Realizzare opere d’arte con il cubo di Rubik

Avete mai provato a risolvere il famosissimo cubo di Rubik? Ogni faccia del cubo deve avere un solo colore e metterli nel giusto ordine è sembrato impossibile a molti. Qualcuno di noi ci sarà riuscito dopo numerosi tentativi, mentre altri lo avranno semplicemente riposto in un cassetto dimenticandolo.

Anche se può sembrare un passatempo, c’è chi lo ha usato per creare delle vere e proprie opere d’arte entrando addirittura nel Guinness dei primati o arrivando a raggiungere un numero così alto di followers su Instagram da diventare un vero e proprio caso mediatico.

Cubo di Rubik: come nasce il gioco?

Il cubo di Rubik nasce nel 1974 inventato dal professore di architettura e scultore ungherese Ernő Rubik con l’obiettivo di aiutare i propri studenti di design a pensare in modo geometrico, diventando poi uno dei giochi più venduti al mondo.

Sicuramente la domanda che pongono più spesso al suo inventore riguarda come sia nato il gioco. A questa domanda risponde nel suo libro autobiografico affermando:

La mia creazione non scaturì da un evento fortuito. Ero solo tremendamente curioso. Volevo scoprire qualcosa. Pur non sapendo di preciso che cosa. Cominciai a lavorare a un problema geometrico e il mio obiettivo era… nulla.

Avevo soltanto un’idea ma non riuscivo nemmeno a formulare i termini del problema che cercavo di risolvere. Eppure, la prospettiva di realizzare un oggetto tridimensionale a forma di cubo capace di muoversi intorno ai suoi assi mi appassionava. Partendo da questa curiosità, cominciai a studiare i vari passi successivi che sarebbero stati necessari.

Dopodiché mi ritrovai a giocare incessantemente, come avrei fatto con qualsiasi rompicapo stimolante. Forse c’è anche un aspetto agonistico, la speranza che in qualche modo la partita possa essere vinta.

Mi limitavo a godermi il problema in cui mi ero imbattuto, consapevole che per me lavorare su un problema è prerequisito essenziale per stimolare – o liberare – l’immaginazione. Alla fine trovai le risposte a tutte queste domande: in un cubo 3 X 3 X 3 con facce di colore rosso, bianco, arancione, verde, blu e giallo.

Tutto qua.

Noi lo conosciamo prevalentemente come gioco di intrattenimento, ma il MoMa di New York lo espone nella propria collezione permanente come se fosse una vera e propria opera d’arte.

Cubo di Rubik: utilizzare solo sei colori per un’opera d’arte

Se risolvere il gioco vi è sembrato impossibile, pensate a quanto possa essere complesso realizzare un ritratto o riprodurre un’opera d’arte famosa utilizzando solamente i sei colori con cui è composto il cubo.

Gli artisti di Cube Works Studios, con sede a Toronto, hanno realizzato lavori davvero di grandissime dimensioni, come ad esempio la riproduzione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci utilizzando 4.050 cubi.

Pensando al quadro originale ci vengono subito in mente tutti quei colori sfumati magistralmente dal grande maestro toscano, la tavola imbandita e la grande tridimensionalità che ancora oggi, nonostante fortemente danneggiato, attira la nostra attenzione lasciandoci senza fiato.

Come hanno riprodotto tutto questo?

Si tratta di un lavoro molto meticoloso che inizia partendo dalla parte grafica del progetto, svolta a computer. Per prima cosa bisogna trasformare tutti quei colori in rosso, bianco, arancione, verde, blu e giallo digitalizzando l’immagine trasformandola in una sorta di mosaico.

Grazie alla presenza dei pixel, i colori vengono sostituiti manualmente uno per uno con quelli del cubo. Accostandoli accuratamente, si creano luci e ombre che danno origine all’immagine che si vuole rappresentare.

Questa è sicuramente la parte più lunga del lavoro infatti può richiedere molte ore. Pensate che per rielaborare la Creazione di Adamo di Michelangelo ci sono volute 200 ore solo per trasformarla nei colori del cubo.

Una volta concluso questo passaggio, si può procedere con la realizzazione pratica, a dimensioni reali, di quanto creato a computer e può variare da un giorno fino a diverse settimane. Ciò dipende da quanti cubi si utilizzano, da quanto grande è il progetto e ovviamente da quante persone ci lavorano.

Giovanni Contardi da Instagram a Manhattan

Giovanni Contardi, nato in un paesino in provincia di Pesaro nel 1995, ha realizzato dei veri e propri capolavori con questo passatempo.

La sua passione per questo gioco è nata quando frequentava il liceo, dove riusciva a risolvere l’enigma in pochissimo tempo. Questo è stato solo l’inizio, infatti successivamente decise di partecipare a numerose gare di Speedcubing e nel 2012 è riuscito a battere il suo record personale concludendo con una mano sola tutte le facce del cubo in 9,43 secondi.

I suoi progetti andarono oltre il semplice gioco, infatti il suo primo grande lavoro risale proprio agli anni del liceo dove riuscì a riprodurre l’Urlo di Munch mettendo insieme 900 cubi.

Il 2016 è stato sicuramente un anno di svolta per il giovane artista in quanto, dopo essersi trasferito in Australia, decise di condividere questa sua passione sui social, in modo particolare su Instagram. Il suo obiettivo era quello di avvicinare sempre più persone a questo gioco facendolo conoscere in un modo diverso dal solito.

I ritratti di Bob Marley, Amy Winehouse, Freddie Mercury e dell’iconica Marilyn Monroe eseguiti con il cubo di Rubik, hanno fatto il giro del del mondo e Giovanni Contardi ha raggiunto un successo inaspettato, ottenendo un numero impressionante di followers.

Questo lavoro gli sta conferendo non solo una grande soddisfazione, ma anche una grande notorietà, tanto da diventare ambassador ufficiale per la Rubik’s.

Il suo successo non si è limitato ad Instagram, infatti di recente una galleria d’arte di Manhattan ha deciso di esporre i sui lavori diventando in questo modo un artista a tutti gli effetti.

Oggi Contardi non realizza più opere solo per semplice passatempo, ma viene anche chiamato per eseguire ritratti su commissione.

Josh Chalom e il Guinness dei primati

Josh Chalom è il nome di un atro grande artista e designer che ha deciso di realizzare con il gioco dei veri e propri capolavori, non accontentandosi di eseguire solo ritratti ma di progettare il mosaico più grande al mondo, entrando nel Guinness dei primati.

L’opera è stata realizzata nel 2012 a Macao, in Cina. Raffigurava alcune famose vedute della regione e per realizzarla ha utilizzato più di 85 mila cubi per una misura finale di 68,78 X 4,03 metri.

Ciò che ha reso titanica questa impresa è stata l’esecuzione del lavoro: due settimane per progettare il mosaico, cinque settimane per risolvere ogni singolo cubo e 90 giorni per posizionarli sui pannelli.

Una squadra di 25 persone ha poi assemblato il modello finale per collocarlo sul lungomare di Macao. Sicuramente avrà lasciato senza parole tutti coloro che sono riusciti ad ammirarlo dal vivo.

In un’intervista ha dichiarato:

Sono sempre stato un fan del Guinness World Records e volevo creare qualcosa di magnifico che facesse dire “Wow” alle persone.

Il Cubo di Rubik mi ha sempre affascinato: è una di quelle cose con cui tutti possono relazionarsi, in tutto il mondo.

Ad un certo punto della nostra vita, ne abbiamo preso tutti uno e siamo riusciti a decifrarlo e completare il cubo, oppure ci siamo stufati e ci siamo arresi.

Articolo di Elena Bruno

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