Le opere più strane di Salvador Dalì

Quali sono le opere più strane di Salvador Dalì?

Le opere più strane di Salvador Dalì: Riuscire a scrivere un articolo breve sulle opere più strane di Salvador Dalì risulta alquanto complesso non solo per il fatto che l’artista in questione ha prodotto migliaia di capolavori, ma anche e soprattutto perché tutti i suoi quadri rientrano a mio parere nella dicitura “strane” e ogni lettore potrebbe non essere d’accordo con la mia selezione, ma voglio espormi e parlarvi brevemente di quattro tele che ritengo piuttosto particolari.

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Non voglio elencarvi quelle che tutti conosciamo, ma addentrarci in quei pezzi che sono familiari agli addetti ai lavori e meno conosciuti al grande pubblico.

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Ognuna di queste opere prodotte dal 1936 al 1957 ha un soggetto che li accomuna e che influenzerà l’espressione artistica e l’intera produzione di Dalì.

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La persona in questione è l’amante prima e moglie poi, la singolare compagna Gala che emergerà con forza in ogni quadro.

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In questo viaggio tra un mondo reale e fantastico ritroveremo in maniera evidente la visione surreale di un uomo che non riesce a stare negli schemi sociali e scappa da quelle visioni pittoriche che lo hanno accompagnato durante la sua crescita artistica.

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Analizzare i suoi quadri è un lavoro non indifferente e di interpretazione poiché nulla è ciò che sembra.

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“Singolarità”

“Singolarità” – Salvador Dalì

Il primo quadro del 1936 dal titolo “Singolarità” è la perfetta sintesi della vita di Dalì, un uomo che non emerge nel quadro familiare (se non negli oggetti quali ad esempio gli orologi molli simbolo di una decadenza in atto e la pianta spoglia a significare la sua sessualità morente) poiché l’artista non è nient’altro che l’ombra della moglie che vive una vita piena di relazioni personali e intime con altri soggetti (i fiori che adornano il petto evidenziano la sua florida attività sessuale), della madre che sovrasta il suo passato come una montagna pronta a inghiottire i bambini che sono alle pendici (il fratello morì qualche anno prima della sua nascita e il ricordo della scomparsa aleggerà per l’intera vita dell’artista), del padre che non accetterà le scelte del figlio e chiuderà i rapporti anche se sofferente per la decisione presa (la zip aperta sulla casa posta alla sinistra del quadro e la sedia dove sembra esserci un’ombra in attesa di prendere forma).

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L’apoteosi di Omero

“L’apoteosi di Omero” – Salvador Dalì

Un decennio dopo con il quadro “L’apoteosi di Omero” notiamo ancora in primo piano la rilevanza della sfera sessuale e del linga che domina la scena, la potenza maschile che desidera liberarsi come

i cavalli che troviamo in secondo piano bisognosi di trovare uno sfogo e correre, ma la presenza del corpo femminile è costante e diviene una calamita dalla quale è difficile allontanarsi.

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La musa dell’artista è onnipresente anche se la sua testa è altrove, da altri soggetti che catturano la sua attenzione lasciando Dalì incastrato nel proprio fallo,

incapace di fuggire da quella trappola che si è autoimposto.

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“Galatea e le sfere” Salvador Dalì

Abbiamo notato l’importanza della figura di sua moglie nelle opere citate e quella del 1952 è una ulteriore testimonianza dell’amore sconfinato per Gala da lui chiamata spesso Galatea e alla quale dedica anche questo lavoro (Galatea e le sfere)

che arriva dopo un periodo storico molto particolare durante il quale avvenne lo scoppio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Lo studio di Dalì per la fisica viene ricreato anche nei suoi quadri e le sfere fluttuanti che

simboleggiano la struttura molecolare del DNA indicano il suo essere poliedrico e amante della cultura a 360 gradi.

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Gala è ancora presente durante il misticismo nucleare del pittore e questa interpretazione astratta del volto dell’amata

è un omaggio alla donna che lo ha ispirato per anni e ha stimolato la creatività in lui presente sin dalla nascita.

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Ed infine il lavoro che anticipa tempi che sono già arrivati e dentro i quali ci troviamo da molti anni,

la comunicazione e il mondo delle relazioni che dipendono dalle macchine (Televisioni – Comunicazione. Le sette arti viventi).

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Televisioni – Comunicazione. Le sette arti viventi

Televisioni – Comunicazione. Le sette arti viventi – Salvador Dalì

Le opere più strane di Salvador Dalì:

Ci troviamo di nuovo davanti ad una donna, stavolta non la moglie, ma l’idea del desiderio nascosto nella libido di un essere che non è maschile,

ma un attrezzo in grado di appropriarsi della mente e del corpo di colei che si lascia travolgere dalla novità facendosi ammaliare

dallo strumento che ha l’uomo dentro se stesso, colui che è in grado di uccidere l’umanità

(le giraffe che prendono fuoco in uno spazio insolito da quello naturale) e di ingannare la realtà grazie ai fili che avvolgono e stringono.

Psicoanalisi, spiritualità, scienza e comunicazione sono solo alcune delle aree di interesse di questo grande visionario che è riuscito a estrapolare dall’arte il senso dell’esistenza strana e unica nel suo genere.

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articolo di:  IMELDA ZEQIRI

Sito: Imelda Zeqiri – scrittrice

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