Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo: Spiegazione

Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo è un ciclo di affreschi quasi perfettamente conservato che si trova nel Palazzo Pubblico a Siena, ed eseguito da Ambrogio Lorenzetti, pittore senese del Trecento, nel 1337. Gli affreschi sono composti in totale da sei scene, su tre pareti di una stanza detta Sala del Consiglio dei Nove.


Queste opere rappresentano al meglio gli effetti che possono avere queste due tipologie di governo sulla città e sebbene siano di qualche secolo fa, risultano ancora molto attuali.

Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo: i Nove

Prima di passare ad analizzare l’opera è importante capire il contesto storico nel quale è stata commissionata, questo perché proprio questi affreschi rappresentano ciò che voleva diffondere il governo dei Nove alla città.

Ma chi erano i Nove?

Il Governo dei Nove fu una delle magistrature più importanti di Siena tra il 1287 e il 1355 ed era formato da nove componenti della Giunta della Repubblica di Siena costituita da persone appartenenti alla categoria di artigiani e commercianti capaci di governare la città e i propri interessi.

Fu proprio in quegli anni che Siena visse il periodo più florido e benestante tanto che vennero avviati numerosi cantieri come ad esempio quello del Duomo.

Nel 1337 i Nove affidarono ad Ambrogio Lorenzetti la decorazione della cosiddetta Sala dei Nove all’interno di Palazzo Pubblico. Non era una sala scelta a caso, infatti era proprio qui che i Nove ricevevano gli ospiti che dovevano percepire immediatamente quali erano le loro politiche e soprattutto la loro idea di governo.

É il primo grande ciclo pittorico con soggetto profano della storia dell’arte ed è estremamente didascalica in quanto doveva essere facilmente comprensibile a chiunque.

Allegoria ed effetti del Buongoverno: analisi

Analisi dell’Allegoria

Partiamo con le figure più importanti: il Governo rappresentato con un vecchio saggio che indossa una tunica bianca e nera (che sono i colori della città) e la Sapienza rappresentata con la bilancia in mano.

Per governare in modo saggio però occorre che vi siano le virtù morali (da sinistra Pace, Fortuna, Prudenza, Magnanimità, Temperanza e Giustizia) che sono proprio raffigurate al fianco dell’uomo. Sopra testa di quest’ultimo invece compare la figura della Carità mentre sopra la testa della Prudenza troviamo raffigurata la Fede e sopra quella della Magnanimità la Speranza.

Interessanti le figure femminili sulla sinistra che rappresentano, dall’alto, la Sapienza che regge la bilancia sui cui due piatti due angeli amministrano i due rami della Giustizia. Subito sotto è presente la Giustizia sul trono, che regola la bilancia, ma è solo amministratrice.

Sotto queste figure ritroviamo un’altra figura femminile: la Concordia simbolo dell’uguaglianza, infine una serie di uomini abbigliati in maniera diversa che indicano il diverso status sociale.

Analisi degli Effetti

La seconda parte di questo grande affresco la ritroviamo su una delle due pareti laterali e rappresenta gli Effetti del Buongoverno in città ed in campagna.

É proprio qui che si possono notare le politiche di governo avviato dai Nove infatti si nota la spensieratezza dei personaggi raffigurati in primo piano vestiti con abiti alla moda, le cui stoffe richiamano proprio i fasti e l’eleganza che si potevano permettere grazie alle ricchezze che giungevano in città.

I personaggi sono tutti indaffarati nelle loro attività di vendita o di diletto, addirittura le figure femminili in primo piano sembra quasi che danzino, prive di pensieri o preoccupazioni. Sullo sfondo possiamo notare anche la costruzione di nuovi edifici da cui possiamo scorgere, nell’angolo di sinistra la cupola del Duomo con la sua torre, proprio quell’edificio di cui i Nove avviarono i lavori.

La scena è divisa in due parti da una grande cinta muraria rossa che divide la città dalla campagna, e questo senso di pace, tranquillità e benessere lo ritroviamo anche qui. La terra è rigogliosa e i contadini si affaticano a raccogliere i propri prodotti trasportati poi da animali. Sebbene il lavoro sia faticoso, sembra che questo non causi loro disagi in quanto sono consapevoli che il loro duro lavoro verrà ricompensato.

In tutto l’affresco si percepisce pace e armonia data anche dalla stesura del colore chiaro e luminoso.

Allegoria ed effetti del Cattivo Governo: analisi

Nella stessa Sala dei Nove a Palazzo Pubblico, Lorenzetti realizzò un secondo ciclo pittorico Allegoria ed effetti del cattivo Governo.

Un tono più cupo lo ritroviamo in questo affresco dove sono rappresentati gli aspetti negativi di ciò che porta una tirannia. La decisione dei Nove di far affrescare anche questa parte era per dimostrare quanto il loro governo fosse equo, a differenza di un tipo di governo che punta soltanto al proprio interesse.

Questo affresco risulta molto più danneggiato rispetto al precedente, ma ciò che rimane visibile è sufficiente per permettere di comprendere quanto drammatica sia la scena.

Al centro su un trono è seduta la Tirannide dall’aspetto demoniaco, con gli occhi storti, le zanne e le corna ed è circondata da Avarizia, Superbia e Vanagloria. Ai suoi piedi una capra rappresentata anch’essa con un aspetto demoniaco tanto che riesce a trasmetterci un senso di angoscia e paura.
Ora poniamo l’attenzione sulla destra: si tratta di una donna che sta segando in due il proprio corpo. Guardandola attentamente si nota il suo vestito bianco e nero e la scritta “Siena” proprio sulla veste: essa è la Divisione e simboleggia la città divisa da lotte interne.

Sotto al trono è raffigurata rassegnata la Giustizia priva delle vesti.

Gli effetti del cattivo governo sono devastanti: la città e i campi sono in fiamme, numerosi arresti, violenze, saccheggi, distruzioni e morti disseminati ovunque, nessuno vuole più lavorare e solo il fabbro trova un proprio spazio ma come fabbricante di armi.

Guardando questa parte non possiamo non notare con quanta freddezza e precisione sia stato rappresentato quello che ancora oggi capita in numerosi regimi dittatoriali.

Articolo di Elena Bruno

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