando si ha una visione lontana dagli altri. Sto cercando la mia cifra stilistica ma mi sento schiacciato, da una parte i Fauves capeggiati da Matisse, dall’altra i Cubisti con a capo Picasso. Trovare il proprio posto nel mondo e nell’arte, questo è il mio pensiero che a volte mi logora a tal punto da scaturire in momenti di grande aggressività anche per futili motivi. La mia forte impulsività, mi porta a eseguire i mie quadri in maniera veloce, li termino in sole due sedute, non ritocco mai e non ritorno mai sui miei passi. Non le nego la mia passione per l’alcol e per le donne. In passato per pagarmi qualche bicchierino di troppo, disegnavo piccoli e veloci ritratti a matita, qui li chiamiamo “dessins à boire”, disegni per bere. Come vede non vivo nel lusso.

*Parte una risata che ha del malinconico misto a rabbia*

So che ha avuto un passato da scultore. Come mai ha deciso di abbandonare l’arte della scultura?

Una delle iconiche sculture di Modigliani ispirate all'arte africana
Una delle iconiche sculture di Modigliani ispirate all’arte africana

Ha toccato un aspetto a me molto caro e doloroso, la scultura. Si ho realizzato soprattutto maschere di ispirazione africana ma ho dovuto abbandonare per colpa dei miei polmoni malati. Da ragazzo ho contratto il tifo e qualche anno più tardi una polmonite ha compromesso ulteriormente il mio stato di salute. Le polveri inalate non mi fanno respirare.

Così ha deciso di dedicarsi completamente alla pittura; da cosa prende ispirazione la sua arte? La completa assenza nei suoi modelli delle pupille, i colli così allungati? Perché?

Ritratto di Lunia Czechowska - Amedeo Modigliani
Ritratto di Lunia Czechowska – Amedeo Modigliani

Da cosa prendo ispirazione? Ho conosciuto una donna che ora è la mia compagna di vita fonte di grande ispirazione, si chiama Jeanne Hebuterne. Le devo molto, anche perché non è facile vivere con me. Nei miei modelli cerco di catturare con pochi e semplici tratti l’essenza del loro essere, cogliere la loro bellezza per renderli immortali. Le figure così allungate restituiscono un’idea languida e bella. Il mio orgoglio e la mia ambizione mi sta portando a creare una pittura che non appartenga a nessuna corrente artistica. Mentre lo sguardo che è lo specchio dell’anima, rappresenta l’introspezione, il guardarsi dentro…e chi sarei io per guardare dentro l’anima altrui? Ecco perché i miei modelli hanno occhi spesso allungati, bui o completamente senza pupille. Eppure fateci caso l’impressione nei miei quadri è quella che le figure abbiano uno sguardo, forse verso il mondo.

Cosa è accaduto il giorno dell’inaugurazione della sua prima mostra?

Dopo anni di indifferenza si sono finalmente accorti di me, in tutti i sensi. Era il 3 dicembre del 1917 e alla Galleria di Berthe Weill si era radunata una folla di persone, impazienti di curiosare e veder le mie opere. C’erano esposti trentadue dipinti e altrettanti disegni. Prima ancora di aprire uno zelante commissario di polizia ordinò di far sparire tutte quelle porcherie! Li ha chiamati proprio così…i miei quadri porcherie!!!!


Il 24 Gennaio del 1920, a soli 36 anni Amedeo Modigliani muore di meningite tubercolare.

Amedeo Modigliani, nella sua breve esistenza, ci lascia un patrimonio fatto di essenza e libertà.


Articolo di Marina Nuzzi

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