Tecniche di pittura strane

Tecniche di pittura strane

Tecniche di pittura strane: Pensate si possa fare arte solo con pennello e scalpello? Beh, andando avanti in questa lettura probabilmente sarete costretti a ricredervi!
Sono stati davvero molti gli artisti che hanno scelto di sperimentare con strumenti completamente nuovi, basta pensare alla rivoluzionaria introduzione del collage da parte di Pablo Picasso, uno dei primi ad inserire elementi fisici del mondo del quotidiano sulla tela (ricordiamo ad esempio Natura morta con sedia impagliata, del 1912, un collage di pittura a olio, tela cerata, carta e corda su tela).


Da Picasso in poi, l’arte si è aperta al mondo esterno, ammettendo sempre più invasioni sul piatto universo della tela.
Vediamo alcuni di questi grandi sperimentatori!

Dipingere col corpo: Yves Klein – Tecniche di pittura strane

Tecniche di pittura strane: Yves Klein è noto al mondo dell’arte per diversi motivi: uno fra tanti, l’invenzione di una tonalità di blu assolutamente personale, da lui chiamato proprio Blu Klein; l’altra peculiarità della sua arte però è l’uso del corpo, in quanto Klein riuscì a trovare dei modi straordinariamente originali di approcciarsi alla tela, che prevedevano l’uso del corpo come pennello.

Difatti, la sua tecnica prevedeva l’immersione del corpo nel colore (ricopriva le sue modelle di pittura, quasi sempre blu) per poi utilizzare la persona come un pennello, muovendosi sulla tela e lasciando la sua impronta; questa tecnica è alla base della realizzazione delle Antropometrie (dal greco άνθρωπος, uomo, e μέτρον, misura) un modo di fare arte, quindi, che si basa sulla misura del corpo, utilizzato come pennello o come timbro, andando a lasciare quella che Klein stesso definiva “traccia di vita”.

Questi esperimenti hanno inizio nel 1958, quando, a casa di un amico, Klein ricopre una modella del suo blu. Dal 1960 queste creazioni verranno tutte raggruppate sotto il nome Antropometrie, che sono di due tipi fondamentali: abbiamo le statiche, quando il corpo imprime la propria impronta e le dinamiche, quando il corpo lascia delle tracce strisciando sulla tela.  


Un aspetto molto interessante di cui tenere conto, osservando questa tecnica, è che non è fisicamente l’artista a muovere il “pennello”, anzi: Klein era solito dare alle modelle degli ordini piuttosto vaghi, erano loro che decidevano come comportarsi sulla tela. 

Arte da voltastomaco: Millie Brown – Tecniche di pittura strane

Tecniche di pittura strane: Passando invece a tempi molto più recenti, troviamo una artista che dal 2018 sta sperimentando una tecnica di pittura che, per certi versi, potremmo definire davvero estrema: si tratta di Millie Brown, che realizza le sue opere vomitando colore sulla tela.

La sua tecnica pittorica è apparentemente di semplice fattura: quando si appresta a realizzare le sue opere, beve parecchi litri di latte unito a colore e, dopo alcune ripetizioni, rimette ciò che ha ingerito sulla tela. Questa operazione è in realtà davvero complessa e soprattutto faticosa: richiede infatti una preparazione molto rigorosa, in quanto i giorni precedenti l’artista non ingerisce niente che sia solito, perché potrebbe finire per compromettere la sua opera. La Brown ha più volte sottolineato al pubblico l’importanza di questa preparazione e la fatica che si cela dietro alla sua arte.

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Millie ha iniziato con la carriera artistica già nel 2003 con !WOWOW!: si tratta di un movimento improntato sulle arti sceniche e performative, dove il corpo è al centro di tutto; questa iniziativa le ha permesso di acquisire moltissima fama ed è oggi considerata una delle più promettenti dell’interland londinese, a soli 36 anni.

In seguito a !WOWOW!  ha sviluppato questa sua tecnica, che è ovviamente stata criticata, sia per il fatto che il gesto è, in un certo senso, molto disturbante da vedere, sia perché il suo procedimento è sicuramente rischioso e mette a dura prova il suo corpo; indurre il vomito infatti può comportare gravi danni a livello di salute, soprattutto per quanto riguarda lo stomaco e l’esofago. Tuttavia, l’artista è ben consapevole di quello che fa e sta continuando su questo percorso.

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Ian Cook

Avete mai avuto una macchinina telecomandata da piccoli? Ecco, pensate se la vostra macchinina fosse finita sopra una macchia di pittura e poi l’aveste mandata in giro su tutto il pavimento pulito di casa; i vostri genitori forse non l’avrebbero presa troppo bene, ma è proprio così che realizza le sue opere Ian Cook. Questo artista britannico contemporaneo, infatti, utilizza solamente le macchinine telecomandate, pneumatici di gomma e anche gomme giocattolo come mezzo pittorico.


Questa sua tecnica deriva sicuramente dalla sua passione per le auto, che lo ha accompagnato fin da quando era piccolo; questo modo di dipingere però gli è venuto in mente quando, come regalo di Natale, ricevette

una Lightning McQueen telecomandata con la raccomandazione di “non dipingerci sopra”; quindi, in quel momento gli venne in mente di usarla come pennello telecomandato. L’artista realizza i suoi quadri versando delle cucchiaiate di vernice acrilica su un grandissimo

foglio di carta di fabriano (ben 2.5 x 1.5 metri), subito poi lascia correre le

sue macchinine telecomandate su tutta la tela, creando una prima bozza del disegno, che poi conclude in maniera più precisa tramite pneumatici di grandezza naturali e altri derivati da macchinine giocattolo.

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Cook crea tutte le sue enormi tele nel suo studio, a Fargo Village nel Coventry, che è una

residenza di artisti, ma è solito anche realizzare opere in luoghi pubblici, come ad esempio il Festival

della Velocità di Goodwood.
Uno dei suoi lavori più famosi e spettacolari è senza dubbio il ritratto del pilota di Formula 1,

Lewis Hamilton, nell’ottobre del 2008, di dimensioni veramente immense, quanto “two London double-decker buses”, ovvero due autobus a due piani, tipici mezzi di trasporto londinesi.

Paul Hazelton, lo scultore della leggerezza

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Parliamo ora di un artista che, a mio parere, realizza opere dal gusto veramente suggestivo. Paul Hazelton, infatti, crea delle sculture con una materia che è quanto di più fluttuante e effimero possibile: la polvere. Questo materiale è spesso associato

alla decadenza, mancanza di cura, ma anche fastidio: qualcosa che ti finisce nel naso e ti fa starnutire, o che devi ricordarti di eliminare da tutti gli scaffali, anche dagli angoli più angusti. La polvere è qualcosa che c’è, ma che allo stesso tempo testimonia qualcosa che manca.

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Proprio con questo mezzo Hazelton crea delle opere incredibili. Hazelton utilizza la diffusissima polvere domestica,

come anche ragnatele, fili rimasti per terra, capelli e tutto ciò che si deposita negli ambienti più comuni: plasma la polvere

e la trasforma in oggetti di grande preziosità, piccole sculture, ovviamente delicatissime, che a volte hanno forma antropomorfa, altre si presentano con ali di falena, teschi, tutto ciò che in un certo senso ci ricorda i tempi passati, la malinconia e la morte.

Hazelton dà nuovo valore alla polvere e alla materia dimenticata, ogni fibra che sia lavorabile diventa per lui modo per creare forme; questa tecnica, dice lo stesso artista, nasce dalla sua “ossessione per la polvere” e dalla mania

di sua madre nei confronti dello spolverare e dall’eliminare questa fastidiosa presenza dai mobili di casa.

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Le sculture di Hazelton sono come fantasmi, effimere presenze, delicatissimi volti, di dimensioni veramente molto piccole. Non è detto che queste opere possano durare in eterno, ma ciò le rende forse ancora più suggestive e speciali.

Enzo Fiore: la Natura padrona

Protagonista della recente mostra “L’apparente verità”, inaugurata 15 dicembre 2021 e da poco conclusa, lo scorso 6 marzo 2022, presso la galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani di Viareggio,

Enzo Fiore è un artista singolare, che realizza le sue opere con l’aiuto di una presenza d’eccezione: la Natura.


Difatti, Fiore si è distinto per questa

tecnica particolare con cui compone

le opere, utilizzando elementi come il muschio, le foglie, la terra, i sassi e la resina, perfino insetti che è solito rimescolare e assemblare per creare nuove forme sulla tela. Tramite questa ricomposizione dei vari elementi crea volti, anche dei grandi del passato, oppure luoghi estremamente riconoscibili, per questo lo spettatore rimane spiazzato, in quanto prima riconosce la forma e poi osserva la tecnica con la quale è composta, materica e naturale. Quotidiano e Natura, dunque, si mescolano sulla tela, guidati dalla sapiente mano dell’artista, che ci racconta i vari aspetti dell’esistenza e del mondo circostante.
Una serie molto particolare è senza dubbio quella delle “Apocalissi”, ovvero i paesaggi e luoghi che l’artista ha ricreato, accompagnate però nel titolo da questa parola, Apocalisse appunto, come nel caso della Sagrada Familia, qui inserita.

L’arte sanguigna di Hermann Nitsch

Siamo arrivati alla fine del nostro elenco con uno spaciale “+1”: Hermann Nitsch, l’artista sanguinario. Nitsch, infatti, è uno straordinario

performer, che è solito realizzare le sue opere utilizzando il sangue, molto spesso di animali, che sono allo stesso modo coinvolti nel suo modo di fare arte.
 Quello che crea, come detto dall’artista stesso, è molto influenzato

da personalità come il filosofo Nietzsche o Freud e il suo scopo è quello di suscitare ribrezzo e disgusto in coloro che osservano il suo lavoro, così da aiutare

l’ascesi e la riflessione, rafforzando la mente. I suoi gesti colpiscono sicuramente gli spettatori, che

molto spesso sono rimasti traumatizzati dalle sue opere, veri e propri rituali che possono durare anche più di un giorno, in cui sono coinvolte molte persone e animali, cui vengono tirate

fuori le viscere, utilizzate poi addosso alle persone, coperte di sangue, al fine di entrare a contatto con la propria parte più bestiale, animale.

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Con il tremendo sanguinario finisce il nostro viaggio nelle tecniche più particolari, bizzarre, uniche e spregiudicate. Speriamo di avervi mostrato qualcosa di nuovo!

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