La Circassienne au Bain – L’opera che affondò con il Titanic

“I marinai ci dicono che è una traversata meravigliosa, ma c’è freddo e molto vento” queste sono le poche parole rimaste di Esther Hart, tratte da una lettera da lei scritta a bordo del Titanic e venduta recentemente all’asta per 145 mila euro. Una traversata, quella del Titanic, che non sarà propriamente “meravigliosa”, uno dei più tragici disastri navali della storia del Novecento con un gravoso bilancio di vite umane.

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Nella notte del 15 aprile 1912, tragica data del naufragio della nave, si persero insieme a tante vittime anche oggetti preziosi, mobili d’epoca, con cui la nave era arredata, costosissime suppellettili e opere d’arte.

Forse non molti sanno che un’illustre vittima del naufragio fu Benjamin Guggenheim, padre di Peggy e fratello di Solomon R. Guggenheim, membro di una delle più importanti e famose famiglie di mecenati e appassionati d’arte.
Ma, nonostante questa notevole presenza, i quadri trasportati sul Titanic e a noi noti non sono molti e non di proprietà del magnate.

Sicuramente errato e fuorviante è quanto si vede nel film Titanic del 1997: in una delle prime scene la protagonista, Rose, mostra nella sua cabina Les Demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso, e vediamo poi comparire le Ninfee di Monet, dipinte in realtà solo 15 anni dopo, nel 1927. Una finzione cinematografica che per fortuna non ha basi storiche.

Allora quale era l’opera più importante presente sulla nave? Basandoci sulle richieste di risarcimento presentate alla compagnia White Star Line possiamo affermare che fosse il quadro “La Circassienne au Bain” di Merry-Joseph Blondel, dipinto nel 1814 e di proprietà di Mauritz Håkan Björnström-Steffansson.

La Circassienne au bain - Wikipedia
Ricostruzione del dipinto

Quest’ultimo era un giovane uomo d’affari svedese, passeggero della prima classe, sopravvissuto al disastro, che chiese, come risarcimento per la perdita della preziosa opera, la cifra di 100000 $, (pari oggi a circa 2,4 milioni di dollari). Non sono noti i motivi che avevano spinto il giovane, allora trentaduenne, ad acquistare questa opera né quelli che lo indussero a trasportarla con sé negli Stati Uniti.

Ma chi era l’autore dell’opera dispersa, cioè Merry-Joseph Blondel? Un pittore nato a Parigi nel 1781, che aderì al movimento neoclassico, figlio d’arte, suo padre era infatti un accademico di San Luca. L’artista vinse il Prix de Rome nel 1803 e questo gli permise di vivere a Roma dal 1809 al 1812. Tornò poi a Parigi dove espose per molti anni le sue opere al Salon, anche la stessa Circassienne venne esposta al Salone del 1814. Se oggi vogliamo ammirare la sua pittura possiamo trovarla al Castello di Fontainebleau, dove l’artista realizzò il salone di Diana, oppure al Louvre dove decorò diversi soffitti. Ma molte sono anche le sue tele conservate nei più importanti musei del mondo.

La Circassienne au Bain era un soggetto che seguiva il gusto ammiccante dell’epoca, un nudo inizialmente accolto con qualche diffidenza dalla critica ma che trovò invece ampia diffusione a mezzo stampa.

La bellezza delle donne della Circassia, era leggendaria già nel medioevo, anche in Italia era nota questa fama, basti pensare che, secondo una leggenda locale, a Grosio (in provincia di Sondrio) gli uomini che andavano soldati per la Serenissima sposavano spesso schiave circasse, che portavano in paese i loro variopinti abiti, rimasti, ancora oggi, come costume tipico locale.

Il dipinto, affondato con il Titanic, misurava circa 2,40 metri per 1,20, una tela di importanti dimensioni, raffigurava appunto una bellezza della Circassia, nuda, coperta solo da un velo, una donna dai capelli scuri e raccolti, legati con un nastro blu. Alle orecchie un vistoso gioiello, e al polso un bracciale, unici elementi che decoravano la sua nudità. La giovane è in procinto di immergersi in una vasca, con un piede sfiora già l’acqua di una splendida fontana. Dietro di lei una vegetazione lussureggiante.

Un uso del nudo precoce, questo, siamo solo nel 1814, la rappresentazione del corpo femminile diventerà in seguito un vero e proprio cavallo di battaglia per i pittori cosiddetti “pompier”. Un modo di fare arte derivato dagli insegnamenti accademici, che si imporrà in Francia dalla metà del XIX secolo. Basti pensare alla celeberrima “Nascita di Venere” di Alexandre Cabanel del 1863.

E la nostra Circassiana che fortuna avrebbe avuto se non fosse affondata con il Titanic? Saremmo andati a rimirarla in qualche museo o sarebbe scomparsa nell’anonimato? Probabilmente è stata resa immortale dal mare, quel mare che “è un nemico che gli uomini si sforzano di amare” come disse Giovanni Papini.

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Articolo di Giorgio Panigati – Instagram: Lessisabore80

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