Il ritratto ufficiale di Obama

In carica dal 2009 al 2017, Barack Obama è stato il 44° presidente degli Stati Uniti d’America;  ed è stato il primo Presidente afroamericano a ricoprire questa carica; un atto rivoluzionario per l’America.

Come da tradizione, alla fine del mandato,  ogni presidente viene immortalato in un dipinto ad olio andando così ad arricchire l’apposita collezione alla National Gallery of Portraits dello Smithsonian.

Lo Smithsonian oltre ad essere un museo di Washington è un importante organizzazione di istruzione e di ricerca, amministrato e finanziato dal governo  che vede conservati la raccolta completa, al di fuori della Casa Bianca, di tutti i ritratti ufficiali dei presidenti statunitensi.

Nell’ottobre del 2017 Barack Obama in accordo con la sua consorte Michelle, affida la commissione per la realizzazione dei ritratti a due giovani artisti, Amy Sherald e Kehinde Wiley.

Loro sono i primi artisti afroamericani ad entrare nella tradizione dello Smithsonian.

Amy Sherald, nata il 30 agosto 1973 a Columbus in Georgia, si occuperà di ritrarre Michelle Obama mentre Kehinde Wiley, nato il 28 febbraio 1977 a Los Angeles in California ritrarrà Barack Obama.

IL RITRATTO E LA CASA BIANCA

Gli anni presidenziali di Barack Obama segnano una svolta importate per gli Stati Uniti d’America, così la scelta da parte del presidente uscente, dei due artisti afroamericani segna un vero e proprio punto di distacco dalla tradizione.

La consuetudine infatti vuole, che l’attenzione nella raffigurazione dei ritratti ufficiali, si focalizzi esclusivamente sulla dignità, sulla compostezza e sulla serietà del soggetto.

L’immagine è canonica, i presidenti sono raffigurati così come si conviene, nei loro completi fatti su misura e con lo sguardo rivolto alle generazioni future, mentre le First Lady, idealizzate e accoglienti nella loro rappresentazione rassicuranti e posate nei loro interni domestici.

Altri due ritratti presidenziali, in passato, sono risultati di notevole eccezione.

 Quello realizzato nel 1963, da Elaine de Koonings  (1918-1989 esponente dell’espressionismo astratto) per il ritratto di JFK e quello del 2006 eseguito dal pittore Chuch Close  (1940-2021 pittore e fotografo) per il ritratto Bill Clinton.

Elaine de Koonings   – Ritratto JFK – 1963                                                 
Chuch Close  – Ritratto Bill Clinton – 2006

MA CHI SONO KEHINDE WILEY E AMY SHERALD?

Kehinde Wiley è un artista newyorkese, nato a Los Angeles nel 1977. Cresce con la madre e i suoi cinque fratelli in una Los Angeles di fine anni 80, violenta e antisociale. Sarà proprio l’interesse per l’arte a tenerlo fuori da certe atmosfere che lo circondano e a far di lui l’artista che è diventato.

I suoi primi quadri ritraggono donne e uomini comuni, presi dalla strada e rigorosamente afroamericani. La sua notorietà aumenta e i soggetti per i suoi quadri diventanopersonaggi famosi del mondo dello spettacolo. Wiley conferisce a loro pose eroiche e prende a modello i Maestri classici dei dipinti rinascimentali.

Wiley  – Vetro Colorato “Le braccia di NICOLAAS RUTERIUS, Vescovo di  ARRAS , 2014

E’ una pittura ricercata dove la storia dell’arte si intreccia con la contemporaneità dei soggetti, gli sfondi sono rappresentati con temi decorativi a volte eccessivi dalle tinte assai sgargianti. Ormai da anni è impegnato nella rilettura della pittura moderna. sostituisce i protagonisti bianchi con neri di varie etnie e nazionalità.

Il 21esimo secolo, tra gli artisti di colore torna in auge per reinterpretare e immaginare i nuovi canoni tipici dei bianchi, una vera e propria rivoluzione nella reinterpretazione della pittura.

Tra le opere che consacrano la pittura di Wiley  troviamo il ritratto a Micheal Jackson immortalato come Filippo II o Ice T come Napoleone, solo per citarne alcuni.

                                 Wiley – Micheal Jackson 2010 e P.P.Rubens  – Ritratto di Re Filippo di Spagna – 1628

Ritratto Napoleone – 1806  e Wiley  – Ritratto di Ice T – 2020

WILEY E IL RITRATTO DI BARACK OBAMA

Eccolo qui il ritratto dell’ex presidente degli Stati Uniti D’America.

E’ un’opera che cattura l’attenzione di chi guarda, la brillantezza dei colori, il contrasto che si crea tra soggetto e sfondo; Wiley realizza una composizione solida, precisa, forte che sviluppa e conferisce ulteriormente il concetto di dignità e orgoglio nero.

Obama appare al centro della composizione, la figura è solenne, seduto su una sedia e leggermente protratto in avanti.

L’espressione è seria e lo sguardo appare quasi malinconico. La sua aria è più quella di un intellettuale che di uno statista.

Il completo che indossa è rigorosamente scuro ma un’insolita camicia aperta, sottolinea l’assenza della cravatta.

Il ritratto a grandezza naturale risulta brillante e lineare. Wiley avrebbe voluto ritrarlo a cavallo e farlo sembrare Napoleone; ma l’ex presidente lo ha esortato per una posa più sobria.

Lo sfondo, come avviene nella maggior parte delle opere di Wiley, ha un ruolo fondamentale che non si limita a fare da decorazione al soggetto principale dell’opera ma racconta una storia.

Questa è proprio la storia di Barack. Il  muro di foglie rigogliosissimo, compatto, pare quasi impenetrabile, rimanda ad una composizione barocca ma estremamente vitale. Wiley  dipinge i gigli blu africani per ricordare le origini keniote dell’ex presidente, i gelsomini omaggiano le Hawaii, dove Barack Obama è nato e i crisantemi, fiore ufficiale di Chicago, è la città dove ha visto nascere l’amore per Michelle e dove è iniziata la sua carriera politica.

SHERALD E L’IMMAGINE DELLA FIRST LADY

Amy Sherald realizza il ritratto per Michelle Obama. In un’intervista ha raccontato che il suo intento è quello di creare una narrazione che si svincoli in modo volontario dalla storia dominante. La cifra stilistica nelle sue opere è la predominanza della scala di grigi che utilizza per rendere la pelle dei suoi soggetti.

Sherald – Ritratti

Sempre la Sherald afferma«Il grigio della pelle fa funzionare i miei quadri, e mi permette di inserire un commento sovversivo sul tema della razza senza escludere nessun osservatore».

Mentre Wiley racconta la storia del suo protagonista utilizzando anche lo sfondo, la Sherald predilige i fondali saturi e minimali, ed è l’abbigliamento ad enfatizzare i suoi protagonisti.

Così accade anche per il ritratto di Michelle Obama, l’abito ha un ruolo importante potremmo dire centrale, racconta una storia.

Le forme geometriche nella stampa dell’abito ha un forte valore simbolico.

La Sherald rende omaggio e celebra la storia di un gruppo di donne, della comunità nera dell’Alabama,  The Quilts of Gee’s Bend , che ha realizza trapunte utilizzando pezzi di tessuto.

 Trapunte – The Quilts of Gee’s Bend

IL RITRATTO DI MICHELLE OBAMA

La sua posa è assai diversa da quella delle altre First Lady.

Risulta informale, è naturale e al tempo stesso contemporanea e seducente all’occhio di chi guarda il quadro.

Michelle Obama è rilassata ma trasmette il suo essere donna, la solidità e la compostezza.

Lo sfondo è uniforme e delinea perfettamente il contorno della figura creando un contrasto netto con la complicata eleganza dell’abito.

I due ritratti sono potenti e perfettamente capaci di rispecchiare i caratteri dei protagonisti raffigurati.

Enfatizzano ed esaltano l’empatia creata, dalla ex coppia presidenziale, con il popolo americano.

Sono eleganti, carismatici, colti ma contemporaneamente diretti, sinceri, spontanei ed innovativi.

Mai fu più azzeccata la scelta dei due artisti e il messaggio che sono riusciti ad imprimere e a trasmette alle generazioni future.

Articolo di Marina Nuzzi

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