Chi è Lavinia Fontana? ambiziosa e libera pittrice

Introduzione a Lavina Fontana

Nel cuore di Bologna, nella bottega del pittore Prospero Fontana, uomini illustri gli commissionavo opere importanti e prestigiose. E’ in questo luogo che la giovane figlia Lavinia Fontana, si muove ed impara a conoscere gli attrezzi del mestiere, colori, tavole e pennelli. Ma soprattutto è nella bottega del padre, uomo colto e ben inserito nei circoli culturali, che può godere di una formazione privilegiata e rara per una donna dell’epoca. Infatti aveva accesso ai molti libri del padre, ai disegni, alle stampe, alle collezioni di antichità, alle sue incisioni ma anche ad opere di pittura attraverso i ritratti dell’allievo del padre Ludovico Carracci. Anche lei in poco tempo cominciò a dipingere tanto che il suo talento della si fece sempre più conosciuto tra le nobildonne della città.

Lavinia Fontana
Lavinia Fontana, Autoritratto alla spinetta,1577, olio su tela 27×23,8 cm, Accademia di San Luca, Roma

Autoritratto di giovane alla spinetta

Non ancora sposata la sua prima opera, Autoritratto di giovane alla spinetta (1577), giungerà a Severo Zappi, per il figlio Gian Paolo, come proposta di matrimonio. In questo piccolo autoritratto di Lavinia Fontana si conserva quindi un documento di esemplare importanza. La tela era destinata verosimilmente alla famiglia del futuro sposo Giovan Paolo Zappi che descrive le trattative condotte tra il padre Prospero Fontana e il futuro suocero Severo Zappi a metà del febbraio 1577. A venticinque anni, alla vigilia del suo matrimonio, Lavinia costruisce con una trama di sapienti citazioni, il racconto di sé, attingendo a quelle fonti letterarie che a metà Cinquecento promuovono il nuovo fenomeno della donna artista. Riprendendo l’antichità, come Timarete e Irene, nelle iscrizioni in latino dichiara la sua identità rispecchiando gli esempi delle mitiche pittrici celebrate da Plinio (Naturalis Historia)e riprese con varianti da Boccaccio (De mulieribus claris).

Descrizione dell’opera

Sofonisba Anguissola, sarà stata il suo modello di confronto; proprio gli autoritratti inventati alla stessa circa venti anni prima. In primo piano, grazie al taglio prospettico ravvicinato isola l’artista, che, come Sofonisba sta suonando la spinetta, lo strumento musicale più indicato per la grazia femminile, accompagnata dalla fantesca, che sorregge uno spartito. Esibisce una eleganza raffinata ma sobria, quale si conviene ad una giovane come lei “timorata di Dio”, i cappelli raccolti, i colori non sgargianti dell’abito, rosa e bianco, il candore prezioso del colletto ricamato, che incornicia il bel volto dalla chiara carnagione. La prospettiva a cannocchiale mediata, isola sullo sfondo la stanza da lavoro in cui troneggia il cavalletto. Uno sguardo, il suo, serio e pensoso, rivolto di fatto ai suoi suoceri ed al suo futuro sposo.
Lavinia, con quest’opera, si racconta come donna ricca di virtù, onesta e colta, ma soprattutto mette il luce come la sua arte sia un valore aggiunto con il quale può contribuire al benessere materiale della famiglia.


Sotto la tutela del padre Prospero i due giovani si sposeranno e vivranno a Bologna, assecondando l’arte di Lavinia. Alcune sue clienti furono Isabella Ruini, Elisabetta Gonzaga e altre nobildonne che le commissionano ritratti da lei abilmente realizzati, nei quali esaltò le loro doti ed il loro prestigio, anche mediante la dettagliata raffigurazione delle loro vesti. Da lì a poco, arriveranno anche le prime committenze pubbliche come l’opera la Sacra Famiglia con i Santi Margherita e Francesco (1578) e ancora la Pala di Santo Stefano presso la Basilica di San Paolo Fuori le mura.

Lavinia Fontana
Minerva in atto di abbigliarsi”  1603, olio su tela, cm 260 × 190, Galleria Borghese, Roma.

Lavinia Fontana: Minerva in atto di abbigliarsi

Di Lavina Fontana oltre alla grande fama e prestigio si ricorderà per essere non solo, insieme a Fede Galizia e Artemisia Gentileschi, una delle prime pittrici a ritrarre scene bibliche e in particolare i suoi personaggi femminili ma anche e soprattutto per suo il coraggio, essendo stata la prima pittrice a dipingere un nudo femminile. Stiamo parlando dell’opera, commissionata dal Cardinale Scipinione Borghese, Minerva in atto di abbigliarsi (1613).

Il soggetto rappresenta un’insolita raffigurazione di Minerva, dea della sapienza e delle arti, protettrice secondo la mitologia delle tessitrici a cui sembrano alludere le pregiate stoffe che la divinità sta per indossare. Ai suoi piedi, si riconoscono lo scudo e un’armatura che insieme alla civetta, raffigurata sul davanzale tra rami d’ulivo, e l’elmo, tenuto in mano dall’amorino, rientrano tra i suoi tipici attributi iconografici.

Dopo aver realizzato molte opere tra cui ritratti, e soggetti biblici e mitologico, Nell’ultimo periodo della sua vita Lavinia Fontana fu colta da una crisi mistica che nel 1613 la portò a ritirarsi in un monastero, assieme al marito. Morì a Roma nell’agosto dell’anno seguente. Ambiziosa, capace e libera si è dedicata ai diversi generi di pittura. Impresa non facile per una artista donna di quell’epoca riuscire ad ottenere commissioni per la realizzazione di pale d’altare, di scene narrative mitologiche e storiche. Determinata e consapevole delle proprie capacità e del proprio ruolo professionale ha sempre tenuto un livello di lavoro molto elevato che ha saputo conciliare con l’impegno di moglie e madre di undici figli.

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