La grande onda di kanagawa

Biografia 

Hokusai Katsushika nacque a Edo, ovvero l’attuale Tokyo, nel 1760 e morì il 10 maggio 1879, ebbe una vita travagliata a partire dalle sue origini, figlio mai riconosciuto di una concubina con il nome di Tokitarō in seguito fu adottato da una famiglia di artigiani, Nakajima, fabbricanti di specchi. Fu un’artista ecclettico che sperimentò varie tecniche pittoriche, dalle xilografie alla stampa di libri illustrati personalmente, ai biglietti d’auguri detti: surimono. A causa della sua situazione economica precaria al limite della povertà pubblicò manuali di disegno rivolti sia ai professionisti che ai principianti i cosi detti: manga. Attualissima forma d’arte giapponese da cui sono nati i cartoni animati della nostra infanzia, ad esempio: Candy candy, Sailor moon, Goldrake ecc…  La sua pittura fu influenzata dal gusto olandese e francese che a sua volta influenzò pittori come:Monet che acquistava opere orientali circa trecento tra cui proprio una copia della grande onda di kanagawa che influenzò l’ultima parte della sua carriera artistica con le famose ninfee, Van Gogh, celebre il “ramo di pesco” dipinto per la nascita del nipote. La curiosità che contraddistingue il maestro è legata al cambio continuo di nome, dovuto ai vari problemi sia di natura economica che familiare ma sopra tutto era considerata una pratica comune ai tempi per differenziare ed evidenziare i vari momenti della carriera dell’artista. La formazione giovanile di Hokusai fu legata al fatto che lavorò come fattorino in una biblioteca ambulante, di seguito per un caso fortuito si ritrovò a incidere un libro, esperienza che stimolò la passione per il disegno. Deciso a seguire tale strada entrò presso lo studio di Katsugawa Shunsho, imparando in breve tempo la tecnica del ukijo.e, la sua grande passione che seguirà in tutta la sua carriera di oltre sessant’anni. carriera artistica dalle sorti altilenanti poichè dato il suo essere fuori dagli schemi previsti dalla società dell’epoca le sue opere suscitavano indignazione appellandolo come “artista eccentrico”, una sorta di nomignolo dispregiativo ma la fortuna volle che le stampe ukijo-e risollevarono le sue finanze, prosciugate dalle disgrazie della sua famiglia, tali che lo costrinsero ad abbandonare Edo e assumere un nome falso per vivere in pace e poter dipingere e riuscire a mangiare. la sua salute non sempre gli arrideva poichè in tarda età lo colpì ‘apoplessia ma assistito dalla figlia devota e a suo dire grazie alla medicina tradizionale cinese si riprese. Nel 1836 fece ritorno nella capitale ma purtroppo a causa della pestilenza che infestava la città la sua arte non gli permise di fare fortuna. proprio in questo periodo apparente buio iniziò forse quelle che sono le sue opere iconiche ovvero: le trentasei vedute del monte fuji. luogo a lui molto caro e l’opera intitolata: La grande onda di kanagawa ne rappresenta l’apice. 

Opera 

L’opera intitolata: la grande onda di kanagawa fu realizzata tra il 1830-31 ed è una xilografia, una tecnica antica d’incisione su tavoletta di legno particolarmente tenera, la base viene inchiostrata e di seguito si stampano su carta o stoffa, quindi permette di riprodurne all’infinito lo stesso soggetto. Una stampa in serie che permise all’artista di realizzarne molte copie che purtroppo con il tempo e per varie vicissitudini andarono perse o lesionate. L’opera divenne immediatamente famosa e rappresentativa dell’arte del maestro Hokusai che dipinse la grande onda in un momento molto delicato della sua vita, la morte dell’amata moglie e di seguito il prendersi cura del giovane e scapestrato nipote che gli portò in eredità non pochi gratta capi. Il quadro raffigura una grande onda minacciosa che cerca di travolgere un’imbarcazione di pescatori, sullo sfondo si staglia la figura imponente e solida del monte Fuji. Considerato da sempre simbolo di bellezza, dal colore si intuisce che la scena si svolga alle prime ore del giorno, con una tempesta in arrivo perchè sullo sfondo appare solo un cumulo di nuvole senza pioggia. Una perfetta fusione dello stile cinese per il movimento dell’acqua in stile shan shui, uno stile tradizionale che solitamente ritrae la forza divina della natura, nel rispetto degli elementi come noto: acqua, terra, metallo, fuoco, aria. La barca di pescatori, in giapponese oshiokuri.bune tradizionale imbarcazione utilizzata per pescare, rappresenta lo sforzo umano del vivere in armonia con la natura senza mancarle di rispetto. L’influenza occidentale è data dall’uso della prospettiva e del realismo, come si vede la montagna è dietro la prima parte del disegno ma non toglie l’importanza anzi l’accentua. L’onda appare maestosa e spaventosa al contempo con la schiuma che simula degli artigli acquatici, come a voler catturare gli sventurati pescatori ma il dettaglio che colpisce maggiormente l’attenzione è il magnifico blu di Prussia. Hokusai visse durante il periodo Edo (1603-1868) vigevano leggi restrittive nei confronti del mondo esterno, gli unici contatti con il mondo occidentale era rappresentato dagli olandesi che agivano tramite la compagnia delle indie orientali. Ebbene il commercio consisteva anche nel trasportare colori, ritenuti merce pregiata, tra questi spiccava il colore blu di Prussia che permise uno volta sbarcato nei porti orientali di conferire ai quadri ed alle stampe una maggiore profondità, detta: prospettiva aerea. Una tecnica semplice, ma quanto mai utile, praticamente i soggetti posti in primo piano hanno un colore intenso, il soggetto posto in secondo piano risulta essere più tenue mentre lo sfondo è decisamente sfumato, una tecnica nota all’arte occidentale da secoli ormai. Il blu detto anche beru permise una maggiore stabilità cromatica perchè i giapponesi usavano un blu di origine organica e per tale motivo tendeva a virare verso altri colori o a sbiadire con il tempo, per questo solo poche copie si possono ricondurre con certezza al periodo Edo. Attualmente è possibile visionare le copie dell’opera in giro per il mondo come ad esempio: il British Museum di Londra, la biblioteca nazionale di Francia a Parigi, la casa museo palazzo Maffei a Verona, Il Museo d’arte orientale a Torino e il museo d’arte orientale Edoardo Chiossone a Genova.

Stile

Il significato dell’opera è contrastante poichè secondo alcuni studiosi l’artista dipinse la grande onda con il chiaro intento di rappresentare la morte incombente sui pescatori e di conseguenza la caducità della vita, secondo altri rappresenta una novità nello stile compositivo in quanto l’onda parte dalla sinistra della tavola, cosa che per uno spettatore giapponese è una novità essendo abituati ad un senso di lettura al contrario per noi occidentali ovvero da destra a sinistra. I pescatori con tutta probabilità avevano finito di pescare e per far ritorno al porto di kanagawa, all’epoca importante scalo per giungere ad Edo, costretti ad affrontare l’onda. L’uomo non si sottrae alla natura anche se essa vuole aggredirlo con l’artiglio di un drago animale che Hokusai dipingeva spessissimo per un senso di religioso rispetto. la forma geometrica del monte Fuji viene ripresa anche nelle onde, dipinte con i colori bianco e blu, a simboleggiare il fuoco e il mare, una sorta di ying e yang. A marzo di quest’anno presso la famosissima casa d’aste Christie’s, l’incisione xilografica la grande onda di kanagawa è stata battuta per quasi tre milioni di dollari, un vero record. Icona immortale che ancora oggi influenza artisti e stili.

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