Gustave Courbet –  Il primo grande provocatore dell’arte accademica 

“…essere capace di rappresentare i costumi, le idee, l’aspetto della mia epoca, secondo il mio modo di vedere; essere non solo pittore ma un uomo; in una parola fare dell’arte viva, questo è il mio scopo”.

Gustave Courbet nasce a Ornans, piccolo paese della Franche-Compté, il 10 giugno del 1819, figlio di un ricco agricoltore della regione. Il padre tenta di avviarlo alla carriera d’avvocato iscrivendolo alla scuola di Besançon dove si trova subito in disaccordo con i metodi didattici ufficiali. Contemporaneamente frequenta la scuola di disegno di Charles-Antoine Flajoulot, che si richiama ai principi di J.L. David. Nel 1844 viene accettato per la prima volta al SALON dove espone “Autoritratto con cane nero

L’oggetto della pittura di Gustave Courbet è la realtà in tutti i suoi aspetti, belli e meno belli, reinterpretando i concetti di bellezza e di armonia e della ricerca sublime tipica della pittura romantica.

Il pittore presentava un gran numero di opere al SALON che non sempre venivano accettate, perciò iniziò a decentralizzare le sue mostre in Germania, Monaco, Francoforte, Belgio e poi Amsterdam, Belgio ecc. fondando scuole e suscitando ammiratori ovunque.

1843-1845 ca.    Autoritratto  “UOMO DISPERATO”

“La pittura è un’arte essenzialmente concreta e può consistere soltanto nella rappresentazione delle cose reali ed esistenti…il bello è nella natura, e si incontra nella realtà sotto le forme più diverse. Non appena lo si trova, esso appartiene all’arte o piuttosto all’artista che sa vedervelo…”

“Non possono esserci scuole, ci sono solo pittori.”

Nel 1846, “…dopo aver discusso sugli errori dei romantici e dei classici…” levò con il suo amico Max Bouchon una bandiera che chiamarono: Arte Realista.

Egli il REALISMO lo intendeva come una conclusione umana che risvegliava le forze proprie dell’uomo contro il paganesimo, l’arte greco-romana, il Rinascimento, il cattolicesimo, gli dei e i semidei; insomma contro l’ideale convenzionale.

Lavorò per ventisette anni seguendo questa idea, senza mai contraddirsi. Lavorò come lui stesso sosteneva, per essere uomo piuttosto che un pittore, contrariamente a quanto fanno i romantici, l’”arte per l’arte”, e gli studiosi del classicismo.

Reagì contro le credenze infantili dell’umanità e fu perciò attaccato con una violenza senza precedenti. Sul suo conto furono spacciate tutte le storie più favolose e più contradditorie.

–    1848   Autoritratto con la pipa   –  

Tra i suoi dipinti dei primi anni Quaranta dell’Ottocento ci sono diversi autoritratti dove l’artista amava proporsi in diversi ruoli. In quest’opera l’artista descrive i suoi lineamenti con uno stile “romantico” aggiungendo una nota di sottile sensualità. Lo sguardo trasmette nobiltà e aristocrazia, i capelli si fondono con lo sfondo. Courbet era un vero maestro nel saper esprimere, nei suoi ritratti e autoritratti, lo spirito del suo tempo, oltre a sottolineare le caratteristiche di base di un uomo di quel tempo.

Questo dipinto fu rifiutato dal SALON.

1849 – Courbet ottenne il suo primo successo al SALON con l’opera “Dopo cena a Ornans” che gli fece guadagnare una medaglia d’oro.

– 1849   Dopocena a Ornans    195×257    –

I tre personaggi rappresentati seduti intorno al tavolo soddisfatti del loro pasto appena concluso, dopo le chiacchere ascoltano in silenzio la musica suonata da un violinista. L’impostazione e la penombra ricorda il dipinto di Caravaggio “La vocazione di san Matteo”: Courbet vuole omaggiare Caravaggio per la geniale interpretazione del fatto evangelico in chiave realistica ed attualizzata.

Non è una scena di genere, nello stile olandese del piccolo quadro. Le figure sono ritratte a grandezza naturale, come per tradizione si usava fare nei quadri di storia eroica; ma qui non vi è più alcuna traccia di gesta eroiche.

– 1949   Gli Spaccapietre   159×259   –

Con quest’opera Courbet vuole rappresentare con crudo realismo un vecchio operaio mentre spacca le pietre a colpi di martello, aiutato da un garzone che regge una pesante cesta di ciottoli già lavorati.

Il pittore, fedele ai canoni del Realismo, indaga la povertà dei due uomini mettendone in risalto gli aspetti materiali: le calze bucate, il panciotto lacerato, gli zoccoli consunti, le toppe sulle maniche. Non tralascia inoltre l’aspetto psicologico: il vegliardo infatti, presenta un volto inespressivo, che testimonia la consapevolezza dell’ineluttabilità del loro destino che condanna entrambi a spaccare pietre per tutta la vita.

L’opera finì distrutta durante la seconda guerra mondiale.

E’ un’opera di denuncia sociale della fatica del lavoro. Courbet introduce nello scenario artistico francese, temi come la povertà, la precarietà della vita e soggetti considerati, fino a quel momento, indegni di raffigurazione. Inutile dire che il dipinto suscitò aspre polemiche da parte di critica e pubblico.

“Nella nostra società così incivilita, bisogna che io conduca una vita da selvaggio; bisogna che mi tenga libero anche dai governi. Il popolo gode le mie simpatie; devo rivolgermi direttamente a lui, ricavarne il mio sapere, e dev’essere lui a farmi vivere. Per questo ho incominciato la grande vita indipendente del bohémien”.   (G. Courbet 1850)

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-1850      Sepoltura ad Ornans    314×663   –

Questa è una delle opere più importanti di Courbet in cui descrive il funerale del prozio a cui partecipò nel mese di settembre del 1848. Le persone che parteciparono al funerale furono i modelli per il dipinto. Non semplici attori di una narrazione funebre ma i parenti e amici del defunto presenti alla cerimonia. Il risultato è una presentazione realistica di loro e della vita ad Ornans. Il dipinto suscitò scalpore soprattutto perché l’artista raffigurò un “normale” fatto cittadino in una scala che solitamente era riservata a un soggetto religioso.

-1853   Le Bagnanti    227×193   –

Presentato al SALON del 1853, fu apostrofato malamente dall’imperatrice che paragonò la robusta modella a una giumenta. Napoleone III invece ordinò di far frustare simbolicamente l’opera per punirla del suo eccesso di realismo.

COME MAI TANTO SCANDALO???

L’immagine non è affatto oscena: due donne si apprestano a fare un bagno di cui solo quella di spalle è hyparzialmente denudata ma, il fatto è che si trattava di due donne vere, due contadinotte nemmeno troppo belle.

Le due popolane che si stavano spogliando, imbarazzò i visitatori del SALON.

Per Courbet dipingere fanciulle in sovrappeso ma reali e concrete era l’omaggio più sincero che l’arte potesse fare alla bellezza e alla sensualità femminili.

 1855   L’Atelier dell’artista     359×598   –

“…E’ il quadro più sorprendente che si possa immaginare. Ci sono 30 figure grandi al naturale. E’ la storia morale e fisica del mio atelier. Sono tutte le persone che mi servono e che partecipano al mio lavoro. Lo intitolerò: prima serie, perché spero di far passare nel mio studio l’intera società, ed esprimere le mie inclinazioni e le mie repulsioni…”

Nel 1855 Courbet presentò quattordici dipinti per L’Esposizione Universale. Non tutti vennero accettati fra cui “L’atelier dell’artista” per mancanza di spazio; deluso da questo l’artista espose i suoi dipinti nel Pavillon du Réalisme, una struttura temporanea accanto al Salone ufficiale.

L’opera è un’allegoria della vita di Courbet come pittore, vista come un’impresa eroica, in cui è affiancato da amici e ammiratori a destra, e sfide e opposizione a sinistra. Proprio sulla sinistra ci sono le figure (sacerdote, prostituta, scavatore di tombe, commerciante e altri) che rappresentano ciò che Courbet ha descritto in una lettera come:

“…l’altro mondo della vita banale, le persone, la miseria, la povertà, la ricchezza, gli sfruttatori e gli sfruttati, le persone che vivono della morte”.

…E CONTINUA A PROVOCARE CON UN AMORE FRA DUE DONNE E I GENITALI FEMMINILI IN PRIMO PIANO…

1866    Le Sommeil  (il sonno)   135×200    –

  1866    L’Origine del mondo    55×46    –

ANCHE FACEBOOK CENSURA L’OPERA!!!

Queste due ultime opere non hanno avuto l’autorizzazione a venir mostrate pubblicamente; furono esposte la prima volta da un rivenditore nel 1882. Questi dipinti erotici crearono un notevole impatto nell’arte del XIX secolo perché in seguito tutta una serie di artisti, primo fra tutti Henri de Toulouse-Lautrec, vennero fortemente ispirati ed influenzati.

     1870      L’Onda      117×160     –

Al Salon di Parigi del 1870 Courbet fu al centro dell’attenzione con l’opera “L’Onda”.

Una visione intensa del mare tempestoso, tormentato e sofferente, come è stata tutta la sua vita d’artista realista.

La stessa sfida realistica alla rappresentazione del mare era in quegli anni condivisa da una forma d’arte neonata: la fotografia.

“Ho cinquant’anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che si dica di me: non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l’unica cosa a cui è appartenuto è stato la libertà.”

Nel giugno del 1871 Courbet venne accusato di essere stato complice nella demolizione della colonna Vendòme e condannato a sei mesi di carcere.

Nel 1872, l’esclusione dal Salon e il timore di essere di nuovo imprigionato spinsero Courbet a lasciare la Francia e a rifugiarsi in Svizzera. Fiaccato dalla commiserazione e dalla sofferenza per la condizione di esule, annegò i suoi dispiaceri negli alcolici; si ammalò di cirrosi che lo condusse alla morte il 31 dicembre del 1877.

Articolo di Sandra EMME

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