Paul Gauguin: vita, opere e curiosità

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Paul Gauguin davanti alle sue tele  – 1893

Paul Gauguin: chi non lo conosce e chi non ha mai visto una sua opera? Un artista di  carattere difficile, irrequieto, controverso, un gigante dell’arte dell’ultima metà dell’800, sul quale sono stati scritti centinaia di libri, saggi, recensioni, critiche, sviluppati documentari, film etc. Un artista che oltre ad essere pittore è stato anche un abile scultore del legno. Ma ora noi ripercorriamo, a sommi capi, la sua breve, complessa e travagliata esistenza.

Nasce a Parigi il 7 giugno 1848 da Clovis Gauguin, giornalista francese, e Aline Marie Chazal, di origine peruviana. Per dissidi politici nel 1849 la famiglia si trasferisce a Lima, in Perù presso i parenti di Aline. Durante il viaggio il padre muore e Paul resterà in Sud America, con la sua famiglia, fino al 1855. Rientrati a Orleans e successivamente a Parigi, dopo studi non terminati, all’età di diciassette anni, si imbarca come marinaio su un mercantile diretto in Brasile, ma già nel 1865 riesce ad arruolarsi come Allievo Ufficiale nella Marina francese.

Quindi per anni naviga nei mari del mondo attraversando anche il circolo polare artico. Congedatosi nel 1871, grazie all’appoggio di Gustave Arosa, amico della madre deceduta ormai nel 1867, trova lavoro come agente di cambio in Borsa dove diventa amico per 20 anni di Emile Schuffenecker, futuro artista e suo sostenitore con cui crea la “Scuola di Pont-Aven”.

A Parigi conosce Mette Gad di origine danese, che nel 1873 sposa e dalla quale nascono 5 figli: proprio in questi anni inizia a dipingere come autodidatta, un “pittore della domenica”, assecondando la corrente impressionista. Il 1874 è un anno decisivo: si iscrive all’Accademia per dedicarsi alla carriera artistica ma una serie di congiunture economiche sbagliate e la precaria situazione finanziaria portano Paul a perdere il lavoro e reinventarsene di nuovi trasferendosi anche in Danimarca con la famiglia. Ma i rapporti con Mette diventano difficili e così, dopo dieci anni, ritorna a Parigi con il figlio Clovis.

Ed è in questo periodo che inizia definitivamente l’irrequieta vita di Paul, girovago planetario in luoghi lontani, difficili da collocare oggi…. immaginiamoci a fine ‘800!! Nei suoi ritorni dai viaggi e nei suoi soggiorni in Francia ebbe modo di incontrare artisti, come lui, squattrinati che poi diventeranno, come lui, di fama mondiale: ricordiamo Pissarro, Degas, Renoir, Manet, Bonnard, Vuillard, e naturalmente Van Gogh con il quale condivide in modo burrascoso un breve periodo di vita.

Nel 1885 fu per la prima volta a Pont-Aven, nel 1887 a Panama e in Martinica, nel 1888 di nuovo a Pont-Aven e Arles dove si consuma la famosa rottura definitiva con Van Gogh. In una lettera scritta a Mette nel febbraio 1890, così dice:

“Possa venire presto il giorno in cui fuggirò nei boschi su un’isola dell’Oceania, per vivere colà di estasi, pace e arte, circondato da una nuova famiglia, lontano da questa lotta europea per il danaro”.

E ancora riparte nel 1891 per Tahiti, nel  1894 di nuovo a Pont-Aven e dal 1895 in poi a Tahiti e nelle isole Marchesi dove troverà il suo “Eden” circondato dalle sue “vahine”. Qui entra in dissidio con le autorità locali, viene considerato “indigente” e tenta il suicidio. Nel frattempo le sue condizioni di salute peggiorano e muore di sifilide o di arresto cardiaco l’8 maggio del 1903, nel carcere dell’isola di Hiva Oa, a soli 55 anni.

Scena d’interno. Rue Carcel” (1881)

Paul Gauguin è un impressionista? 

I suoi primi lavori seguono una linea impressionista anche se da subito si può notare come Paul dimostri una forte attenzione per la figura. In “Scena d’interno. Rue Carcel” del 1881, Gauguin sviluppa il suo lavoro su due piani: in secondo piano, dove si autoritrae di spalle appoggiato al pianoforte in ascolto delle dolci note suonate dalla moglie Mette, ritroviamo l’attenzione per le figure mentre in primo piano c’è il forte richiamo alla pittura impressionista data dall’esplosione di colori del grande mazzo di fiori. Questa luminosa cromaticità ricorda il colore vivace di Monet. 

Cristo giallo (1889)

Perché Paul Gauguin ama la Bretagna?

Gauguin non è mai stato particolarmente attratto dalla pittura impressionista perché non voleva fermarsi all’apparenza delle cose ma superarle alla ricerca di quei valori universali che nascono da un rapporto stretto tra l’uomo e la natura. Preferisce dunque, rappresentare luoghi culturalmente incontaminati dove l’uomo non sia ancora giunto ad intaccare quei paradisi con le leggi dell’economia di mercato.

Ed è proprio Pont-Aven, un piccolo e suggestivo borgo di 1500 abitanti nel nord della Francia, dove soggiornerà più volte, il luogo ideale per sviluppare la sua pittura. Un piccolo borgo della Bretagna, una terra ricca di tradizioni popolari e di antichissime leggende dove la civiltà industriale non ha ancora spazzato via le pratiche religiose e i riti.

Un luogo selvaggio come lui stesso l’ha definito:

Amo la Bretagna. Vi trovo il selvaggio, il primitivo. Quando i miei zoccoli risuonano su questo suolo di granito, sento il tono sordo, opaco, potente che cerco nella pittura”.

Ed è qui, proprio in queste terre, che Paul ha tratto ispirazione per il suo “Cristo giallo”, collocato in una cappella di un villaggio di pescatori bretoni. In Bretagna entra in contatto con un pittore molto giovane, Ėmile Bernard, famoso per il suo stile pittorico chiamato “cloisonnisme”, che ricorda l’arte dei vetrai. Ed è sempre in questo periodo che conosce anche i fratelli Theo e Vincent Van Gogh.

Gli amori

Nel novembre del 1873, Paul si innamora di Mette Sophie Gad, una giovane danese di buona famiglia, che sposa nello stesso anno. Con lei avrà cinque figli: Ėmile, Aline, Clovis, Jean-René e Paul.

Ben presto, però, la tranquilla vita coniugale diventa sempre più difficile. Nel 1885 il rapporto diventa esclusivamente epistolare a causa dei suoi frequenti spostamenti sia in Francia che all’estero.

Per questo motivo, anche la moglie Mette decide di lasciare la Francia per tornare, con i suoi figli, in Danimarca. Nel 1897, anno della morte della figlia Aline, anche la relazione epistolare con Paul, che ormai si è stabilito in Polinesia, si interrompe portando alla chiusura definitiva del loro rapporto.

Nel 1891, laggiù in Polinesia, conosce Tehamana, una ragazza molto più giovane di lui. Pur avendo solo 13 anni, Paul la prende con sé con lo scopo di conoscere meglio la cultura locale. Dall’unione con Paul anche Tehamana ottiene qualche vantaggio: un piccolo aiuto economico fondamentale per superare il grave momento di crisi economica che la sua famiglia stava affrontando.

Ma Tehamana non è stata l’unica ragazza “moglie” che Gauguin ha avuto: sembra, infatti, che si sia unito anche ad altre ragazze all’incirca della stessa età.

Teura, altra giovane amante di Paul, veniva considerata da lui come una guida spirituale. Così scrive:

È entrata nella mia vita al momento giusto: più presto forse non l’avrei capita e, più tardi, sarebbe stato troppo tardi. Ora sento quanto l’amo e, grazie a lei, penetro finalmente misteri che fino a qui mi restavano ribelli”.

Purtroppo l’artista era affetto da sifilide, malattia contagiosa che ha trasmesso a tutte le sue amanti. 

Due donne tahitiane

Le donne tahitiane 

Quando Gauguin va a Tahiti, le donne diventano le protagoniste dei suoi quadri. Gauguin amava ambientare le tahitiane in veri e propri paradisi terrestri. Il silenzio delle donne che si fonda con i suoni della natura, gli sguardi pensierosi e le pose vicine ma lontane riempiono di fascino queste opere. La seminudità delle ragazze non era mai sinonimo di volgarità ma una scelta che si inseriva nell’armonia del paesaggio naturale. Sono donne che celebrano l’amore avvolte in abiti dai colori straordinari. Secondo il pittore, la donna è intesa come una sacerdotessa della religione naturale, una via che conduce al mondo spirituale. Queste qualità le vengono attribuite per la sua capacità di generare vita e dunque valori positivi. 

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? 1897 

Il dipinto più curioso?

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Non sono tre domande sull’esistenza della vita ma un dipinto di Paul Gauguin che suscita curiosità.

Nei quadro sono dipinte dodici figure umane e numerosi animali. Un’opera monumentale che è stata analizzata in ogni suo dettaglio e che è stata definita come il testamento spirituale di Gauguin. Le varie figure rappresentano le diverse età della vita osservandolo da destra verso sinistra.

A destra, nell’angolo in basso, un bambino piccolo dorme tranquillo sull’erba. Accanto a lui ci sono tre giovani donne sedute: due hanno lo sguardo rivolto verso il visitatore mentre la terza è di spalle.

Dietro di loro, nella penombra, due figure femminili avanzano con passo lento.

Quasi al centro dell’opera un giovane, coperto da un solo panno intorno ai fianchi, sta cogliendo dei frutti mentre poco distante, sulla sinistra, un giovinetto sta mangiando proprio un frutto.

Nel mezzo di questa scena ci sono anche due gatti e una capra. Proseguendo sulla sinistra si incontra una giovane donna anche lei con un solo panno stretto attorno ai fianchi che si rivolge ad una donna molto anziana seduta a terra in atteggiamento pensieroso.

Ai suoi piedi un uccello bianco, il colore del lutto nella cultura polinesiana. Infine un’ultima donna è raffigurata in secondo piano, in piedi e di profilo mentre la figura che si trova alla sua sinistra è semplicemente una statua. Il tutto inserito in un paesaggio naturale dove, da lontano, si intravede il mare e una grande isola montuosa.

È un’opera complessa dove si può scorgere il bilancio dell’esistenza tormentata dell’artista.

E, per concludere, un curioso suggerimento che Gauguin ha dato all’amico Schuffenecker, pittore francese:

Un consiglio. Non copiate troppo dalla natura, l’arte è astrazione. Scostatevi dalla natura sognando oltre, e pensate più alla creazione che non al risultato. È questo il solo modo per elevarsi  fino a Dio, facendo come il nostro divino Maestro: creando.

Paul Gauguin, l’artista inquieto che con i suoi mondi mitologici ci introduce in scene profondamente autentiche

Articolo di Canti Franca

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