Il denaro nell’arte

Fare denaro è un’arte. Lavorare è un’arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti.


Così diceva Andy Warhol in un’ intervista portandoci a riflettere su quanto Il mondo dell’arte sia da sempre legato a doppio filo con l’economia. Nel corso dei secoli i grandi artisti e letterati sono stati sponsorizzati da grandi famiglie benestanti, papi, banche , ricchi borghesi. L’origine di questo “amore” è dovuta al prestigio che ne ricavavano i committenti. I più grandi geni della storia dell’arte come: Leonardo, Caravaggio, Tiepolo, Gentileschi, hanno avuto la possibilità di esprimersi grazie ai loro finanziamenti, resi necessari dai costi molto alti dei materiali, basti pensare che per il colore blu oltremare proveniente dall’oriente ed estratto dalla pietra semi preziosa del lapislazzulo, impiegata per affrescare la volta stellata della Cappella degli Scrovegni, a Padova, commissionata dalla facoltosa famiglia di banchieri, dal grandissimo Giotto furono spesi una cifra che riusciva a coprire il debito attuale di una nazione! In molti casi, essi chiedevano di essere immortalati nelle opere ad esempio Botticelli ne “L’adorazione dei magi” una tempera su tavola del 1475, inserisce i componenti della famiglia Medici. In altri casi possiamo notare dei famosi autoritratti basti pensare a Michelangelo nel “Giudizio Universale” affresco voluto da Papa Clemente VII. Non solo i materiali determinavano il costo ma anche la quantità di personaggi e l’ambientazione, tanto che si parla di una vera e propria tabella di prezzo! Il Rinascimento fu l’epoca che determinò un cambio radicale per il mondo poichè iniziarono i viaggi con il conseguente fiorire di attività ad esse collegate. Nacquero le banche. Osservando il quadro intitolato “Il cambiavalute e sua moglie”, del pittore fiammingo rinascimentale Quentin Metsys, 1514, olio su tavola, esposto al Museo del Louvre, dove i personaggi anche tramite l’ abbigliamento denotavano benessere oltre alla loro classe sociale, si nota il particolare risalto dato alle monete d’oro, simbolo di ricchezza e della bramosia mentre viene pesato con una bilancia si capisce l’importanza del movimento di denaro. Nell’epoca moderna nei ruggenti anni 20′, Marcel Duchamp, inventò le “Obligations pour la Roulette de Monte-Carlo”.

“Le Montecarlo bonds” erano delle obbligazioni emesse dalla società creata dall’artista che promettevano un certo guadagno in percentuale sull’acquisto.Tutto questo era una chiara denuncia del sistema, una provocazione atta a far riflettere il mondo in seguito negli anni 70′ si venne a formare la bussiness art. Ogni artista è consapevole del fatto che i suoi quadri, installazioni, sculture, saranno soggette ad un valore di mercato, determinate dalla quantità di mostre effettuate e dalla qualità della proprie pubblic relation fondamentali al giorno d’oggi per rendersi appetibili in un mercato in continua evoluzione ed espansione dovuta anche alla digitalizzazione del mondo artistico. I social media hanno un peso enorme nel generare “fenomeni artistico culturali” purtroppo non sempre accompagnati dalla competenza effettiva dell’Artista.


Tiziana Gissi

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Un pensiero su “Il denaro nell’arte

  • Settembre 17, 2022 in 7:55 am
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    Complimenti per l’articolo, è scorrevole e molto ben scritto. È coinvolgente
    Emanuela

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