Intervista a Leonardo da Vinci

INTERVISTA A LEONARDO

Oggi sono particolarmente emozionata, mi ritrovo di fronte uno dei più grandi personaggi della storia di tutti i tempi e posso intervistarlo. Ebbene si, l’enigmatico Leonardo sì è concesso alla mia tastiera o dovrei dire penna?! Bhè, il tempo in cui sono state redatte queste domande e le relative risposte lo lasciamo nel limbo misterioso dell’incertezza e del dubbio. Potrei addirittura aver trovato una macchina del tempo ed essermi catapultata nella Firenze del ‘500 … chissà!

Carissimo signor Leonardo, per me è un onore conoscerla, per me lei è un mito! Se mi permette vorrei rivolgerle qualche domanda.

  • Certo. Si figuri e grazie per i complimenti, con la barba non si nota, ma sono arrossito!

Grazie, ora metto da parte i convenevoli e comincio, perché avrei un universo di cose da chiederle. Ma mi limiterò ad ascoltare lei, se vuole può cominciare raccontandomi dall’ inizio.

  • Io nacqui nel villaggio di Vinci in Italia nel 1452 durante il Rinascimento, un periodo di rinascita di cultura e di arti. Figlio illegittimo di Ser Piero da Vinci, un notaio fiorentino, ed una contadina di nome Caterina.

Già da giovanissimo dimostrai un talento speciale. All’età di otto anni, divenni apprendista di un pittore. Mio padre mi portò a Firenze dove fui addestrato nella pittura e nella scultura fiorentina. Imparai i rudimenti delle arti plastiche del tempo nell’ officina del Verrocchio dove studiai per molti anni. Finalmente nel 1478 ebbi il mio studio (bottega) in Firenze.

In Firenze, il senso di concorrenza artistica era profondo fra gli artisti durante la fine del quindicesimo secolo. Dapprima, la mia abilità non fu veramente apprezzata. Fu in quel periodo che decisi di dedicarmi anche allo studio della matematica e della scienza naturale. Prima di traslocare nel 1481, i Monaci di San Donato a Scopeto mi incaricarono di dipingere un affresco per l’altare della Cappella. Così creai` “l’Adorazione dei Magi.”

Poco dopo scrissi una lettera al Duca di Milano e mi raccomandai come ingegnere militare e civile. Alle fine della mia lettera dissi delle mie abilità come architetto, scultore e pittore. Abbandonai Firenze nel 1482 ed entrai al servizio del Duca. La Corte di Milano m’incoraggiò a sviluppare i miei talenti in qualsiasi campo artistico e scientifico in cui fossi interessato. Ecco nascere i capolavori pittorici: la Vergine delle Rocce, nelle due versioni di Parigi e di Londra, e l’esercitazione per il monumento equestre in bronzo a Francesco Sforza. Nel 1489-90 preparai le decorazioni del Castello Sforzesco di Milano per le nozze di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona mentre, in veste di ingegnere idraulico mi occupai della bonifica nella bassa lombarda. Nel 1495 iniziai il famoso affresco del Cenacolo nella chiesa Santa Maria delle Grazie. Insomma furono anni particolarmente prolifici, in cui spesi tutto il mio estro.

Questo lavoro divenne praticamente l’oggetto esclusivo dei miei studi. Verrà terminata nel 1498. L’anno successivo fui costretto a fuggire da Milano perché invasa dalle truppe del re di Francia Luigi XII e mi riparai a Mantova e Venezia.

Nel 1503 fui a Firenze per affrescare, insieme a Michelangelo, il Salone del Consiglio grande nel Palazzo della Signoria. A me venne affidata la rappresentazione della Battaglia di Anghiari che però non porterò mai a termine, a causa della mia ossessiva ricerca di tecniche artistiche da sperimentare o da innovare. Sono sempre stato piuttosto cocciuto in questo! Ad ogni modo, allo stesso anno è da attribuire la celeberrima e da tutti definita enigmatica, Monna Lisa detta anche La Gioconda.

Nel 1513 il re di Francia Francesco I mi invitò ad Amboise. Mi occupai di progetti per i festeggiamenti e proseguì con i miei progetti idrologici per alcuni fiumi di Francia. Qualche anno dopo, precisamente nel 1519, redissi il mio testamento, lasciando tutti i miei beni a Francesco Melzi, un ragazzo conosciuto a 15 anni (da qui, i sospetti sulla mia presunta omosessualità che pure ha fatto molto discutere).

Grazie maestro, il suo racconto è preciso e dettagliato ma io vorrei porre l’attenzione sulla misteriosa Monna Lisa ad esempio. Vasari, pittore, architetto e storico dell’arte italiano, ha scritto questo: “…nella qual testa chi voleva vedere quanto l’arte potesse imitare la natura, agevolmente si poteva comprendere; perché quivi erano contraffatte tutte le minuzie che si possono con sottigliezza dipingere. Avvenga chè gli occhi avevano quei lustri e quelle acquitrine che di continuo si vedono dal vivo… Le ciglia, per avervi fatto il modo del nascere i peli nella carne, dove più folti, e dove più radi, e girare secondo i pori della carne, non potevano essere più naturali. Il naso, con tutte quelle belle aperture rossette e tenere, si vedeva essere vivo. La bocca, con quella sua sfenditura, con le sue fini unite dal rosso della bocca, con l’incarnazione del viso, che non colori, ma carne pareva veramente.” La descrizione di Giorgio Vasari rende perfettamente l’idea sulla magnificenza dell’opera, lei cosa può dirmi di più?

  • –          ritoccai varie volte il quadro, sotto l’attuale dipinto sono ci sono altre tre versioni. Lo sfondo del quadro, che molti ritengono immaginario e che richiama uno stato primordiale della Terra, altri lo identificano con una zona della Toscana nei pressi di Arezzo, non è uniforme e quindi è difficile interpretarlo. Inoltre, gli stessi occhi della donna nascondono dei simboli, probabilmente un codice, ma questo come altri innumerevoli misteri forse resteranno tali per sempre.

Grazie mille maestro, per me è stato un onore purtroppo il tempo a disposizione è terminato. Ma forse potremmo incontrarci nuovamente, intanto la ringrazio ancora non solo per il tempo concessomi ma quello che ha donato all’intera umanità.

Intervista di Antonella Graziano

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