Cosa accade alle opere d’arte durante la guerra?

COSA SUCCEDE ALLE OPERE D’ARTE

DURANTE LA GUERRA?

Nei tempi di guerra, era ritenuto “normale” l’effetto collaterale del saccheggio di beni artistici e culturali. Successivamente, nelle guerre moderne si aggiunse anche la distruzione di monumenti e di edifici storici, a causa della pratica del bombardamento delle città e dei centri abitati.

Tuttavia è importante sottolineare come anche l’abbattimento di monumenti e la depredazione di beni culturali amplifichi ulteriormente gli effetti drammatici della guerra.

L’esempio più rilevante è quanto successe durante la Seconda Guerra Mondiale: con l’egemonia della Germania nazista in Europa, molte opere d’arte o beni culturali dei paesi succubi venivano saccheggiate o al peggio distrutte.

Nel mese di giugno del 1939, con la scusa che il livello della Senna continuava ad alzarsi, il responsabile dei Musei Nazionali di Francia Jacques Jaujard, salvò le opere del Louvre dalle mani del nemico nazista.

Il 25 agosto 1939 Jaujard chiuse il museo per tre giorni, ufficialmente per “lavori straordinari”. Per 72 ore ininterrotte questo particolare esercito in nome dell’arte, staccò dalle pareti 3500 dipinti e centinaia di statue. Alla fine si accumularono 1.862 casse di legno che celavano non tutte le opere del museo ma le più preziose.

In pochi giorni oltre 3.500 dipinti vengono staccati dai muri e imballati, le statue imbottite prima di essere caricate sui camion. Dal Louvre partono 200 veicoli, in convogli diretti verso i castelli della Loira o anonimi paesi di campagna, lontani dagli obiettivi di Hitler.

L’ultimo tesoro rimosso il primo settembre del 1939, lo stesso giorno in cui i nazisti invasero a Polonia, fu la marmorea Nike di Samotracia, la scultura alta 2,45 metri, scolpita a Rodi nel III secolo a.C.

Nel 1943, le Sezioni Affari Civili e del Governo Militare delle Forze Alleate istituiscono il programma Monuments, fine Arts, and Archives, la quale abbreviato con la sigla MFAA, era volto a tutelare i beni culturali nelle aree del conflitto della Seconda Guerra Mondiale.

Al programma MFAA parteciparono un gruppo di 345 donne e uomini provenienti da 14 paesi diversi. La particolarità fu il fatto che non fossero veri e propri soldati, ma storici dell’arte, curatori di musei, artisti e architetti, quindi dei civili.

Nel tempo in cui la Germania dominò l’Europa, i tedeschi rastrellarono nei paesi occupati innumerevoli beni artistici per trasportarli nel Terzo Reich, in quello che doveva diventare, secondo le intenzioni del Furer, il museo personale di Adolf Hitler.

Il castello di Neuschwanstein, in Baviera fu il nascondiglio del Terzo Reich di moltissime opere d’arte. La miniera di sale di Altaussee, sulle Alpi austriache, fu dal 1943 il nascondiglio delle opere d’arte (circa 10.000) saccheggiate dai nazisti per la collezione privata di Adolf Hitler. Nel 1945 i capolavori di Altaussee rischiarono di saltare in aria poiché Hitler era intenzionato a distruggerli pur di non restituire i tesori ai rivali.

Il 5 giugno del 1940, il soprintendente delle gallerie fiorentine, ricevette una circolare urgente e riservatissima direttamente dal ministero di Roma: gli veniva ordinato di mettere subito in atto tutti i provvedimenti predisposti per tutelare il patrimonio artistico in caso di conflitto armato.

Cinque giorni più tardi l’Italia entrò ufficialmente in guerra.

Si iniziò a proteggere le sculture con gabbie in legno e sacchi di sabbia coprendo poi la sommità con tettoie di eternit. Le fondamenta di alcune chiese e palazzi storici furono rinforzate come ad esempio quelle di San Lorenzo a Firenze.

Man mano che passava il tempo si capì che con molta probabilità sarebbero stati bombardati anche i centri storici importanti come quello di Firenze e le misure prese fino a quel momento per al protezione del patrimonio artistico potevano essere inadeguate.

Dall’autunno del 1942 le protezioni con il legname e i sacchi di sabbia dovettero essere sostituite con apposite coperture in muratura. Il corridoio della Galleria dell’Accademia che porta alla tribuna del David assunse un aspetto a dir poco surreale: i prigioni, la pietà Palestrina, il San Matteo e il David vennero incapsulati dentro ogive fatte di mattoni e cemento.

Forse non tutti sanno che, come molte delle ex Repubbliche Sovietiche, l’Ucraina è piena di tesori d’arte; molti dei quali sono italiani. Anche Venezia si mobilita, invierà a Leopoli tutto il materiale necessario per imballare le opere d’arte in modo da salvaguardarle: a rischio c’è un patrimonio di 65.000 opere e 2.000 sculture.

Nel frattempo i cittadini ucraini, quasi come una task force, usando ciò che trovano tentano di riparare le statue che si trovano nelle piazze.

Da sempre le guerre distruggono i beni culturali dei popoli. Queste azioni non devono essere confuse con atti di ignoranza poiché il patrimonio artistico di una nazione è espressione della cultura e della morale del popolo.

Un Paese non esiste senza la sua cultura, tutti i beni artistici rappresentano l’identità di quel paese, e tutti noi dobbiamo prenderci cura costantemente del nostro patrimonio da tramandare alle future generazioni.

C O N C L U S I O N E

Riuscirà la bellezza a salvare il mondo?

Articolo di Sandra EMME

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