5 copertine di album considerate opere d’arte

Le copertine di album colpiscono da sempre il nostro sguardo quando andiamo a comprare LP o CD musicali.

Alcuni gruppi storici hanno utilizzato riproduzioni di opere d’arte per le loro copertine, diffondendo l’arte anche a chi di arte fino a quel momento ne sapeva poco e niente. A volte ci sono delle copertine di album che sono famosissime anche se magari non sono state eseguite da artisti famosi: scopriamole insieme.

5 copertine di album che dovresti conoscere

1. The Clash: London Calling

La copertina mostra il bassista del gruppo Punk britannico, Paul Simonon, mentre nel corso di un concerto a New York, il 21 settembre 1979, si stava infuriando con il suo Fender Precision.

Si tratta di una fotografia sfocata scattata dalla fotografa del gruppo, che aveva accidentalmente premuto il tasto della macchina fotografica. Inizialmente pensava che la fotografia sarebbe stata scartata, invece il cantante del gruppo insistette per farla diventare la copertina ufficiale.

Questa copertina passò alla storia anche se si tratta di una semplice fotografia in quanto rappresentava lo spirito della band e la sua rabbia incarnando le passioni e i sentimenti di migliaia di persone.

2. David Bowie: Aladdin Sane

Brian Duffy è il fotografo che ha immortalato il cantante britannico nel 1973. La copertina è stata realizzata in Svizzera in quanto il complicato processo di stampa in sette colori era impossibile in quel periodo nel Regno Unito. Alla sua realizzazione fu la più costosa di tutti i tempi.

3. Pink Floyd: The Dark Side of the Moon

L’agenzia fotografica Hipgnosis si occupò dell’idea di questa copertina: un prisma bianco su uno sfondo nero che richiama proprio la notte. Il progetto venne elaborato su richiesta di Richard Wright, il tastierista della band, che volle qualcosa di semplice ed elegante ma che non fosse una semplice immagine.

La scelta del prisma non è casuale, infatti richiamava i giochi di luce che i Pink Floyd mettevano in scena durante i loro concerti. Il triangolo inoltre richiama significati simbolici tra cui il pensiero e l’ambizione e rappresentava i testi del gruppo.

4. Led Zeppelin: Houses of the holy

Anche in questo caso fu incaricata l’agenzia fotografica Hipgnosis. Per realizzare la copertina vennero chiamati due bambini una sorella e un fratello di 7 e 5 anni, entrambi dalla carnagione chiara e con i capelli biondi, scattando delle foto separatamente per creare una sorta di collage finale. I bambini scalano le rocce seguendo un fascio di luce ponendo fine alla loro infanzia.

5. Dream Theater: Train Of Thought

Quando nel 2003 il gruppo metal progressive dei Dream Theater finì di incidere l’album, i componenti dovettero decidere la copertina per il loro disco. Vennero rifiutate diverse proposte fino a quando un fan inviò al batterista del gruppo alcune fotografie proventi da una collezione d’arte.

Il batterista rimase colpito dalle fotografie di un noto fotografo, Jerry Uelsmann. Chiesero così all’artista se poteva realizzare per loro una copertina, ma egli rifiutò in quanto non era più in attività. Gli concesse però di scegliere un’opera presente nel suo catalogo e il gruppo scelse la fotografia Memories of Max Ernst, del 1997.

Jerry Uelsmann è uno dei più importanti fotografi contemporanei, nato nel 1934 a Detroit. Inizia la sua carriera alla fine degli anni ’50 creando uno stile nuovo e innovativo. Le sue immagini richiamano uno stile onirico avvicinandosi alla pittura di Magritte, alla psicologia di Carl Jung e alla fotografia di Man Ray.

Le sue composizioni sono realizzate unendo combinazioni di tecniche di ripresa e di stampa in camera oscura anticipando di gran lunga le immagini digitali.

Copertine di album che hanno fatto la storia

Savador Dalì e Lonesome Echo

Forse non tutti sanno che già intorno al 1950 alcuni gruppi musicali e cantanti scelsero come copertina per il proprio album riproduzioni di opere di artisti famosi.

Jackie Gleason, noto attore e compositore statunitense, era un grande amico di Salvador Dalì e fu proprio opera sua la copertina per l’album del 1955 Lonesome Echo.

Dalì ha così descritto l’opera:

Il primo effetto è di pena, di spazio, di solitudine. In secondo luogo, la fragilità delle ali di una farfalla, che proiettano una lunga ombra da tardo pomeriggio. Questa fragilità risuona nel paesaggio come un’eco. L’elemento femmineo, distante e isolato, forma un triangolo perfetto con lo strumento musicale e il suo alter ego, la conchiglia.

Andy Wharol e la musica

Già verso la metà degli anni ’60 le opere di Andy Warhol sono state le più utilizzate in campo musicale. L’artista della Pop Art rimase colpito quando ascoltò per la prima volta il gruppo rock statunitense dei Velvet Underground.

Secondo Warhol, il gruppo riusciva ad esprimere in musica ciò che lui esprimeva attraverso l’arte tanto che divenne anche loro manager.

Il primo disco pubblicato nel 1972 vide proprio in copertina la Banana gialla di Andy Warhol, tanto da passare alla storia come una delle copertine più iconiche. Il disco intitolato The Velvet Underground & Nico viene semplicemente chiamato “banana album”.

Originariamente si pensò ad una copertina molto più provocatoria: la buccia doveva essere adesiva e potersi staccare lentamente per mostrare al di sotto una banana rosa, un chiaro richiamo sessuale. Ciò era difficile da realizzare perciò si decise di lasciare semplicemente la banana gialla.

La passione di Andy Wharol per la musica lo portò a realizzare ben 53 copertine per album di gruppi musicali e cantanti spaziando tra rock, jazz, pop e musica classica. Le sue cover includono lavori per artisti come Rolling Stones, John Lennon, Diana Ross, Paul Anka, Lou Reed, Aretha Franklin e molti altri.

Parlando dei Rolling Stones, l’album Sticky Fingers era originariamente dotato di una cerniera realmente funzionante, mentre l’album Love You Live sono ben evidenti i colori accesi tipici dell’artista.

Copertine di album e arte contemporanea

Le opere di artisti famosi non sono state utilizzate solo fino agli anni ’70, ma continuano ancora oggi ad essere usate e numerosi artisti di arte contemporanea entrano a far parte del mondo discografico.

Il misterioso artista Banksy viene usato nella copertina di Think Tank dei Blur dove un ragazzo e una ragazza cercano di baciarsi mentre indossano un casco piombato.

La fotografia di un grande complesso industriale abbandonato di Ai Weiwei, artista cinese, la ritroviamo nell’album del trio di Jazz sperimentale Day & Taxi.

Murakami Takashi, artista giapponese della sottocultura Otaku, lo ritroviamo nella copertina dell’album Graduation del rapper statunitense Kanye West.

Quando ci rechiamo a comprare un LP o un CD musicale facciamo sempre attenzione alla copertina perché chissà se quello che stiamo guardando, magari superficialmente, non è in realtà un’opera d’arte.

Articolo di Elena Bruno

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