La finestra nell’arte

La finestra non è solo un’apertura che permette all’aria di entrare per purificare gli ambienti.

La finestra è un mondo a sé stante che si apre e si chiude in continuazione sulla realtà circostante, un confine tra l’esterno fatto da paesaggi e il piccolo ambiente domestico fatto di oggetti familiari che hanno spesso una valenza affettiva.

È il luogo dello sguardo: dalla finestra si guarda e si è guardati. È dunque un punto di incontro tra il finito e l’infinito, tra l’uomo e la realtà, tra il concreto e il misterioso. Proprio per questi affascinanti motivi, numerosi sono stati gli artisti che hanno sfruttato un semplice elemento architettonico come la finestra per aprire l’immaginazione del visitatore.

I primi a dare grande impulso all’uso della finestra sono stati i romani. Era considerato un arteficio per dare continuità tra esterno e interno e veniva utilizzata in tutte le province dell’impero: dalle terme di Treviri alle ville romane in Francia.

Qui di seguito vi presento alcune opere che, secondo il mio punto di vista, ci aprono un orizzonte sul mondo.

I nottambuli, Edward Hopper 1942

Il luogo dello sguardo

Nel 1942 Edward Hopper realizza uno dei quadri più famosi del suo repertorio: “I nottambuli”. È un quadro che attira lo sguardo dove un confine trasparente, la vetrina, separa il dentro dal fuori. La scena avviene all’interno di un locale tipicamente americano.

È notte, la strada è deserta e all’interno del locale vi sono quattro persone: il barista e tre clienti ognuno immerso nei propri problemi. Fra di loro non emerge il desiderio di fare amicizia.

È una scena di profonda solitudine: nessun sguardo si incrocia neanche quello del visitatore che li guarda dall’esterno. La finestra, anzi meglio la vetrina, diventa il luogo del guardare e dell’essere spiati senza un minimo di comunicazione.

È l’emblema della solitudine dell’uomo americano che pur vivendo in metropoli di milioni di abitanti e pur essendo ogni giorno spiato da milioni di occhi, vive il dramma della solitudine.

Una vetrina separa il mondo esterno da quello interno, lo spettatore si sente dentro e fuori nello stesso tempo ma per tutti è impossibile comunicare anche solo con uno sguardo. 

Martirio e trasporto di S. Cristoforo, Mantegna
Martirio e trasporto di S. Cristoforo, copia

Ben diverso è il discorso ne “Il martirio e trasporto di S. Cristoforo” di Mantegna. Purtroppo l’opera originale è andata quasi tutta persa, però rimangono a noi delle copie che ci danno l’idea della scena.

I due episodi sono raffigurati uno accanto all’altro ambientati in una piazza cittadina. Al centro un’alta colonna separa lo spazio in due parti. All’interno dell’opera si sviluppa un gioco di sguardi non indifferente: san Cristoforo, a sinistra, guarda i soldati che hanno il volto rivolto verso quello che sta succedendo alla finestra in alto.

Secondo la tradizione, una freccia che era stata scoccata dai torturatori per uccidere Cristoforo, sarebbe finita nell’occhio del tiranno che era stato il mandante dell’esecuzione. Sulla destra altri personaggi si affacciano alle finestre per vedere il trasporto del corpo del santo decapitato. Inoltre la posizione dell’osservatore è quella di un personaggio che, fermo davanti a una finestra, vede la scena svolgersi sotto i suoi occhi. 

Ritratto di gentildonna e Ritratto di gentiluomo, Giacomo Ceruti 1745-1755 circa

Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, raffigura due personaggi che appartengono alla famiglia Belgioioso. Marito e moglie sembrano osservarci da una finestra ovale. Gli ampi tendaggi di differenti colori scendono a coprire l’ovale ma aprono anche la possibilità del visitatore di cogliere la bellezza della donna. Questa tecnica messa in atto dal Pitocchetto, riprende il tipico stile illusionistico della pittura olandese di farci entrare nella scena.

Madonna del cancelliere Rolin, Jan Van Eyck, 1436

La finestra nel mondo fiammingo 

Nell’arte fiamminga, la finestra, come fonte di luce, diventa lo strumento per dare corpo e vita all’ambiente. Nel dipinto di Jan Van Eyck del 1436 si vede il cancelliere Nicolas Rolin inginocchiato davanti a Maria mentre Gesù siede in braccio alla mamma nell’atto di benedire. La scena è ambientata all’interno di una stanza riccamente decorata mentre la trifora sul fondo della loggia apre la vista al paesaggio sottostante dando un’immagine prospettica dello spazio esterno, forse la Gerusalemme celeste. Interessante è notare come la luce che illumina la scena non provenga dalla trifora bensì dalla finestra della cappella di famiglia nella chiesa di Nòtre Dame di Autun. L’ubicazione di tale finestra va a coincidere con la posizione del visitatore e la sua luce conferisce misticità alla scena. 

Donna che legge una lettera davanti alla finestra, Jan Vermeer, 1657 circa

La finestra segna il confine tra pubblico e privato, tra interno ed esterno. In “Donna che legge una lettera davanti alla finestra”, la scena è ambientata in una stanza tranquilla illuminata dalla finestra sulla sinistra dando vita e corpo a tutto ciò che illumina. In primo piano una tenda leggermente scostata sembra dare la possibilità al visitatore di entrare nella scena. La protagonista del quadro è una ragazza che sta leggendo una lettera proprio davanti alla finestra. È totalmente immersa nella lettura, nella sua semplice intimità ma molto lontana dal mondo esterno. 

Cappella degli Scrovegni, Giotto, 1306 circa Padova

Il luogo dell’illusione

La Cappella degli Scrovegni, uno dei monumenti più famosi della città di Padova, nasconde un accorgimento pittorico molto all’avanguardia per l’epoca. Giotto, l’artista della Cappella, lungo l’arco trionfale si diverte a raffigurare due riquadri che aprono la vista su due stanzette illusorie. Sono due vani gotici ricoperti da una volta a crociera e incorniciati da un arco a sesto acuto, che sembrano bucare il muro donandoci una prospettiva convincente. Il lampadario appeso al centro e le finestre dipinte sul fondo da dove si intravede il cielo sono gli strumenti che ci danno un’ottima impressione di due ambienti esistenti. Con questa tecnica, Giotto sperimenta la capacità della pittura che sa raffigurare quello che l’occhio non vede creando l’illusione di poter andare oltre le pareti. 

Vista su Firenze, Leandro Erlich

E sorvolando tutta la storia dell’arte, arrivando ai giorni nostri si può apprezzare come l’artista argentino Leandro Erlich (in mostra a Palazzo Reale a Milano) abbia utilizzato la finestra per spiazzare e disorientare il pubblico. Una finestra aperta sulla meraviglia o sul nulla, una finestra che richiede al visitatore il coraggio di guardare oltre per scorgere una vista mozzafiato su una piazza o per assaporare il brivido dell’ignoto. 

La finestra: il dono illusorio dell’arte per guardare con occhi nuovi un mondo tutto diverso. Queste sono solo alcune delle opere che aprono una finestra sul mondo, ora tocca a voi cercarne altre.

Articolo di Canti Franca

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