Il Natale nell’arte

Il Natale nell’arte

Il Natale nell’arte: A partire dal IV secolo la scena della Natività, con la sua dolcezza e tenerezza, diventa uno dei temi più rappresentati nell’arte religiosa ponendo molta attenzione agli aspetti iconografici. A Milano, nella Basilica di Sant’Ambrogio, vi è un esempio di queste prime semplici raffigurazioni dove, al centro della scena, si trova Gesù avvolto in fasce tra il bue e l’asino.

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Con il passare dei secoli, le scene si arricchiscono di altri particolari: in una grotta usata per gli animali vi è sempre Maria distesa come una donna subito dopo il parto, Giuseppe in atteggiamento meditativo, gli Angeli che portano l’annuncio ai pastori e, in lontananza, i Magi in avvicinamento.

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Al centro Gesù avvolto da fasce, assume connotazioni che non fanno pensare alla nascita di un bambino ma al suo epilogo finale. Un modo simbolico che preannuncia il destino a cui andrà incontro il piccolo Gesù: la sua morte e la sua risurrezione.

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Nel 1223 San Francesco realizza il primo presepe vivente dando un ulteriore spunto agli artisti per narrare, con la pittura, questo momento pieno di mistero.

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Nel medioevo, accanto alle classiche natività, vi è anche il tema della “Madonna con il Bambino” dove Gesù viene già raffigurato come un adulto con sembianze insolite pur essendo appena nato.

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Come si giustifica questa tematica e questa raffigurazione? Secondo la concezione teologica cristiana, Gesù è un bambino speciale perché avrebbe salvato il mondo, una missione che ha ricevuto appena nato.

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Ne è un chiaro esempio l’icona di Cimabue e di Giotto, dove Gesù viene raffigurato come un bambino già adulto, non più in fasce, con una fronte stempiata e uno sguardo non infantile.

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Maria, seduta in trono, presenta suo Figlio ai fedeli come il Salvatore dell’umanità e tutt’attorno una schiera di Angeli o di Santi. Tipica è anche la mano benedicente per sottolineare come gli artisti concentrano i loro sforzi soprattutto sul simbolismo e sulla rappresentazione del concetto.

Il Natale nel Rinascimento

Lorenzo Lotto

Il Natale nell’arte: Il momento d’oro per l’iconografia della Natività è rappresentato dal periodo Rinascimentale. In questo periodo il soggetto della Natività diventa il momento successivo alla nascita, cioè il gesto dell’Adorazione. Nell’”Adorazione del Bambino” di Lorenzo Lotto, realizzata nel 1523, in un giaciglio di fieno, il Bambino agita le gambe e, indifeso, apre le braccia rivolto alla Madre cercando con lo sguardo protezione mentre, con le sue dita, articola uno slancio d’affetto.

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Maria contempla il figlio a braccia incrociate sul petto e Giuseppe, non più in disparte come nella consolidata tradizione dei presepi, partecipa con gioia e commozione all’avvenimento. Questo silenzio, pieno di parole, di Maria e Giuseppe è rotto solo dalla gioiosa vitalità di Gesù che, con le braccia, si protende verso la madre.

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Di nuovo viene ripreso il dualismo nascita-morte con il crocifisso appeso sulla parete e avvolto nell’oscurità che si oppone all’energia raggiante del Bambino. In questo gioco di luci contrastanti, Lotto racchiude i due momenti principali della redenzione cristiana.

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Il seicento

“L’adorazione dei pastori” di Rubens

Il Natale nell’arte: L’arte del Seicento mette in secondo piano la descrizione dell’evento per elevare la figura di Gesù, attraverso la brillantezza della luce che dona al Bambino uno splendore soprannaturale.

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È il caso di Pieter Paul Rubens che sicuramente aveva ammirato l’analogo dipinto del Caravaggio, e nel 1608 realizza “L’adorazione dei pastori”, oggi conservata alla Pinacoteca civica di Fermo. La scena si svolge nel cuore della notte con un gioco di luci che dà un tocco di misticità al momento.

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I pastori, svegliati dagli angeli che, in forte dinamismo, sovrastano il Bambino, giungono alla grotta dove possono contemplare la bellezza radiosa del piccolo Gesù, il re della luce, un sole appena nato che rischiara la notte ed illumina chi lo circonda.

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Alle spalle di Maria, una giovane fanciulla dal cui volto diafano traspare tutta la meraviglia per il prodigio appena avvenuto, c’è un anziano Giuseppe, dal volto serio ma partecipe, che osserva la scena nell’ombra.

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Dall’altro lato tre pastori e una donna rendono omaggio con un forte misticismo affettivo. Al centro del dipinto una donna non più giovane compie un gesto enigmatico: alza le mani verso il cielo. Chi è?

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Alcuni critici la identificano con la figura della levatrice presente nei vangeli apocrifi nell’atto di alzare le mani al cielo perché partecipe al miracolo della nascita di Gesù.

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 L’ottocento

Dove è nato Gesù?

Il Natale nell’arte: Nel Settecento il tema della Natività diventa più raro a causa del declino della pittura religiosa e, comunque, l’arte devozionale dei secoli passati si tinge di sentimentalismo.

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Nell’Ottocento la nascita di Gesù viene addirittura inserita in luoghi e paesaggi completamente diversi dall’originario creando stupore negli occhi dell’osservatore.

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Vale la pena ricordare “La nascita di Cristo, figlio di Dio” del 1896 dove Paul Gauguin dimentica la fredda grotta di Betlemme e fa nascere Gesù in una calda e paradisiaca isola della Polinesia.

“La nascita di Cristo, figlio di Dio”

Al centro della scena una donna di fattezze tahitiane, dorme distesa su un letto ricoperto da un lenzuolo giallo e, a lato, un idolo totemico. Questa donna è Maria: il classico velo azzurro è sostituito da un pareo blu stretto intorno al seno e sul capo si intravede una aureola chiara. Il letto su cui si riposa è in legno con semplici decorazioni.

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A lato, il bambino dorme sereno circondato dalle attenzioni di due donne e sul suo capo una piccola aureola chiara identifica la divinità del neonato. Chi sono queste donne? Con molta probabilità, sono le donne che si sono prese cura di Maria al momento del parto. A destra sullo sfondo una piccola stalla a ricordare il vero luogo della nascita di Gesù.

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Il grande assente è Giuseppe perché Gauguin, con una religiosità semplice e popolare, amava dare molto risalto alle figure femminili facendo passare in secondo piano quelle maschili. È una natività ben lontana dai classici canoni delle epoche precedenti in bilico tra sacro e profano.  

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Il Novecento

Un secolo in crisi

Il Natale nell’arte: Il Novecento è il secolo in cui si mettono in crisi molti valori e certezze su cui la società si era fondata fino ad allora. E gli influssi di questa crisi si sentono anche sulle rappresentazioni di tematiche classiche come la Natività.

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Gli occhi del pubblico non sono più attratti dall’immagine di un Bambino nudo e anche gli artisti non trovano più in questa scena degli stimoli per la loro creatività se non nella misura in cui questo episodio aiuta loro a ripercorrere una parte della propria vita.

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Curiosa è l’interpretazione di Marc Chagall nella “Natività” del 1950 dove, con il suo stile onirico e fiabesco, ha saputo rivisitare, alla luce della sua fede, i protagonisti della classica natività.

“Natività”

L’angelo indossa la Kippah, il copricapo degli ebrei e la presenza della menorah, la lampada ad olio degli ebrei, conducono alla sua fede ebraica. Le case che fanno da sfondo ricordano il suo villaggio di origine, Vitebsk, in Russia, un luogo dove la vita si basava sulla pastorizia e sull’agricoltura. Al centro, un grande animale volante, forse un bue, di un potente rosso fuoco.

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Un chiaro riferimento al quel mondo arcaico della sua infanzia. Qui tutto è sospeso: Maria con il Bambino, il bue, il crocifisso e così tutta la natività assume un carattere quasi magico. E sulla tematica della Natività, non si può dimenticare il grande e misterioso Banksy con la sua opera del 2019 “Scar of Bethlehem”, “Cicatrice di Betlemme”, esposta al Walled Off Hotel in Palestina.

“Scar of Bethlehem”

L’opera ci dà un’immagine tipicamente festosa di Gesù bambino nella sua culla improvvisata con Maria e Giuseppe che guardano. Ma tuttavia, dietro di loro, si erge il muro di cemento armato della barriera di separazione israeliana costruita in Cisgiordania. Nella barriera un enorme foro di proiettile assume la forma di una stella. Un’opera ad alta valenza politica e sociale che ci fa pensare profondamente e che qui, in modo esplicito, ci fa vedere come da sempre l’arte ha veicolato i messaggi del proprio tempo. 

Buon Natale!

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articolo di: CANTI FRANCA

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