Le vetrate più belle della storia dell’arte

    

Particolare di una vetrata

Prima di parlare delle vetrate, facciamoci una domanda molto semplice: cos’è il vetro? Senza addentrarci nella composizione chimica, possiamo semplicemente dire che il vetro si trova già in natura. Lo si può ottenere utilizzando un composto con sabbia di quarzo scaldandolo ad alta temperatura. A questo punto la massa fusa viene raffreddata e si ottiene così un «fluido solidificato»: è il “vetro”. Il primo utilizzo certo risale già al III millennio a.C. in Mesopotamia dove antichi maestri artigiani sviluppano la tecnica di produzione del vetro creando suppellettili, contenitori, monili, gioielli e molti altri oggetti.

Così come il vetro anche l’origine delle vetrate si perde lontano nel tempo: già presso i romani era abitudine decorare le terme, gli edifici e le ville con vetri colorati.

Nel IV-V secolo la produzione del vetro diventa una vera e propria industria fondamentale per l’economia dell’Oriente, Aleppo e Damaso nello specifico, e del Nord Europa. Queste manifatture erano costituite da sottili lastre di alabastro incastonate in telai di legno che già facevano pensare alle successive vetrate piombate.

Nel VII secolo in molte chiese e monasteri della Gran Bretagna si trovavano già le vetrate piombate.

Nella prima metà del XII secolo, il monaco Teofilo mette a punto un testo per l’esecuzione delle vetrate medievali che diventano delle vere e proprie riletture divine. Incarnano il compito di narrare la vita di Cristo, dei Santi o di raccontare qualche episodio della storia della salvezza.  I primi grandi cicli di vetrate giunti fino a noi risalgono al medioevo e si riferiscono alle industrie manifatturiere di Augusta, Saint-Denis, Poitiers, Le Mans e Chartres. In questi lavori i colori chiari portano subito a creare una connessione con gli smalti carolingi e ottoniani anche se fra i due vi sono alcune differenze. In Francia vetrate espressive si alternano a vetrate figurate o semplicemente decorative mentre in Germania assumono caratteristiche eleganti.

Nel periodo gotico, le vetrate perdono la classica forma rettangolare e si trasformano in forme rotondeggianti passando dal classico rosone a tutto tondo agli archi più o meno accentuati. Stile, soggetti e destinazioni finali resteranno tali per molti secoli fin quando a metà dell’Ottocento un vetraio muranese, Pietro Bigaglia, utilizza il vetro per dare splendore alla sua abitazione.

A fine ottocento in Europa comincia ad emergere l’Art Nouveau e il Liberty e la vetrata ritorna in auge. Louis Comfort Tiffany negli Stati Uniti introduce l’uso dei vetri opachi sostituendo il piombo con il rame. Nel secondo dopoguerra artisti come Chagall, le Corbusier e Anzolo Fuga danno nuova vita alla vetrata rinnovandole sia sul piano formale che tecnico. 

Rosone della cattedrale di Sainte-Chapelle

Sainte-Chapelle, Parigi 

1113 pannelli raffigurano la storia dell’Antico e Nuovo Testamento, dalla creazione del mondo fino alla Resurrezione di Gesù. Tali scene non sono rappresentate su carta ma su 15 vetrate. Un vero spettacolo di luci e colori che impreziosisce la Sainte-Chapelle a Parigi, una delle opere d’arte in vetro più apprezzate e visitate. L’imponenza dell’opera vetraia fa sembrare che non esistano i muri di sostegno dando l’impressione che l’intero edificio sia composto di vetro. Per costruire questo capolavoro dell’arte gotica, sono serviti sette anni di lavoro. La chiesa è stata commissionata dal re cattolico Luigi IX durante il XIII secolo con lo scopo di conservare alcune sacre reliquie. Oltre alle vetrate originarie, si è aggiunto anche il rosone composto da 82 petali che rappresentano il Libro dell’Apocalisse di San Giovanni. Un’opera magistrale che dà l’impressione di un enorme fuoco d’artificio che esplode in un caleidoscopio di colori fantastici. 

Vetrate del duomo di Milano

Duomo di Milano

L’Italia si è sempre distinta per l’arte vetraria e ne è una chiara testimonianza il Duomo di Milano con le sue magnifiche vetrate. Il Duomo di Milano presenta, nelle sue 55 vetrate, un itinerario di luce e di fede che accompagna il cammino spirituale del fedele.

Le vetrate, incastonate nei preziosi marmi di Candoglia, incorniciano la storia della Cattedrale dalla sua origine ad oggi. Il visitatore, entrando, si sente avvolto in un affascinante gioco di luci e di colori. Appena conclusi i lavori di costruzione della cattedrale, la Fabbrica del Duomo crea da subito due forni da vetro per realizzare le ampie vetrate della zona absidale.

Maestranze italiane e d’Oltralpe uniscono i loro sforzi per dare luce alla Cattedrale. I principali committenti appartengono alla famiglia dei Visconti, i duchi di Milano.

Nel 1988, l’artista ungherese János Hajnal realizza l’ultima vetrata del Duomo di Milano. La vetrata è stata definita “dei cardinali” perché esalta due grandi figure della recente chiesa milanese: il cardinal Andrea Carlo Ferrari e il cardinal Alfredo Ildefonso Schuster. La vetrata ha un’estensione di 25 m² ed è alta circa 18 metri. Proprio per il lungo arco di tempo nei quali si sono svolti i lavori di creazione delle vetrate, è possibile ritrovare le varie tecniche utilizzate: dall’assemblaggio di vetri colorati fino al metodo più recente della pittura a fuoco che rende la vetrata simile ad un affresco.  

Vetrate della cattedrale di Chartres

Cattedrale di Chartres

La cattedrale di Chartres è un’altra bella testimonianza di architettura gotica. Situata nella Francia settentrionale, è un edificio alto 130 metri e largo 32 metri costruito tra il 1194 e il 1250. Sulle vetrate troviamo più di 170 scene, la maggior parte dedicate a Maria sempre raffigurata in abiti blu. Infatti il colore prevalente delle vetrate di Chartres è il blu cobalto: un colore che ha fatto breccia nel cuore del re Luigi IX. Il sovrano, infatti, è stato il primo re ad indossare abiti di colore blu. Col tempo è poi diventato il colore dei nobili. Le vetrate venivano realizzate su disegni già preparati e il piombo era la parte scheletrica della struttura. Per realizzare i particolari più piccoli si utilizzava una miscela di vetro e ossido di ferro ed era necessaria una seconda cottura per fissare il disegno.

Soffitto del Grand Hotel di Città del Messico, stile Tiffany

Le vetrate artistiche di Tiffany

Louis Comfort Tiffany, nato nel 1848, è stato un grande maestro e un rivoluzionario dell’arte vetraia. È conosciuto come un importante esponente dell’Art Nouveau, la corrente artistico-filosofica che influenza l’arte tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900.

Louis nasce come pittore ma ben presto, nel 1875, incomincia ad interessarsi alla lavorazione del vetro soffiato e stampato. Inizia così a realizzare vetrate per diverse case di Brooklyn, disegna gli interni della casa dello scrittore Mark Twain finché nel 1882 viene chiamato dal presidente Chester a rinnovare le stanze della Casa Bianca, opere che saranno poi rimosse con l’arrivo del presidente Roosevelt. Nel 1883 apre una vetreria a New York con l’obiettivo di valorizzare e di riportare in auge il settore vetrario e nel 1885 nasce la Tiffany Glass Company.

Il pezzo caratteristico di Tiffany è il vetro opalescente che diventerà la caratteristica delle vetrate artistiche dell’Art Nouveau inaugurando “lo stile Tiffany”. Introduce, inoltre, la tecnica del foglio di rame che gli permette di raggiungere grandi livelli esecutivi abbandonando così l’uso della legatura a piombo.

Nel 1911, a Mexico City, Tiffany lavora per il Palazzo delle Belle Arti dove installa una enorme tenda di vetro: tale opera è giudicata da alcuni un vero capolavoro. E sempre a Città del Messico si trova una delle più belle vetrate contemporanee; è ospitata presso il Grand Hotel e racchiude in sé quattro grandi opere in vetro colorato Tiffany: un enorme tetto a cupola di vetro e ferro battuto. Un capolavore di “Art Nouveau” realizzata nel 1899 in “stile Tiffany”, che crea un grande spettacolo di volte colorate sul soffitto dell’hotel. 

La vetrata: un caleidoscopio di colori, un gioco di luci, un’esplosione di gioia, una meraviglia per gli occhi del visitatore, un incanto per palati sopraffini, un’affascinante girandola di emozioni da cui è difficile non lasciarsi travolgere. Queste e tante altre sono le sensazioni che una vetrata, di qualsiasi epoca e in qualsiasi luogo, suscita nell’animo sensibile dell’osservatore attento. 

Articolo di Canti Franca

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