Volti nascosti nelle opere d’arte

Quanti misteri nasconde un’opera d’arte? Tanti, tantissimi… A volte sono facilmente visibili, altre volte necessitano di una ricerca particolare, altre volte ancora potrebbero essere frutto della nostra immaginazione e del lavoro incessante del nostro cervello. Oggi andiamo a cercare i volti che si nascondono tra le nubi, tra i paesaggi, tra i particolari di opere famose che ci lasceranno stupiti perché, magari, mai visti finora. 

Paesaggio antropomorfo-Matthäus Merian-1650

Matthäus Merian il giovane

Matthäus Merian il giovane è il figlio del più conosciuto Matthäus Merian. Ma di lui non si hanno molte notizie; si sa che, come suo padre, è diventato un incisore e ritrattista. Nato a Basilea nel 1621, nella sua carriera ha rappresentato anche alcuni paesaggi antropomorfi come quello eseguito nel 1650. Muore nel 1687. In questo quadro, è raffigurato un pacato paesaggio lacustre dominato da un gigantesco volto umano che detta i lineamenti dei monti e delle colline modellando le rocce che incorniciano l’ambiente. 

San Sebastiano e il cavaliere tra le nuvole

Andrea Mantegna e le nubi

Le nuvole: un fenomeno da sogno, un gioco infantile. Nubi che vanno e vengono, forme che si plagiano nel cielo azzurro: chi di noi non ha mai immaginato nelle nuvole il volto dell’amato? Andrea Mantegna ha trasformato questo passatempo nel tratto caratteristico della sua pittura. Nelle sue opere le nuvole si animano e prendono il volto creando un clima reale e fantastico nello stesso tempo dove la fantasia e immaginazione volano liberi senza confini.  Nel San Sebastiano, dipinto databile alla seconda metà del 1400 e ora custodito nel museo di Vienna, si nasconde, tra le nuvole, un cavaliere e il suo cavallo: forse un omaggio a Sebastiano che nella sua vita è stato un ufficiale di alto rango dell’esercito romano? 

Giorgione “La tempesta”

Giorgione 

Nel dipinto “La tempesta”, datata circa 1506, Giorgione dipinge un paesaggio campestre affascinante. La scena è ambientata in una ridente località, è tardo pomeriggio  e all’improvviso il bagliore di un fulmine illumina il cielo cupo. Ed è proprio quel fulmine che ci dà modo di fantasticare: l’affiorare di due volti che sembrano guardarsi l’un con l’altro come un padre guarda il proprio figlio poco prima di baciarlo. 

“Occhio” di Maurits Cornelis Escher

Maurits Cornelis Escher

Maurits Cornelis Escher, nato nel 1898, è stato un famoso incisore e grafico olandese. La sua arte si caratterizza in una elaborazione fantastica del mondo circostante creando immagini illusorie all’interno di un contesto incantevole e sconcertante utilizzando concetti appartenenti al mondo della scienza. Nell’opera “Occhio” del 1946, Escher si è divertito a riprodurre il suo stesso occhio inserendo nella pupilla non un volto vivente ma un teschio, un elemento macabro strettamente collegato alla morte. Il suo intento era quello di ricordarci il destino a cui tutti siamo soggetti trasformando l’arte non solo in un veicolo di emozioni ma anche in una fonte di ispirazione per psicologi. 

La Gioconda e i due volti

Leonardo da Vinci

Poteva Leonardo da Vinci, il maestro dell’enigma, non nascondere dei volti? La Gioconda, l’opera più enigmatica dell’arte, ora si riempie di un mistero in più. Dopo lunghi anni di studio, Luciano Buso, un ricercatore scientifico nel campo dell’arte, ha fatto una scoperta sensazionale. Ha visto nei capelli della Gioconda un uomo  anziano nell’atto di urlare e sotto, nascosta fra le rocce, un altro volto, sembra quello di un demone, che lo osserva attentamente fissandolo negli occhi.  Chi si nasconde dietro l’uomo? A voi la parola….

Un autoritratto nel paesaggio

Paul Cézanne

Paul Cézanne è definito da tutti come il grande maestro dei paesaggi e della natura. I suoi paesaggi preferiti sono quelli provenzali. A conclusione del suo percorso artistico, Paul dà alla luce un “paesaggio autoritratto” dove all’interno della montagna si presenta un volto riconducibile al suo. Ne “La montaigne Sainte-Victoire vue des Lauves” conservata al Philadelphia Museum of Art, si possono ritrovare i tratti di un uomo: la bocca, la barba, le narici e gli occhi. Infine, il copricapo bianco dell’autoritratto è riconducibile alla montagna di “Sainte-Victoire”: uomo e paesaggio si fondono insieme nella bellezza della natura. 

Renoir danzante

Oleg Shuplyak

Oleg Shuplyak è un pittore ucraino che si diverte a creare illusioni ottiche grazie alle sue abilità pittoriche.

Shuplyak sa molto bene che il cervello umano tende a vedere volti negli elementi naturali e in termini scientifici questo fenomeno viene chiamato “pareidolia”: è sufficiente vedere due cerchi e una linea per ricostruire subito un volto. Nel nostro cervello ci sono una serie di immagini, di volti e dunque sono sufficienti pochi elementi per far scattare in noi un riconoscimento facciale.

Shuplyak cavalca l’onda e trasforma la pittura in una illusione perché conduce il visitatore a vedere quello che non c’è. La casualità degli oggetti si inserisce talmente bene all’interno del dipinto tanto da diventare realtà a tal punto da perdere di vista la scena reale per vedere quella creata artificialmente.

Nel Renoir danzante, i due innamorati ballano e dietro a loro compare un volto, un occhio che guarda con un’intensità tale da catturare l’attenzione dell’osservatore.

Il piacere dell’illusione avvolge sempre ma quando proviene dall’arte crea un senso di stupore e meraviglia più forte e si scopre come tutto rimanda a qualcos’altro, a quel volto e a quell’immagine che ci aiuta ad andare oltre la realtà. 

Octavio Ocampo “La famiglia del generale” e i suoi nove volti

Octavio Ocampo

Nato nel 1943, Octavio Ocampo è un artista messicano considerato il maestro delle illusioni. I suoi sono quadri nei quadri, infiniti giochi di illusioni e di luci che si intersecano fino a formare più realtà. Ne “La famiglia del generale”, in un solo quadro ci sono 9 volti nascosti che rendono suggestiva l’osservazione dell’opera.

È un continuo perdersi nei particolari, una continua ricerca dei dettagli che non lascia pace all’occhio, un puzzle di volti per ingannare la realtà.  

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Hans Holbein il Giovane, “Ambasciatori”, 1533

Hans Holbein il Giovane

Tra i tanti “giochi di immagini” non si può dimenticare l’“anamorfosi” un fenomeno ottico che consiste in una distorsione dell’immagine in cui i rapporti altezza-larghezza non coincidono più con la realtà apparente.

In pittura, nel disegno o nell’incisione, si tratta di un’immagine deformata, dilatata in altezza, in larghezza o in profondità, che costituisce una sorta di rebus ottico. La ricostruzione corretta di quest’immagine si può avere guardandola da un determinato punto di vista.

Le anamorfosi sono state molto utilizzate nel Rinascimento: una prospettiva anamorfica si ritrova già nel Codice Atlantico di Leonardo anche se, l’anamorfosi più celebre, resta quella introdotta da  Hans Holbein nel quadro gli “Ambasciatori”, una delle più famose opere della National Gallery di Londra.

Hans Holbein il Giovane, è un importante pittore e incisore tedesco, attivo all’inizio del 1500 prima a Basilea, in Svizzera, e poi in Inghilterra alla corte di re Enrico VIII.

Nel dipinto, arricchito da molti oggetti e pieno di significati simbolici, i protagonisti sono due giovani, ricchi e istruiti, vissuti nel XVI secolo. Una strana striscia obliqua è la vera curiosità degli “Ambasciatori”: è collocata sul pavimento tra le due figure. Se la si guarda bene si vede l’immagine distorta di un teschio, un ”volto” nascosto per uno sguardo poco attento. 

Teschio osservato dall’angolazione giusta

Se ci si sposta a destra dell’immagine la distorsione viene corretta. Si tratta di un oggetto simbolico che richiama la morte. Questi due uomini sono coscienti della loro mortalità e il piccolo crocifisso nascosto in alto a destra è il messaggio di speranza di una vita dopo la morte. 

Per Platone l’arte è falsa perché imitazione della natura che a sua volta è imitazione delle Idee. L’arte inganna l’occhio, illude lo spettatore, ma è dolce perdersi fra le sue pennellate in una miriadi di colori e di forme dove il confine fra realtà e immaginazione si perde nello sconfinato turbinio delle emozioni. 

Articolo di Canti Franca

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