Uffizi: Guida alla galleria e opere da non perdersi

L’Italia vanta un patrimonio artistico culturale tra i più ricchi e variegati al mondo, la galleria degli Uffizi a Firenze ne è un chiaro esempio. Sono custodite al suo interno eccellenze pittoriche, scultoree, lignee ecc… il museo fa parte di un complesso museale che comprende oltre alla galleria, il corridoio vasariano, palazzo Pitti e i giardini Boboli. La sua costruzione risale al 1560 per volere di Cosimo Dè Medici per esaltare la potenza non solo della città di Firenze ma anche il suo casato, affidò i lavori a Giorgio Vasari ultimati in seguito da Bernardo Buontalenti e Alfonso Parigi il vecchio. Tra i tanti quadri esposti ci sono alcuni impossibili da perdere.

Il ritratto dei duchi di Urbino

è un dittico olio su tavola, risalente al 1473-75 realizzato da Piero della Francesca con la tecnica dello spolvero, un esempio del rinascimento italiano e ritrae il duca Federico da Montefeltro e sua moglie Battista Sforza. I personaggi sono rappresentati di profilo per accentuare il distacco emotivo con lo spettatore ma un’altra ragione è da ricercarsi nel fatto che il duca a causa della perdita dell’occhio destro e di ferite, del viso riportate a causa di un gravissimo incidente avvenuto in un torneo preferisse farsi ritrarre in tal maniera. Lo stacco cromatico è netto, mentre lui sfoggia colori caldi, incarnato scuro e capelli ispidi, la moglie rispecchia i canoni estetici dell’epoca, incarnato niveo, fronte alta con attaccatura dei capelli sovente bruciata con la candela e acconciatura elaborata per dichiarare lo status sociale nobile. Il tutto risalta su un paesaggio descrive la visuale del palazzo ducale di Urbino.

La nascita di Venere

Il Dipinto per antonomasia che descrive l’ideale senza tempo di bellezza femminile, una tempera su tela databile 1485 del maestro rinascimentale Sandro Botticelli. Il mito della dea viene perfettamente rappresentato dall’elegante tocco della foglia oro usata per i capelli e i trochi degli alberi posti sullo sfondo. Una curiosità legata alla realizzazione del quadro consiste nella preparazione, si usarono due teli di lino cuciti insieme e di seguito fissati sul supporto di legno. La tela unita poi venne preparata per l’imprimitura con il gesso e un tocco di colore blu per accentuarne la sfumatura. Con molta probabilità l’opera è antecedente, di poco ad un’altra opera iconica del pittore…

La primavera

Un altro indiscusso capolavoro di Botticelli che lo reso immortale nella storia dell’arte, una tempera su tavola, dove si ritrovano i concetti cari al pittore, la sua continua ricerca del bello, del dettaglio, la fluidità dei personaggi, il panneggio magnificamente espresso nelle tre grazie poste alla destra della primavera. La minuziosità della flora, recentemente degli studiosi di storia dell’arte coadiuvati da un team di esperti botanici hanno scoperto delle piante e fior andati perduti.

Il tondo Doni

L’opera certa di Michelangelo Buonarroti una tempera su tavola databile tra il 1505-1507, realizzata per la famiglia Doni, con ogni probabilità la cornice fu realizzata da un disegno dell’artista. La sacra famiglia rappresentata nel dipinto con vibranti colori costituisce, per l’epoca una costruzione plastica nuova ovvero un triangolo rovesciato, La santa Vergine viene posta al centro e con una mirabile torsione del busto si avvicina al bambino Gesù tenuto tra le braccia di un protettivo padre, Giuseppe.

L’annunciazione

L’opera è una tempera e olio su tavola di Leonardo da vinci databile tra il 1472-75, con molta probabilità grazie a degli studi accurati l’opera risale al periodo giovanile dell’artista. Con l’inizio del nuovo millennio l’opera è stata restaurata per riportare a nuova luce gli intensi colori. Una curiosità è senza ombra di dubbio il taglio prospettico della seduta della vergine Maria, lo spettatore potrà notare che cambia a seconda del suo movimento.

La venere di Urbino

Nel dipinto, un olio su tela del 1539, Tiziano crea un’ immagine perfettamente equilibrata e con un impianto compositivo che non toglie nulla alla naturalezza della figura. Guidobaldo, il committente dell’opera, intendeva utilizzare il dipinto di Tiziano come esempio di vita coniugale nei confronti della giovane moglie Giulia da Varano. I due nobili si erano sposati infatti nel 1534 in seguito a accordi politici e probabilmente serviva un incentivo per scaldare la loro unione. La fedeltà la si denota dalla presenza del cagnolino accucciato accanto alla protagonista. Una curiosità… Manet nel dipingere l’Olimpya pone in contrapposizione alla Venere fedele la sua libera modella espressa chiaramente con il gatto.

Lo scudo di Medusa

Realizzata nel 1596 circa, l’opera rappresenta una commissione da parte del Cardinal del Monte richiesta a Caravaggio per omaggiare Ferdinando primo de Medici. .Rappresenta uno scudo da parata composto da una tavola di legno rivestita da tela dipinta ad olio.  Fu esposto a lungo nell’armeria dei Medici insieme ad altre armature di rappresentanza. Lo scudo realizzato con legno di fico misura 55 x 60 cm.

L’opera databile 1620 realizzata dalla pittrice Artemisia Gentileschi si pone come protagonista della scena pittorica post caravvagesca. Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi è una condanna pittorica nei confronti degli abusi sulle donne da parte dei potenti. L’episodio biblico inoltre diede ad Artemisia la possibilità di raccontare la sua drammatica vicenda personale. Il quadro non venne molto apprezzato per via della violenza espressa.

Uno scrigno di immensi tesori è la galleria degli uffizi incastonata tra le altre meraviglie della città di Firenze, merita una visita!

Tiziana Gissi

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