Il Gioco d’Azzardo nella storia dell’Arte

Quando pensiamo al gioco d’azzardo, ci sembra quasi strano abbinarlo alla storia dell’Arte. In realtà, il gioco, è un tema che si ripete e che spesso ha dato ispirazione agli artisti. Basti pensare agli affreschi di epoca romana, che ritraggono ad esempio il gioco dei dadi. Spesso e volentieri si vedono rappresentate scene di due o più persone riunite attorno a un tavolo con aria divertita o comunque concentrata. Un tema costante, che ci viene restituito anche da Pompei.

Affresco di epoca romana, che ritrae una tra le prime scene di gioco d’azzardo nella storia dell’arte

Tra Caravaggio e de La Tour: viaggio nel gioco d’azzardo

Al fine di operare un’avvincente sintesi del tema gioco d’ azzardo nell’arte, risulta basilare citare Caravaggio, con la sua opera del 1594, “I Bari”. Col suo consueto stile avveniristico, l’artista dipinge una scena di gioco. Se questa tela fosse uno strumento sarebbe il “La” con cui ogni musicista offre il “via” per iniziare la propria composizione. I tre protagonisti maschili sono raffigurati in modo precipuo. Il più giovane prova a guardare le carte all’avversario visibilmente intento a nasconderle. Una notizia fragorosa è nell’aria e il maestoso Caravaggio ne tinge le trame come solo lui sa fare.

Il gioco d’azzardo in Tour, o meglio in De La Tour

Il gioco d’azzardo nella storia dell’arte non può prescindere dall’olio su tela dal titolo “Il baro con l’asso di quadri” di Georges De La Tour. Siamo nel 1620. Alcune donne sono ritratte mentre giocano a carte. La figura femminile sulla sinistra, presenta un’espressione talmente dettagliata da dare un effetto tridimensionale. Molti elementi del quadro risultano all’avanguardia sia da un punto di vista stilistico che tematico. Un putpourri di dettagli rendono l’opera intrigante e magnetica. La figura al centro della scena, altra protagonista del quadro presenta un’espressione estremamente viva, mentre la cameriera porge una bevanda, presumibilmente alcolica. L’intensità dello sguardo introduce inoltre l’elemento della teatralità. Quel fare scocciato, vagamente teso, della nobildonna, è ritratto in modo talmente nitido, da far sembrare la tela una fotografia. I due quadri citati, raffigurano scene in cui si sta apertamente barando. Sono le espressioni del viso a raccontarlo, così come i gesti, sapientemente riconsegnati agli occhi dello spettatore.

Il baro con l’asso di quadri di Georges De La Tour, olio su tela, 1620, Louvres, Parigi

Non solo urlo: tra Edward Munch e Paul Cézanne

“I giocatori di carte” di Paul Cézanne è un’opera che immortala una scena semplice, essenziale. Due uomini, al tavolo, uno con pipa in bocca, l’altro con “in bocca “un’espressione a tratti amara. Edward Munch, noto tra i più per la celebre tela “L’Urlo”, annovera tra i suoi capolavori anche il meno conosciuto “Al Tavolo della Roulette a Monte Carlo” , rappresentazione realistica di una sala realmente esistente. Il gioco viene dipinto con dovizia di particolari. L’ambientazione è quella di Monte Carlo, celebre località dove davvero si gioca alla roulette. I volti accennati, appena sfumati, dei giocatori sono la cifra stilistica del tratto di Munch. Visi appena sfocati che diventano folla. Mucchio senza identità, con un enorme lampada color verde smeraldo a coprirne i lineamenti. Baffi in evidenza, ma soprattutto -al centro- il cosiddetto “piatto”. Ecco la scommessa su cui tutto si punta. Il rischio, l’azzardo. Provocatorio e metaforico, invece, “Dogs playing poker” di Collige. Pittore da cui viene tratta anche la stampa “A Friend in Need”. Il sarcastico quadro di Cassius Marcellus Coolige, ritrae non più uomini. Il soggetto protagonista sono sette cani umanizzati, che, sorridendo oppure chiusi in un ghigno, tengono in mano le carte. Un quadro che racchiude numerose metafore. Quanto c’è di “animale” nel desiderio di rischiare? Viene quasi in mente Locke col suo homo omini lupus . L’uomo è per gli altri uomini un lupo. Nel quadro vi è dunque una sottile critica. Il gioco d’azzardo nella storia dell’arte assume qui una valenza pericolosa. Essere “divorati” è un attimo.

Un azzardo chiamato gioco e un’arte chiamata vita

Il gioco d’azzardo nella storia dell’arte annovera molteplici esempi di opere. Thomas Hart Benton, col suo “Poker Night” ci regala un’altra prospettiva. La donna dal seno scoperto, seminudo, rivela il lato promiscuo dell’azzardo. Questa nuova prospettiva dissoluta e caotica è un vero e proprio pezzo di storia. L’opera del 1948, introduce anche la figura dello specchio, metafora del narcisismo, ma anche della doppiezza. ll doppio che risiede in ognuno, il dottor Jeckyll e Mister Hyde. E a proposito di cinema, anche la settima arte ha varie volte proposto il tema del gioco d’azzardo. Ricordiamo, su tutti, il capolavoro Le regole del Gioco di Curtis Hanson. Speso e volentieri il gioco d’azzardo ha rappresentato un mezzo per parlare della vita. Dietro una tematica così superficiale si nasconde spesso la storia di ognuno. La propria vita familiare. Il dissidio interiore. Ascoltare la coscienza? Essere prudenti? Oppure rischiare?

“La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita”, recitava un celebre aforisma di Oscar Wilde. Partendo da questo assunto potremmo in conclusione affermare che il gioco d’azzardo nella storia dell’arte è quanto di più vitale possa celarsi dietro l’apparente immobilità della tela. Informale, ricreativo, problematico, patologico. Queste sono considerate, dal punto di vista psicologico, le varie fasi del gioco. E non potremmo forse affermare che anche l’arte, sia altresì caratterizzata da tali aggettivi? A voi che leggete, l’ardua sentenza.

Dafne D’Angelo

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