Bacco nell’arte

Bacco nell’arte: Nel precedente approfondimento, abbiamo visto come Bacco è nato e le rappresentazioni che lo hanno reso soggetto protagonista di numerose opere d’arte.

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Oggi ci occuperemo invece, degli aspetti che l’hanno reso il dio dell’estasi, dei piaceri e della pazzia.

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Chi è Bacco?

Imprese di Bacco e riferimenti nell’opera di Rosso Fiorentino

Bacco nell’arte: Giunto alla maturità, Bacco-Dionisio, fu riconosciuto come figlio di Zeus, ma Era lo punì con la pazzia. Questa lo portò a vagare per numerosi paesi orientali, dove sconfisse potenti reggenti, fondò numerose città e ottenne l’immortalità.

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Tornato in Grecia, dopo essersi purificato dai numerosi delitti compiuti, sbarcò in Tracia, dove regnava Licurgo. Quando il re seppe che Dioniso era approdato nei propri territori, gli si oppose facendo imprigionare tutti i seguaci del dio.

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Di risposta, Dioniso inviò una terribile siccità che scatenò la rivolta nel popolo, e maledisse Licurgo rendendolo folle, tanto da uccidere a colpi d’ascia il figlio, scambiandolo per un ramo d’edera.

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La Tracia fu liberata dalla maledizione del dio solo quando Licurgo fu catturato e ucciso dal proprio popolo.

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Bacco nell’arte: Un’altra versione del mito invece, narra che Licurgo aveva tentato di uccidere un seguace del dio ma questi, venne tramutato immediatamente in un vitigno, che attorcigliandosi, si strinse al folle re, soffocandolo.

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Ogni modo, dopo la Tracia, Bacco passò in Beozia e alle isole dell’Egeo. Qui, noleggiò una nave da alcuni giovani marinai diretti a Nasso, che si rivelarono poi essere pirati con l’intento di vendere il dio come schiavo in Asia, ma egli si salvò tramutando se stesso in leone e l’albero maestro della nave in una vite.

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I marinai, si gettarono in mare in preda al panico, ma il dio li salvò trasformandoli per sempre in delfini e come forma di riscatto essi dedicarono il resto della loro vita a salvare i naufraghi.

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Rimase in forma umana solo Acete, il timoniere, che divenne suo fedele sacerdote.

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Non abbiamo rappresentazioni moderne e contemporanee dell’episodio mitologico, ma il simbolo del leone è piuttosto ricorrente quando si fa riferimento a Bacco-Dionisio.

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Ne è un esempio il Bacco, Venere e Amore attribuito a Rosso Fiorentino realizzato per Francesco I di Francia. Un olio su tela databile al 1531-1532 circa e conservato nel Musée national d’histoire et d’art a Lussemburgo.

Bacco nell'arte

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Bacco nell’arte: Appoggiato su un sedile drappeggiato, Bacco solleva il braccio destro con la ciotola del vino da banchetto. Ai suoi piedi, di spalle, Cupido cavalca un leone all’apparenza domato.

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A destra Venere, appoggiata a un vaso, mostra con fiera delicatezza il fisico che richiamava ai canoni della bellezza del tempo. Infine, a chiudere la composizione, in alto a destra, in un drappo rosso, sogghigna ebbro un satiro che solleva grappoli d’uva.

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Un’opera raffinatissima che richiama a un erotismo e a una forza sofisticati, qui incarnati da Bacco, da Venere e da Amore.

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Cos’è il Baccanale?

Bacco nell’arte: Quando si parla di Bacco, non si possono non citare i baccanali, o Bacchanalia (citando l’olio di Rubens del 1615), ovvero riti di stampo orgiastico e misterico, che nell’antica Roma vennero proibiti a causa delle manifestazioni virulente.

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Sacerdotesse (dette menadi o baccanti), bestie feroci, satiri e sileni componevano il corteo devoto al dio. Questi, incoronati da frasche di alloro, tralci di vite e pampini, e cinti da pelli di animali selvatici come satiri, durante riti e festività dedite al dio ne invocavano e cantavano la presenza rievocando, ebbri di vino, acquisendo lo stato d’invasamento divino, le vicende mitologiche di Dioniso.

Bacco nell'arte

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In merito, abbiamo un’importantissima perla artistica di Tiziano.

Diego Velázquez e Tiziano: tra il Trionfo di Bacco e il Baccanale degli Andrii

Prima di descrivere l’opera vecelliana, è giusto fare una menzione al Trionfo di Bacco (o I bevitori) di Diego Velázquez. L’olio su tela realizzato tra il 1628 ed il 1629 dal pittore spagnolo conservato nel Museo del Prado.

Bacco nell'arte
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Il dipinto presenta un Bacco seminudo, dall’incarnato chiaro e luminoso, raffigurato mentre cinge con una corona d’edera il capo di un devoto prostrato di fronte a lui.

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Un contrasto tra l’autorevolezza dei due membri della corte del dio, oltre che del dio stesso, posti a sinistra della scena, e la scompostezza dei popolani ubriachi sulla destra ne sottolinea l’intitolazione originaria dell’opera.

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Il Baccanale degli Andrii di Tiziano è un olio su tela databile al 1523–1526 e conservato nel Museo del Prado di Madrid.

Bacco nell'arte

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Bacco nell’arte: L’opera fu commissionata per la Sala dei Baccanali nei Camerini d’alabastro di Alfonso I d’Este, dopo altre due opere sempre a tema mitologico: la Festa degli amorini (1518-1519) e il Bacco e Arianna (1520-1523). Un ulteriore intervento fu necessario, sul Festino degli dei di Giovanni Bellini, per adattare il paesaggio allo stile degli altri dipinti.

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Nel 1598 Ferrara passò sotto il dominio dello Stato Pontificio e la famiglia d’Este dovette ritirarsi a Modena. Durante il trasferimento, il cardinale Aldobrandini, legato del Papa, si appropriò di diverse tele, fra cui il Baccanale e la Festa degli Amorini. Successivamente queste opere furono vendute al dignitario di Spagna, nonché cognato del duca di Olivares, il quale poi, le donò a Filippo IV di Spagna nel 1639.

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Ispirato dalle Immagini di Filostrato il vecchio, Dioniso, con la sua sposa Arianna (parleremo di questo nel paragrafo successivo), stanno per arrivare, come annuncia la nave nello sfondo, e ciò dà inizio ai festeggiamenti di un memorabile baccanale, trasformando in vino l’acqua di un torrente. Gli abitanti dell’isola Andros, gli Andrii appunto, da allora iniziarono così a rievocare, una volta all’anno, questo avvenimento, abbandonandosi a piaceri sfrenati, all’insegna della danza, della musica e dell’erotismo. Il reale significato dell’opera si riallacciava alla figura del Duca, dedito alla liberazione dagli affanni del mondo e al sollievo delle preoccupazioni politiche.

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Quanto ai personaggi, a destra, in primo piano, una ninfa-baccante nuda e diafana richiama il sonno post sbornia. Poco dietro invece, un bambino incarna un altro effetto dell’ubriachezza, la minzione, infatti è colto nell’atto di alzarsi la tunichetta. Mentre, al centro, due fanciulle discorrono distese, una di esse, senza voltarsi, alza il piatto, in cui un uomo nudo versa il vino da una brocca. Un altro uomo le tocca la caviglia, voltandosi però verso un ballerino che sembra stare per inciampare. Nonostante il gesto dell’uomo, la donna sembra ignorarlo.

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Bacco nell’arte: A destra un uomo nerboruto, beve con voga da una brocca, appena riempita dal fiume di vino, dal quale sta attingendo anche un ragazzo. In secondo piano, al riparo nel boschetto, un servitore trasporta un cratere colmo e due cantori. Più a destra, un gruppo di ballerini, tra cui spiccano l’uomo che tenta di fare il giocoliere, reggendo una brocca trasparente colma di vino sulla punta delle dita, e la coppia in piena luce. Il ragazzo di spalle tiene in mano una corna d’edera, e più in alto spunta la vite, arrampicata tra le fronde degli alberi.

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Di notevole importanza, la ballerina in tunica bianca che somiglia alla donna amata da Tiziano, la donna bionda con le violette fra i capelli, probabile allusione al nome Violante, figlia di Palma il Vecchio.

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Più in là, sulla collina, si intravedono due uomini che, vicino a un cane, stanno versando il vino in un grosso cratere, mentre più in alto, alla sommità, un vecchio stremato giace accasciato e nudo, egli richiama alle conseguenze degli eccessi.

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Nei riti dionisiaci vi è un profondissimo legame tra musica e piacere evidenziato, nell’opera di Tiziano, dai flauti diritti tenuti in mano dalle ragazze in primo piano e dal foglio di musica che giace a terra, al centro del dipinto. Su di esso è riportato un giocoso motto francese, che evoca il canone circolare di ripetizione che porta all’ebbrezza «Qui boit et ne reboit/Il ne scet que boire soit» («Chi beve e non ribeve/non sa cosa sia bere»).

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Bacco e Arianna. Il mito.

Dopo aver aiutato il giovane ateniese Teseo a sconfiggere il terribile Minotauro, l’essere mitologico con corpo di uomo e testa di toro, e a farlo uscire dal labirinto dove si nascondeva la bestia, la giovane principessa, Arianna, innamorata di Teseo, lo aveva aiutato solo dopo essersi fatta promettere che l’avrebbe presa in moglie.  Dopo una falsa promessa e il ritorno verso Atene, arrivati a Nasso, l’eroe, approfittò di un momento in cui la giovane si era addormentata, per abbandonarla.

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Presa dalla disperazione, Arianna iniziò a piangere senza sosta attirando l’attenzione di Bacco, che rimase folgorato dalla bellezza, tanto da prenderla in moglie.

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In segno di riconoscenza, il dio prese la corona indossata dalla fanciulla e la lanciò in cielo dando vita alla Corona Boreale, ovvero una piccola costellazione dell’emisfero nord, le cui stelle principali formano un arco semicircolare. Cinse il capo della principessa con un diadema di stelle con il quale la ragazza, da quel momento in poi, visse tra gli dei dell’Olimpo.

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Annibale Carracci, Trionfo di Bacco e Arianna

Il corteo mitologico del Trionfo di Bacco e Arianna, fu affrescato da Annibale Carracci sul soffitto della Galleria Farnese per celebrare le nozze del fratello del cardinale Odoardo Farnese.

Bacco nell'arte

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Bacco, incoronato da foglie di vite, nudo e coperto solamente da una piccola pelle di leone, è assiso su un carro dorato trainato da due tigri. Arianna, invece, è seduta su di un carro argentato, trainato da due arieti. La principessa indossa una tunica, è rivolta di schiena ma il volto punta verso l’osservatore. Un putto in volo tiene tra le mani una corona d’oro sopra il suo capo.

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Il corteo divino procede da sinistra a destra ed è seguito da suonatori e figure festanti.

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Dietro il carro del dio, una giovane donna suona dei cimbali mentre in basso un putto trasporta un’anfora, accanto ad Arianna invece, vi è un uomo nudo con in mano un bastone ricurvo e di fronte a lui, infine, una giovane a seni nudi suona un tamburello con le braccia sollevate.

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Anticipa il corteo, un uomo paffuto a cavallo di un asino condotto da un fauno. Dietro l’asino, un suonatore nudo soffia in un corno mentre, un altro suonatore di flauto sbuca da dietro il giovane che porta un cesto appoggiato sulla testa.

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La scena è ambientata in un paesaggio naturale e sullo sfondo compare un bosco sovrastato da un ampio cielo terso.

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Bacco nell’era contemporanea

L’evoluzione del mito di Bacco-Dionisio ha via via, nel corso dei secoli, visto miscelarsi ai culti cristiani, i quali hanno visto i culti misterici legati all’estasi e agli stati alterati della coscienza rinchiudersi e incarnarsi nelle figure dei Santi.

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Basti pensare al Tarantismo di San Paolo o al Ballo di San Vito, che ancora oggi vengono ricordati da canzoni, approfondimenti e festival.

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Quanto all’arte invece, non ci sono vere e proprie opere ‘’nuove’’ ma riproposte dei capolavori passati. Possiamo sicuramente citare: Cindy Sherman con Untitled #224 (1990), José Gallego con Tribute to Caravaggio, Monica Silva con Bacco, Tabacco et Venere.

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Articolo di: ANTONELLA BUTTAZZO
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