Lorenzo Marini – Olivettype

Ivrea: città industriale UNESCO

Il 29 ottobre 1908, l’ing. Camillo Olivetti fonda a Ivrea la “Ing. C. Olivetti e C.”: si apre così la prima avventura tutta italiana nel mondo delle macchine per scrivere. 

Ivrea rappresenta il modello di città industriale pronta ad accettare le sfide che il rapido cambiamento pone in primo piano.

Nella mente del suo fondatore c’era un’idea ben precisa: creare un progetto sociale dove ridisegnare il rapporto tra imprenditore e operaio. Non cercava la notorietà in un brevetto ma sognava un’integrazione totale tra fabbrica e città: un sogno utopico che si trasforma in realtà.

Tra gli anni ‘30 e gli anni ‘60, sotto la direzione di Adriano Olivetti, figlio di Camillo, la città cambia volto. I più noti urbanisti e architetti italiani progettano edifici destinati alla produzione e amministrazione come i servizi sociali e gli usi residenziali.

Dal 1 luglio 2018, la città piemontese diventa il 54° sito Unesco italiano. Il Ministro dei beni e delle attività culturali, Alberto Bonisoli, ha definito tale riconoscimento come “una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti, nata e sviluppata dal movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo”.

Un modello coraggioso da tutelare come patrimonio dell’UNESCO. 

OLIVETTYPE

Ed è proprio in questa cornice culturale, nata da un sogno che sembrava irrealizzabile, che si sviluppa Olivettype, la mostra personale di Lorenzo Marini, il padre dalla type art, a cura di Luca Beatrice.

Una mostra che trova la sua collocazione nel Palazzo Uffici, ex sede Olivetti, di Ivrea, un luogo non casuale ma da dove prende inizio il progetto ICO Valley, il primo human digital hub italiano.

L’obiettivo del progetto è la riqualificazione degli ex siti industriali trasformandoli in luoghi di condivisioni dove passato e futuro si coniugano nel nome della digitalizzazione del paese.

Ivrea è anche la città designata a Capitale Italiana del Libro 2022 e Olivettype è stato il primo appuntamento che ha aperto la manifestazione

Write Type

Chi più di Lorenzo Marini poteva celebrare la bellezza della lettera? 36 opere inserite nel palazzo della lettera per eccellenza per esaltare la bellezza del type perché “ogni lettera ha una propria forza estetica, e può vivere individualmente senza essere incatenata a un’altra, come singola opera d’arte”, scrive Lorenzo Marini.

All’ingresso della mostra, il visitatore viene accolto dall’installazione Write Type, una tastiera di una trentina di metri composta da 32 cubi che vuole richiamare la macchina da scrivere, oggetto simbolo della scrittura moderna. E nel palazzo degli Olivetti, la memoria non può che andare alla mitica Lettera 22, la famosa macchina dove eleganza e design si uniscono nella tecnologia più avanzata.

E Lorenzo è in grado di far rivivere questa emozione rileggendola in chiave contemporanea.

“Più di un secolo dopo l’invenzione dello schema per tastiere alfanumeriche utilizzato nei nostri computer, macchine da scrivere e cellulari, arriva il disordine delle lettere liberate. Non più schema predefinito, non più monocromatismo, non più tasti specifici. Qui ogni tastiera diventa un cubo, ogni lettera diventa caratterizzata da un colore. Qui la dimensione non è più fatta per le nostre mani ma per il nostro corpo. Finalmente una tastiera dentro la quale possiamo passeggiare, ascoltando il ticchettio che diventa nota, composizione, ritmo. Il viaggio dentro questo keyboard rivisitato suggerisce un’attenzione nuova ad ogni lettera che quotidianamente viene usata. E anche un rapporto tra le singole lettere. Benvenuta, tastiera scomposta.” (Lorenzo Marini) 

Alphatype

Tutto intorno trentasei opere come un’altra famosa macchina da scrivere, Olivetti Lettera 36. Sono lettere sospese tra sogno e realtà alla ricerca dell’agognata libertà perché “le lettere sono nate libere e come gli uomini sono creature sociali ma anche individuali”.

E poi gli alphatype, dove le lettere seguono un particolare itinerario suggerito dalla creatività dell’autore, non hanno un inizio né una fine, come le perle di una collana

Bodytype

E chi può immaginare che il corpo umano può diventare lettera se non Marini? Con i BodyType di Lorenzo il corpo diventa linguaggio da capire e interpretare, diventa un segno che fa sognare, diventa bellezza da pronunciare, diventa suono da ascoltare. 

A

Corpo e lettera si uniscono in una danza piena di leggerezza, la sinuosità del corpo umano addolcisce la durezza del type architettonico e si fondono in un abbraccio che diventa dialogo d’amore. Solo gli occhi di un grande genio dell’arte possono penetrare nel cuore della lettera e cogliere i “frammenti di un caleidoscopio bellissimo, immaginifico e rutilante. Il sempre eterno movimento che solo gli occhi capaci di stupore possono cogliere. Esse sono la nostra rivincita sul grigio della malinconia, sul nero della logica, sulla nebbia delle percezioni”. (Lorenzo Marini)

ZeroType

Ora è giunto il momento di liberare anche i numeri ed ecco lo Zero, il numero del vuoto assoluto ma pieno di lettere. L’alternanza tra pieno e vuoto è alla base del principio dell’armonia del mondo. Il vuoto agisce sulle relazioni che creano la realtà.

Il vuoto è lo spazio che permette il movimento: è un istante che vale per l’eternità in una danza di colori che sconfigge il grigiore del nulla.

Lorenzo Marini

Lorenzo Marini: l’artista che ama giocare con le lettere, dove innovazione e cultura trovano compimento nella bellezza del corpo umano. È l’artista che sa suscitare la fantasia colpendo nel cuore delle emozioni perché con lui “le lettere non sono più solo delle semplici api operaie ma diventano, con questa celebrazione artistica, delle api regine. Il miele delle loro bellezze addolcirà i nostri sguardi, per aprire le porte di un mondo nuovo”. (Lorenzo Marini)

Non perdere questo inno alla bellezza e prendi al volo l’occasione di sognare con le lettere di Lorenzo Marini dal 28 Aprile 2022 al 05 Giugno 2022 a Ivrea presso il Palazzo Uffici Olivetti in via Jervis 77. 

Articolo di Canti Franca

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