Visioni Metafisiche: La mostra fotografica di Vasco Ascolini

Vasco Ascolini incontra Canova, Thorvaldsen e De Chirico

Quando la fotografia incontra l’arte: La mostra fotografica di Vasco Ascolini

All’interno dell’affascinante cornice della Casa Museo Bagatti Valsecchi in collaborazione con la Fondazione Pasquale Battista va in scena la mostra del fotografo italiano Vasco Ascolini dal titolo “Visioni Metafisiche. Vasco Ascolini incontra Canova, Thorvaldsen e De Chirico”.

Si tratta della prima mostra antologica realizzata a Milano dedicata al fotografo Ascolini. Attraverso le eleganti sale museali, si possono ammirare oltre settanta fotografie che hanno come soggetto elementi scultorei che, con immobilità statuaria, animano contesti abbandonati. Inoltre i vari scatti dialogano con alcuni modelli e calchi in gesso dei più grandi scultori dell’800 come Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen e con alcuni dipinti di Giorgio De Chirico.

L’obiettivo della mostra è creare una intensa dialettica tra l’antico e il contemporaneo in linea con il desiderio dei fratelli Bagatti Valsecchi. Questo connubio crea un’atmosfera metafisica capace di creare immagini e fantasie che vanno oltre il reale. Per il visitatore si tratta di un tuffo tra ricordi, teatro e metafisica.

Vasco Ascolini

Chi è Vasco Ascolini?

Ascolini nasce il 10 maggio del 1937 a Reggio Emilia. Nella seconda metà del Novecento si afferma in Italia e all’estero per le sue fotografie a tema teatrale e per gli scatti dedicati ai reperti museali e architettonici.

Nel 1965 inizia la sua carriera fotografica. Dal 1973 al 1990 è il fotografo ufficiale del Teatro Municipale “Romolo Valli” di Reggio Emilia. A partire dai primi anni ‘70, accanto all’interesse teatrale si aggiunge la passione per i Beni culturali e i luoghi, come i Musei, dove si conserva e si espone l’Arte. Da questo momento, infatti, riceverà incarichi importanti da parte di alcuni grandi musei francesi quali il Louvre, il Rodin, il Carnavalet solo per citarne alcuni.

Le sue foto sono sempre state caratterizzate da un intenso contrasto tra bianco e nero. A partire dagli anni Ottanta, Ascolini espone le sue opere in una serie di mostre di importanza internazionale come la mostra realizzata al Lincoln Center di New York nel 1985 sul teatro.

Sempre in questi anni riceve l’incarico ufficiale di fotografare la città di Aosta che sfocerà, nel 1989, in una mostra dal titolo “Vasco Ascolini. Aosta metafisica e altri luoghi”. Oltre Aosta, anche la città di Arles gli conferisce l’incarico di immortalare le sue bellezze ricevendo la “Grande Medaglia della Città di Arles” per l’ottimo lavoro svolto.

Autoritratto, Canova, 1811-1812

Antonio Canova

Antonio Canova nasce a Possagno, vicino a Treviso, il 1° novembre del 1757. Dopo la morte prematura del padre, Antonio viene affidato alle cure del nonno paterno Pasino, un abile scalpellino e capomastro, che lo avvia allo studio scultoreo. Nel 1768 si trasferisce a Venezia dove inizia i suoi primi studi all’Accademia del Nudo e realizza le sue prime opere che gli danno celebrità. Nel 1779, Canova compie il suo primo viaggio a Roma e sarà proprio lì che raggiungerà l’apoteosi creando le sue opere migliori. Lavora per i più potenti della terra: principi, sovrani e papi sono i suoi committenti. La sua arte esprime la vicinanza alla mitologia classica e all’eleganza espressiva delle statue ellenistiche. Muore il 13 ottobre del 1822 a Venezia e riposa nel Tempio Canoviano  progettato da lui ma completato solo 10 anni dopo la sua morte. 

Bertel Thorvaldsen

Bertel Thorvaldsen

Thorvaldsen è uno scultore danese nato nel 1770 a Copenaghen. Eredita la passione per la scultura dal padre, un fabbricante di intagli decorativi per grandi navi. Considerato tra i massimi esponenti del neoclassicismo, vive parte della sua vita in Italia dove si dedicò allo studio dell’antico producendo opere monumentali animate da una serenità interiore. Bertel muore improvvisamente la sera del 24 marzo 1844, per un aneurisma, mentre si trovava a teatro. Tra le sue tante opere, vale la pena ricordare la sepoltura di Papa Pio VII, l’unica opera realizzata da un non-italiano nella Basilica di San Pietro. 

L’aragosta, Giorgio de Chirico

Giorgio De Chirico

Giorgio de Chirico è nato nel 1888 a Volos in Grecia. Figlio di un ingegnere ferroviario, fin da giovane segue un corso di disegno presso il politecnico di Atene, poi, agli inizi del Novecento, si trasferisce con la mamma e il fratello a Monaco di Baviera dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Monaco. Con Carrà, dà inizio alla pittura “metafisica” adottando la tecnica di accostare vari oggetti e statue antiche in uno spazio quattrocentesco con colori moderni. Un’associazione stupefacente agli albori del surrealismo. Dipinge personaggi della mitologia greca, compone nature morte che lui stesso definisce “vite silenziose”, riempiendo le sue opere di enigmaticità. Muore nel 1978 a Roma.

Ebe, modello in gesso, Bertel Thorvaldsen, 1806

La mostra “Visioni metafisiche”

Il percorso di visita della mostra si snoda attraverso 9 sale appartenenti al sontuoso appartamento dei fratelli Bagatti Valsecchi.

Il visitatore viene accolto da Ebe, figlia di Zeus ed Era, la dea della giovinezza, la coppiera degli dei. Questo calco di Thorvaldsen, conservato nella Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, ci fa rivivere con la sua bellezza classica l’atmosfera serena delle statue ellenistiche.

Tra centinaia di volumi ottocentesche, spunta l’“Autoritratto” di Antonio Canova che, con gli occhi rivolti al cielo, ci riporta all’idea dell’immortalità dell’eroe insita nel mondo ellenico. L’opera, in dialogo con l’“Autoritratto con i quadri” di Giorgio de Chirico e gli scatti di Ascolini, incornicia il lavoro di studio che sta dietro qualsiasi creazione artistica.

Il percorso prosegue con il confronto tra la “Madonna penitente” di Antonio Canova e quella ritratta da Ascolini al Musée d’Orsay. “L’aragosta”, capolavoro metafisico di Giorgio de Chirico accentua la precarietà della vita in continua lotta con la morte invitando il visitatore a spingersi oltre. Con lo stesso intento, a pochi metri di distanza, uno scatto di Ascolini immortala un volto trasfigurato dal cellophane.

E come dimenticare l’imponente “Mercurio” di Thorvaldsen che condensa in sé delicatezza e monumentalità? Nel piccolo spogliatoio alle spalle della Camera verde, aperta in via eccezionale per la mostra, una serie di scatti mostrano interni di scuole d’arte, depositi e aree in manutenzione dei musei. È un dialogo silenzioso, inedito, molto profondo che avvolge lo spettatore in un’atmosfera senza tempo, in una dimensione metafisica dove il bianco del marmo fa da contrasto al nero della fotografia, dove la gestualità delle opere riempie gli spazi infiniti e a volte disabitati.  

Info

La mostra, curata da Antonio D’Amico e Luca Carnicelli, presentata dal Museo Bagatti Valsecchi e dalla Fondazione Pasquale Battista, con il sostegno del Gruppo Augusta Ratio S.p.A., SILGAS e K&L Gates, il patrocinio della Regione Lombardia, del Comune di Milano e dell’Institut français di Milano, e con la fondamentale collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, rimarrà aperta fino al 3 dicembre 2023 presso la Casa Museo di via Gesù, nel cuore del quadrilatero della moda milanese. 

Questo e molto altro è ciò che il visitatore potrà trovare immergendosi nella mostra dove l’eleganza del passato diventa il prestigio di oggi.

Articolo di Canti Franca

Orari

Mer 13.00 – 20.00

Gio-Ven 13.00 – 17.45

Sab-Dom 10.00 – 17.45

Lun-Mar Chiuso

Info e prenotazioni

tel. (+39) 02 7600.6132

info@museobagattivalsecchi.org

visiteguidate@museobagattivalsecchi.org

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