Curiosità su Touluse Lautrec


Curiosità su Touluse Lautrec


Henri de Toulouse-Lautrec è sicuramente stato uno degli artisti più particolare della Francia di fine Ottocento e una delle personalità più singolari della Belle Époque francese.
Giovane rampollo di una famiglia nobile, Lautrec nasce il 24 novembre 1864 in uno dei palazzi di famiglia, l’Hôtel du Bosc, nella cittadina di Albi, che si trova nel Meridione della Francia. Nonostante la sua provenienza, Lautrec non si è mai riconosciuto nel luccicante mondo nobile della sua famiglia, preferendo invece la vita notturna parigina, tra champagne, prostitute e derelitti.

Ma come fa una persona di tali origini a diventare un rappresentante di prim’ordine della vita bohemien parigina? Andiamo a scoprirlo.

Le origini: mamma, voglio fare il pittore!

I genitori di Toulouse-Lautrec, ovvero Alphonse e Adèle, erano due persone molto particolari e diversissime: cugini di primo grado, “costretti” a sposarsi per convenienza, al fine di mantenere la linea nobiliare, avevano caratteri quanto più lontani, essendo lui dissoluto e libertino e lei devota e controllata; queste diversità portarono alla separazione quando Henri aveva circa quattro anni. Il bimbo andò a vivere con la madre, che si presenta però come una figura eccessivamente soffocante: forse per ribellarsi alla sua morsa e uscire dalle sue restrizione, Henri in seguito abbracciò la vita bohémien.
Dal 1872 si stabilisce con la madre a Parigi, anche se non con continuità, perché continua a spostarsi. Proprio in questi anni, ancora molto giovane, Henri scoprì di avere una grave e rara malattia alle ossa chiamata picnodisostosi, che aveva compromesso lo sviluppo degli arti inferiori. A causa di ciò, passava lunghi periodi di convalescenza in ospedale, durante i quali doveva stare praticamente immobile; proprio in queste occasioni Henri approcciò per le prime volte la pittura, coltivandola con forza e dedizione sempre maggiori, disegnando incessantemente. La sua passione crebbe non trovando inizialmente l’appoggio della famiglia, che però dovette accettare la scelta del figlio: nel 1881, conseguita la maturità liceale, Henri comunicò definitivamente di voler diventare pittore. Nonostante non condividessero la sua scelta, i genitori provarono ad aiutarlo sulla via, soprattutto il padre, Alphonse: questi voleva che il figlio avesse un maestro eccezionale, Alexandre Cabanel, pittore di grande fama ed era in grado di garantire ai propri discepoli un futuro brillante. Tuttavia, erano troppi i ragazzi che volevano intraprendere un tirocinio presso di lui, ed Henri dovette rinunciare.

Cercò altri maestri, ma nessuno gli piaceva abbastanza, e infine nel 1884 l’artista decise di trasferirsi a Montmartre con un amico, trovandosi poi a vivere nello stesso edificio in cui risiede Degas, che conosce e frequenta; è qui che, nel 1886, conosce anche Vincent Van Gogh, di passaggio a Parigi. Da questo momento in poi, Lautrec si immerge completamente nella vita frenetica e popolare di Montmartre e inizia a rappresentare la realtà festosa degli anni della Belle Époque, diventandone uno dei maggiori interpreti e celebratori.

Il grande pubblicitario

Grazie al suo carisma spiritoso e spigliato, Henri, anche chiamato il petit homme [ometto], riuscì ad inserirsi molto facilmente e a familiarizzare con gli abitanti e con i gestori dei vari locali: per meglio dire, si diede ad una vita dissoluta, sregolata, definibile come bohémienne, frequentando costantemente locali quali il Moulin de la Galette, il Café du Rat-Mort, il Moulin Rouge trovando in essi ispirazione per realizzare le sue opere d’arte. Dopo poco, osservando e dipingendo gli ambienti dei vari locali, si fece notare come artista ed iniziò ad essere molto richiesto dai locali parigini, che gli commissionavano manifesti pubblicitari per gli spettacoli teatrali, i balletti e le esibizioni dei café-concerto… queste sue opere sono dei veri e propri capolavori, totalmente diversi dalla tradizione precedente, in quanto si tratta di poster, stampe e illustrazioni o, per chiamarle alla francese, affiche.


La passione per le stampe deriva dall’osservazione delle opere giapponesi ukiyo-e del periodo Edo (tra il XVII e il XX secolo), che diventano di gran moda a Parigi alla fine dell’Ottocento. Sicuramente, come l’amico Van Gogh, Lautrec ha tenuto in forte considerazione le stampe giapponesi, ma l’intento che muove questo suo interesse è totalmente unico: le stampe sono un mezzo dinamico e vivace con cui raccontare la vita parigina. Henri è stato effettivamente il primo a intuire l’importanza di quel nuovo genere artistico che si stava facendo largo in quel momento: la pubblicità. Disegnare una affiche o la copertina di uno spettacolo era per lui un impegno tanto serio quanto lo era dipingere una tela, niente di più e niente di meno. Perché? Se la comunicazione è alla base dei quadri di Lautrec, la pubblicità era il mezzo più adatto al suo scopo, in quanto in essa non è tanto importante quanto accurata sia la rappresentazione, ma quanto sia chiaro il messaggio.

Ogni vita è vita: le case chiuse

Lautrec non si fece mai troppi problemi ad approcciare qualsiasi fascia della popolazione; un esempio per tutti fu il suo contatto con le prostitute: nel 1893 trascorre un periodo abbastanza lungo in una casa di tolleranza [si tratta di bordelli frequentati soprattutto da borghesi e nobili parigini] al fine di ritrarre le prostitute nei vari momenti delle giornate: le ritrae al risveglio, durante la toeletta, mentre attendono i clienti, decide di rappresentare ogni istante della loro vita.
Il mondo delle maisons closes diventa una vera ossessione per Lautrec, in quanto rappresentavano qualcosa che la società non accettava totalmente, o meglio fingeva di ignorare, pur frequentandole assiduamente. Dunque, per uno come Lautrec, estraneo a questo mondo tanto ipocrita, un outsider della brillante borghesia, le case chiuse dovevano rappresentare l’ambiente ideale. Passandovi tanto tempo, Lautrec decide di ritagliare grandissimo spazio per questo tema: sceglie di raffigurare i uomini e donne del bordello in modo realista, senza fronzoli né illusioni, ma soprattutto senza dare un significato morale al suo quadro. Le donne e gli uomini di Henri si mostrano al nostro sguardo fieri e decisi, ci osservano come noi osserviamo loro, colti nella quotidianità.

Un bel caratterino

Non tutti sanno che Henri aveva un carattere molto aggressivo: si racconta infatti di una sfida a duello per difendere il suo amico Van Gogh (di cui ha realizzato anche un ritratto!). La vicenda è abbastanza nota: un artista belga, chiamato Henry de Groux, inveì contro «quello schifo dei girasoli di un certo signor Vincent [van Gogh]», parlando appunto di una delle sue famosissime opere; sentendo ciò, Toulouse-Lautrec andò su tutte le furie e decise di sfidare l’artista a duello per il giorno dopo: la lite non degenerò solo grazie all’intervento di Octave Maus, un critico d’arte belga, che riuscì miracolosamente a calmare entrambi.
Questo duello, oltre ad essere la prova del carattere burrascoso di Henri, testimonia anche quanto lui e Van Gogh fossero legati da un profondo affetto: i due erano accomunati da una grande sensibilità, sia nella vita, che nell’arte, ma anche da un grande senso di solitudine nella vita. La fragilità e la sensibilità di Lautrec lo portarono verso una strada pericolosa e annebbiata: l’alcolismo e la dipendenza da assenzio, che comportarono la sua fine prematura.

Il rovescio della medaglia

Difatti, questa vita a limite e queste frequentazioni ebbero il loro rovescio della medaglia: Lautrec morì a soli 36 anni, a causa della sifilide. Non solo la morte, ma in generale i suoi ultimi anni furono davvero terribili: la sua salute risentì terribilmente del suo vivere bohémien soprattutto quando, poco prima dei 30 anni, contrasse la sifilide in uno dei bordelli che frequentava.
Non solo: a forza di frequentare bar e vari locali di Montmartre, iniziò a bere terribilmente e senza freni, assuefatto dall’annebbiamento che gli procurava; tra le bevande che consumava più spesso vi era l’assenzio, che aveva molteplici qualità tossiche, ma che gli dava sollievo dai suoi pensieri. Nel 1897 questa dipendenza prese il sopravvento e ciò lo rese un uomo odioso e irascibile, perfino aggressivo e affetto da atroci allucinazioni, molto spesso paranoiche. Nel 1899, logorato dal bere e dall’assenzio, fu costretto a smettere di dipingere e la sua salute degenerò. Per un periodo decise di farsi ricoverare, per cercare di uscire dal tunnel degli alcolici, ma non fu sufficiente: anche dopo questa esperienza, non riuscì a riprendersi, morendo nel 1901.

Articolo di Alessandra Tamburi

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