Attentato alla Pietà di Michelangelo – Storia dell’accaduto

Attentato alla Pietà di Michelangelo

Attentato alla Pietà di Michelangelo: Dopo aver raccontato degli attentati nei confronti della gioconda, oggi vi racconto dell’attacco alla Pietà Vaticana (chiamate anche semplicemente “Pietà”). Questa è una delle sculture più belle della storia dell’arte, realizzata da Michelangelo Buonarroti. Prima di iniziare con l’attacco vandalico ti consiglio di leggere i due paragrafi che seguono, per sapere qualcosa sulla Pietà. Iniziamo!

Attentato alla Pietà di Michelangelo

Breve Biografia di Michelangelo

Infanzia

Michelangelo è in assoluto il protagonista del Rinascimento italiano, già ritenuto il più grande artista di tutti i tempi quando era ancora in vita. Nasce il 6 marzo 1475 a Caprese, in Valtiberina, vicino ad Arezzo. Nel 1481 sua madre muore e la sua educazione scolastica venne affidata all’umanista Francesco Galatea da Urbino. Durante questi anni conosce Francesco Granacci, pittore fiorentino che lo avvicinerà al mondo dell’arte.

Carriera

 Nel 1488, a Firenze, Lorenzo de’ Medici nota e apprezza il talento del giovane che accoglie nel suo palazzo di Via Larga. Qui Michelangelo conoscerà illustri personaggi della cultura umanista e artistica. Da questo momento la carriera di Michelangelo inizierà definitivamente, lavorerà con papi e con politici importanti per poi morire nella sua casa romana il 18 Febbraio 1564.

Attentato alla Pietà di Michelangelo

“Pietà Vaticana” – L’opera

Storia dell’opera

Attentato alla Pietà di Michelangelo: Quest’opera in marmo bianco è databile al 1499. Fu uno dei primissimi capolavori del giovane Michelangelo, ed è l’unica opera che riporta la sua firma incisa sulla scultura. Nel periodo romano (1499-1506) Michelangelo conosce Jacopo Galli, un banchiere, tramite per cui il cardinale francese Jean de Bilhères, ambasciatore di Carlo VIII presso papa Alessandro VI commissiono la scultura che era destinata alla cappella di Santa Petronilla.

Descrizione dell’opera

 L’opera rappresenta essenzialmente la Madonna con suo figlio Gesù appoggiato sulle sue gambe, dopo essere stato levato dalla croce. La scultura presenta una struttura comune in tutte le pietà ovvero la contrapposizione fra il corpo di Gesù disposto orizzontalmente e il busto della Madonna disposto verticalmente. Ecco alcuni esempi…

–Bene, ora, dopo questa breve parte storico-artistica, passiamo ad un avvenimento più recente: L’attentato del 21 maggio 1972.–

Cosa accadde alla pietà di Michelangelo?

Era una normale giornata all’interno dei musei vaticani, quando un matto, entrò nella Basilica di San Pietro nella mattinata (più precisamente verso le ore 11.30) e scavalcò d’un tratto la balaustra che separava la folla di visitatori dalla scultura della Pietà.

Attentato alla Pietà di Michelangelo

Era vestito con una pesante giacca di colore blu, tipo impermeabile e una camicia rossa molto accesa, era alto e slanciato, portava i capelli lunghi e aveva una corta barbetta bionda. Toltosi la giacca per esser più libero nei movimenti prese il suo martello da geologo e colpì dapprima il capo della Madonna e poi, più volte, il volto e le braccia, lasciando però integra la figura del Cristo. Le 15 potenti martellate scagliate violentemente contro il marmo candido rimbombarono nel museo attirando decine di curiosi. Fra le persone che quel giorno visitavano i musei Vaticani, c’era anche un pompiere: Marco Ottaggio.

Dopo l’accaduto:

Quest’ultimo, in divisa, bloccò l’autore del folle gesto, e,  dopo avere allontanato la folla, per prima cosa si provvide a recuperare, nella stessa cappella dove è custodita la Pietà michelangiolesca, tutti i frammenti di marmo sparsi in terra. Immaginatevi più di 100 frammenti di marmo dovuti a ben 15 fratture, 8 scheggiature, 2 scalfitture e 3 crepe.

Quali sono gli elementi che sono stati danneggiati maggiormente?

Sicuramente l’occhio sinistro, il naso di Maria (staccato completamente), il suo velo, il suo braccio, che è stato staccato e si è disintegrato dopo l’impatto col suolo (pensate che un turista statunitense prese un frammento del dito come souvenir per poi riconsegnarlo mesi dopo con una lettera di scuse.

Il restauro della Pietà di Michelangelo

 Tutti gli elementi che vedete oggi della Pietà sono in verità calchi in gesso o parti intatte che sono state “riattaccate”. Dopo il restauro Tutta la statua fu lavata delicatamente con acqua distillata. Piccole lacune dietro la testa furono comunque lasciate, proprio a memoria visibile dei danni subiti. Furono poi tolti due perni che una volta sostenevano un’aureola posticcia, che ormai non è più esistente.

Il 21 dicembre 1972 il restauro era praticamente concluso e il papa di allora: Paolo VI, si recò a pregare davanti alla statua e ringraziò le persone che avevano reso possibile quel restauro e quelle riparazioni.

Dopo questo evento, davanti alla scultura fu messo un vetro protettivo, addirittura

a prova di proiettile, e furono infine smontate le tavole che ostruivano l’ingresso alla Cappella della Pietà messe durante i lavori di resta. Domenica 25 marzo 1973, invece, Paolo VI annunciava che l’opera scultorea di Michelangelo, restaurata, era ufficialmente restituita alle preghiere e all’ammirazione dei fedeli e degli amanti dell’arte .

Chi ha distrutto la Pietà di Michelangelo?

Attentato alla Pietà di Michelangelo: Si tratta di László Tóth (1938-2012), un geologo ungherese naturalizzato australiano. Nasce in una famiglia di Cattolici praticanti e la religione lo ha sempre ossessionato. Dopo aver lavorato come geologo a Sidney Il 22 luglio 1971 giunse in Italia, a Roma, dove trovò dapprima alloggio all’Ostello della gioventù nel Foro Italico per poi

trasferirsi nel quartiere Gianicolense, presso il dormitorio delle suore spagnole.

 Durante l’estate 1971 si presentò a San Pietro, nella Città del Vaticano,

chiedendo molto insistentemente di vedere l’allora Papa: Paolo VI, affermando di essere Gesù Cristo in persona (come fece durante l’atto vandalico):

in seguito a tale comportamento fu bloccato dalle autorità vaticane e rimpatriato in Australia, venendo schedato dal vaticano come “persona indesiderabile”. Nonostante questo allontanamento Làszlo riuscì, 1 anno dopo, a tornare in vaticano e a distruggere il capolavoro michelangelesco.

Le conseguenze

Dopo l’attentato Làszlo venne Interrogato, e, benché durante il vandalismo

avesse dato prova di parlare l’italiano, Tóth dette mostra di non capire le domande che gli venivano rivolte, affermando di saper parlare solo l’inglese.

Secondo altre fonti, invece, ripeté frasi sconnesse e senza alcun senso per tutti gli interrogatori, permanendo nella sua convinzione d’essere il Cristo: giunse anche a dire «Che ci sta a fare questa statua qui? Cristo sono io e sono vivo, sono il Cristo reincarnato, distruggete tutti i suoi simulacri». Nonostante l’atto, non fu arrestato, ma fu chiuso in un manicomio per due anni. Successivamente venne rimpatriato in Australia.

Conclusione

Si tratta di una storia molto particolare, che ha fatto parlare di sé

in tutto il mondo e di cui ancora oggi possiamo vedere le tracce.

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