Il Castello Sforzesco, fra curiosità e aneddoti

Introduzione

“Nell’insieme il castello corrispondeva, visto da lontano, alle aspettative di K. Non era né una vecchia fortezza né una residenza sontuosa d’epoca recente, ma una vasta costruzione composta da pochi edifici a due piani e da molti, invece, bassi e serrati l’uno all’altro; se non si fosse saputo che era un castello, lo si sarebbe potuto prendere per un borgo. K. vide solo una torre, ma non si distingueva se appartenesse a una casa o a una chiesa”. Così appare il castello dell’omonimo romanzo di Franz Kafka al protagonista K., e, probabilmente, non troppo dissimile e ugualmente ricco di misteri doveva apparire il Castello Sforzesco di Milano agli occhi dei cittadini che lo videro sorgere fra il 1360 ed il 1370. Proviamo a fare insieme un viaggio fra i segreti e le curiosità di questo maniero che sorge ancora oggi nel cuore della capitale lombarda.

Un po’ di storia

Come abbiamo detto, fra il 1360 ed il 1370 il castello comincia a prendere forma, a volerlo è Galeazzo II Visconti, sarà poi Filippo Maria, ultimo della nobile dinastia, a fare della roccaforte un luogo di residenza; di questa antica edificazione resta ancora oggi, visibile,  parte del basamento in pietra grigia.

La rinascita del castello avviene con i nuovi Signori di Milano: Bianca Maria e il condottiero Francesco Sforza. Dal 1452 il progetto per il nuovo castello è affidato al fiorentino Antonio Averulino detto il Filarete, che progetta però solo la grande torre centrale volta verso il centro della città e che ancora oggi porta il suo nome. Di questa epoca è sicuramente da ricordare la splendida cappella, oggi musealizzata, affrescata da Bonifacio Bembo, Giacomino Vismara e Stefano De Fedeli nel 1473.

Uno scrigno d’arte

Ma è solo con Ludovico Maria, detto il Moro che gli artisti iniziano a collaborare per l’abbellimento del castello, ad esempio Donato Bramante che, secondo la tradizione, progetta “La Ponticella”, un particolare ed elegante edificio sopra il fossato, costituito da un portico ed alcune sale.

Splendida, anche se oggi molto rimaneggiata e compromessa dai restauri, resta la “Sala delle Asse”, commissionata dal Moro a Leonardo da Vinci sul finire del 1400. Sappiamo infatti che il genio del rinascimento soggiorna come artista di corte a Milano dal 1482 e per questa sala penserà ad una fantasia di diciotto grandi alberi intrecciati, forse alberi di gelso, detti “moroni” come omaggio al soprannome del sovrano.

Negli stessi anni, fra il 1489 e il 1491, la Sala del Tesoro viene decorata con un grande e splendido Argo, simbolicamente custode dei beni qui conservati, a mano di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino, genio del rinascimento Lombardo.

I restauri ottocenteschi

Dopo gli splendori antichi, il castello conosce anni di abbandono e di incuria in cui viene adibito anche a caserma; sarà l’architetto, storico dell’arte e politico Luca Beltrami a ridare, dal 1892, l’aspetto antico al castello: vengono distrutte numerose strutture ottocentesche e si riedifica la torre del Filarete. Per questa operazione si trae ispirazione dal castello che compare sullo sfondo della Madonna Lia, opera del leonardesco Francesco Napoletano, del 1495 circa, conservata ancora oggi nella Pinacoteca del Castello, ma si guarda anche ad altre torri simili presenti nei castelli nei dintorni di Milano.

Il castello oggi

Oggi il castello di Milano è un meraviglioso scrigno di arte: oltre alle opere di cui abbiamo parlato, tutte visibili, potrete trovare numerosi musei, archivi e biblioteche. Qualche consiglio per non perdervi le opere più belle: nel Museo d’Arte antica splendida è la collezione di scultura rinascimentale lombarda che trova il suo punto più alto nel mirabile monumento funebre di Gaston de Foix, realizzato fra il 1517 ed il 1522. In questo museo si conserva gran parte della complessa tomba, realizzata in origine per la chiesa di Santa Marta, da Agostino Busti detto il Bambaia, con uno stile scultoreo ed una abilità esecutiva che lasciano veramente sbigottiti.

Nella pinacoteca del castello, meritano la vostra attenzione la Madonna dell’umiltà di Filippo Lippi, la Madonna del libro del Foppa, il ritratto di Giovane di Lorenzo Lotto, la già citata Madonna Lia di fattura leonardesca, opere di Canaletto e Bellotto, insieme ad altre splendide opere pittoriche.

Per gli amanti delle stampe, la raccolta “Achille Bertarelli” conserva eccezionali opere di Dürer, Goya, Rembrandt ma soprattutto la cosiddetta incisione Prevedari, del 1481, che esiste in due soli esemplari al mondo (l’altra copia si trova al British Museum di Londra). L’opera è derivata da un disegno di Donato Bramante ed è realizzata dall’incisore Bernardo Prevedari. Per la delicatezza delle stampe, queste ultime non sono sempre esposte ma spesso ci sono mostre tematiche ed il materiale è comunque visionabile per motivi di studio.

Di grande valore e bellezza sono poi gli Arazzi Trivulzio, esposti oggi nella Sala della Balla, un ciclo di dodici arazzi (uno per ogni mese) commissionato da Gian Giacomo Trivulzio, Maresciallo di Francia e governatore di Milano, concluso nel 1509 e basato su cartoni di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino. Questi meravigliosi arazzi sono stati tessuti a Vigevano nella manifattura diretta da Benedetto da Milano. Il ciclo era un dono per le nozze del figlio di Trivulzio, Gian Niccolò, con Paola Gonzaga, matrimonio celebrato nel 1501.

Concludiamo questo nostro tour virtuale con la statua più preziosa ed importante conservata al castello: la Pietà Rondanini, opera testamentaria di Michelangelo Buonarroti. L’opera si trova, dal 2015, nell’antico Ospedale Spagnolo, nel Cortile delle Armi del Castello, l’allestimento attuale è firmato dell’architetto Michele De Lucchi. La celeberrima statua databile al 1552-1564 è considerata l’ultima opera in assoluto del genio fiorentino che continuò a lavorarci fino ai suoi ultimi giorni.

Con il mistero artistico del non finito michelangiolesco, concludiamo questa nostra lecorbusiana “Promenade architecturale”, nella speranza che possiate trasformarla tutti da esperienza virtuale a reale.

Articolo di Giorgio Panigati – Lessisabore80

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