Ambra Bonizzoni: Biografia e opere dell’artista
Mi chiamo Bonizzoni Ambra, sono sempre stata appassionata d’arte in
tutte le sue numerose forme, e sin da piccola ho provato a cimentarmi con
diverse tecniche e applicazioni che tuttora cerco di modellare con il mio
stile personale. Sin dalle scuole medie infatti “Arte e Storia dell’Arte” son
state le materie cui dedicavo tutta me stessa: ho cercato di imparare ad
impugnare matita e pennello sperimentando e divertendomi coi colori,
parte integrante del mio odierno percorso artistico. Arrivata alle Scuole
Superiori ho continuato gli studi (artistici e non) presso l’Istituto d’Arte
Beato Angelico, un istituto, appunto, di stampo artistico-cristiano dove ho
cercato di imparare e raffinare il mio tratto. Le materie come Religione,
Liturgia e Sacre Scritture non venivano sminuite o lasciate al caso come
comunemente si possa pensare, anzi, erano le dottrine cardini su cui si
basava gran parte del “bagaglio artistico” di uno studente chiamato ad
intervenire non solo sul classico foglio di carta ma anche sulle tessere del
mosaico, sui pezzi di vetro delle vetrate e sulle stoffe degli abiti talari.
Durante il periodo estivo mi sono affacciata al mondo del lavoro operando
proprio in una di queste tecniche, il mosaico (e non solo) presso lo studio
Arte Musiva del dottor Croci. Dopo aver completato le Scuole Superiori ed
essermi diplomata ricevendo l’attestato di “Maestro d’Arte” ho proseguito la
mia “avventura” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera frequentando il
corso di Arti Visive nella sezione Pittura. Partendo dal colore ho intrapreso
un viaggio fatto di tecniche e materiali, come l’utilizzo della spatola, per la
fase preparatoria, del rullo, per la creazione dell’opera vera e propria e
l’acrilico come componente decorativa. Sovrapponendoli e amalgamandoli
tra loro come fossero un insieme di fasci di luce posati sulla tela, si creano
effetti cromatici totalmente nuovi rispetto al mio usuale genere di pittura,
affiancato dalla stesura col rullo a ridosso di tele/supporti di dimensioni
variabili. Compongo così molte opere, spaziando dalle varie dimensioni, al
colore, al disegno, sperimentando sempre elementi nuovi mai pensati
prima. Nel 2020 mi sono iscritta al Biennio di Arti Visive, sezione Pittura,
sempre col professor Stefano Pizzi, docente che mi ha seguita e
accompagnata fino all’esame finale del Triennio e mi ha aiutato a trovare
un’identità nella pittura. Ho ripreso i miei studi pittorici da dove li avevo
“lasciati”, ovvero quelli inseriti nella prima tesi di laurea. Raggiungendo il
traguardo della seconda laurea ho ampliato il mio repertorio pittorico e
artistico sperimentando nuove fasi di intervento, applicando inusuali
pigmenti e interpretando in modo differente ogni tavola su cui intervenire.
Non cerco “stabilità pittorica” anzi, amo mettermi in discussione e la
sperimentazione è alla base del mio lavoro: fonte di ispirazione che muove la mano e poi il pennello/rullo/spatola. Lo studio e la ricerca del colore
implicano uno spettro fatto di concetti e contraddizioni ancora misterioso e
non completamente rivelato: uno spazio vasto, troppo vasto anche solo
per poter pensare di riprodurlo su un “misero” supporto. Cosa c’è di più
canonicamente armonico nell’osservare due o più colori interagire tra loro?
Cosa trasmette l’aver creato una nuova tinta sulla propria tavolozza? E
dopo aver veicolato sulla tela? Per chiarire, non si tratta appunto di cercare
la fine e il traguardo del proprio lavoro, ma di renderlo e di rendersi
evolutivi, propositivi e disposti a compromessi pur mantenendo la propria
identità. È un cambiare rimanendo gli stessi, un deviare senza smarrirsi.
La maggior parte dei miei lavori, se non tutti, sono “senza titolo” con una
dicitura o numero che mi serve per la catalogazione o la serie per cui è
stata fatta una data opera (alcune sono state create con una tematica ben
precisa, altre sono frutto di una mia ricerca pittorica consequenziale).
Importante se non fondamentale che la maggior parte di queste opere le
compongo e, appunto, essendo senza titolo poichè il concetto, oltre allo
studio sul colore, è anche quello della versatilità del loro orientamento
visivo (opere realizzate in un verso poi l’osservatore è libero di girare il
quadro a suo piacimento).
Cercare una specifica fonte d’ispirazione inerente al mio percorso artistico
non è così semplice in quanto tali “fonti” dipendono dal momento che sto
vivendo, da ciò che mi circonda in quel dato istante.
Quando ero alle medie e superiori, ovviamente, tutto ciò da affrontare
settimanalmente proposto dai docenti responsabili della materia era parte
integrante del mio interesse del momento e da lì si materializzava la
creatività nonché la mia forma di espressione attraverso un dato supporto
ed una data tecnica; pur sempre a livello scolastico.
L’approccio è cambiato con l’iscrizione all’Accademia di Belle Arti di Brera
poiché gli stimoli pittorici, notevolmente aumentati, conferiscono idee e
tecniche con cui spaziare. L’Arte con la A maiuscola si percepisce in ogni
angolo, aula o corridoio… Ovunque all’interno dell’università.
Tutte le materie teoriche son strettamente correlate con un filo trasparente
ma ben solido a quelle pratiche. Mi sono lasciata trasportare in questo
mondo sempre più “complesso” ma affascinante che mette davanti ai
“limiti” pittorici e sprona a sperimentare, a superare questi limiti preposti ed
in qualche modo continuare questo percorso sempre più intenso ma allo
stesso modo sorprendentemente stimolante. Attraverso le due tesi
discusse ho argomentato le storie biografiche e artistiche di alcuni
esponenti reputati più vicine alla mia ricerca nonostante, va detto, ci siano
differenze espressive ed ispirative. Dunque la mia vocazione di allora, ma
ancora presente oggi, è il risultato di una serie di elementi non solo
personali ma anche acquisiti e supportati da docenti che mi hanno guidata
con preziosi consigli oltre che aiutata a capirmi, a esprimere le mie
sensazioni, anche quelle più celate.
Ricordo con molta stima il mio professore d’indirizzo, già citato
precedentemente, Stefano Pizzi, il professore Marco Casentini che mi ha
aiutato a trovare un altro canale per poter proseguire il mio percorso
artistico con l’aggiunta di diversi supporti (fino a quel momento usavo solo
tele di diverse dimensioni), oltre all’utilizzo di acrilici al neon, perlati e
iridescenti, che prima non usavo.
La professoressa Paola Di Bello che mi ha aperto all’uso di un altro
medium d’espressione come la fotografia, stesso discorso col professor
Alessandro Mancassola che mi ha fatto scoprire la video-arte, e tanti altri,
tutti a modo loro mi hanno donato e lasciato qualcosa da portare con me e
da applicare in ciò che faccio. Mi sono sentita onorata di aver potuto avere
l’insegnamento di questi grandi Maestri che mi hanno accompagnata in
questi anni indimenticabili.

La ricerca pittorica è rimasta la mia fonte d’ispirazione principale; i fasci di
luce sperimentati nel triennio universitario vengono riproposti in questo
insieme di tele policromo, altresì detto polittico e il prodotto ottenuto è
caratterizzato dalla duttilità visiva; può essere osservato con differenti
combinazioni e di conseguenza non vincolato al verso con cui io l’ho
realizzato, bensì può essere messo in discussione e quindi scomposto e
ricomposto a discrezione dello spettatore che potrebbe cogliere un lato,
una direzione o addirittura un angolo piacevole al suo occhio critico.
Evocativa e fonte di idee la visita alla collezione di Villa Panza di Biumo ha
contribuito all’approfondimento di materiali e tecniche nel mio operato dove
sono tuttora conservate installazioni e opere di Robert Irwin e James
Turrell, esponenti dell’Arte Ambientale, e di Dan Flavin esponente dell’Arte
Minimale. Lo spettatore, osservando tali testimonianze, può solo che
esserne influenzato nell’animo e nel gusto artistico, come ho fatto io con la
mia ricerca pittorica, perché di composizioni estremamente particolari si
trattano; basate su giochi di luce, materia e percezione prettamente
personali che variano di occhio in occhio creando per ciascun individuo
sensazioni differenti. Il colore, come sempre, è il protagonista principale e
sebbene sia spesso sottovalutato, alcune volte anche ignorato, è in realtà
una delle entità più complesse e misteriose che l’uomo tuttora non è
riuscito a concepire nella sua totalità. Giochi di contrasti, sfumature e
tonalità rendono ogni elemento esistente un soggetto unico e irripetibile,
esattamente come lo sono due colori: mai esattamente uguali.

Da qui in poi ho utilizzato colori nuovi, gli acrilici al neon, con l’intenzione di
creare sfumature come base pittorica, al contrario dei lavori precedenti con
cui stendevo un unico pigmento dai toni più o meno caldi o freddi. Con
questa mia opera, di cui ne ho dipinte altre in serie, emerge in modo
esplosivo ma elegante il soggetto . Un elemento per me molto significativo
e a ben guardare sempre e comunque presente nelle tele ma, in questo
caso, non è solo l’incrocio di due o più tratti ma il vero e proprio fulcro
dell’opera: la croce. Essendo credente cattolica e avendo frequentato
scuole di stampo cristiano non posso negare di esserne stata “influenzata”.
Lo studio mi condotto successivamente a ritrovarmi di fronte ad artisti del
calibro di Gerhard Richter, Hans Hartung e Piero Dorazio. Questi
personaggi illustri, che non solo appartengono alla dimensione pittorica ma
anche poetica e fotografica, mi hanno portata ad approfondire sempre più
il mio percorso formativo e a scavare dentro me stessa per esaltare nuove
sensazioni.

Prima di tutto, come già più volte citato precedentemente, il fondamento
della mia pittura è la sperimentazione, la ricerca; se prima mi ero limitata
ad aggiungere colori nuovi alla mia tavolozza ora, per quanto riguarda il
supporto, rompo la mia comfort-zone usando la carta e soprattutto un
formato maggiore (50x70cm). Qui lo studio, mi trasporta all’interno di
queste linee spesse ed allo stesso tempo sottili che si fondono con le
sfumature della base creando sempre più un “disegno” nuovo ed
inaspettato.
Alternando studio e lavoro, vorrei continuare la mia ricerca artistica
aggiungendo nozioni non solo teoriche ai miei progetti, che ho cercato di
acquisire nel corso del Biennio.
Biografia dell’artista
Ambra Bonizzoni è sempre stata appassionata d’arte in tutte le sue forme, e sin da
piccola si è cimentata con tecniche e applicazioni che tuttora modella con il suo stile.
Dopo aver completato le Scuole Superiori ed essersi diplomata ricevendo l’attestato
di “Maestro d’Arte” ha proseguito presso l’Accademia di Belle Arti di Brera
frequentando il corso di Arti Visive nella sezione Pittura. Partendo dal colore ha
intrapreso un viaggio fatto di tecniche e materiali: l’utilizzo della spatola, per la fase
preparatoria, il rullo, per la creazione dell’opera e l’acrilico come componente
decorativa. Sovrapponendo e amalgamando come fossero fasci di luce posati sulla
tela, si creano effetti cromatici nuovi rispetto al suo genere di pittura, affiancato
dalla stesura col rullo a ridosso di supporti di misure variabili. Nel 2020 si iscrive al
Biennio di Arti Visive, sezione Pittura riprendendo gli studi pittorici da dove li aveva
“lasciati”, quelli inseriti nella prima tesi di laurea. Raggiunge il traguardo della
seconda laurea amplia il suo repertorio artistico sperimentando nuove fasi di
intervento, applica inusuali pigmenti e interpreta in modo differente ogni tavola.
Non cerca “stabilità pittorica”, ama mettersi in discussione e la sperimentazione è
alla base del suo lavoro: fonte di ispirazione che muove la mano e poi il veicolo. La
maggior parte dei suoi lavori sono “senza titolo” con una dicitura o numero usato
per la catalogazione o la serie per cui è stata realizzata l’opera (alcune sono state
create con una tematica ben precisa, altre sono frutto di una sua ricerca pittorica
consequenziale). Fondamentale è che la maggior parte dei lavori si adattano con
versatilità all’orientamento visivo (opere realizzate in un verso poi l’osservatore è
libero di ruotare il quadro a piacere). Cercare una specifica fonte d’ispirazione
inerente al suo percorso artistico non è semplice: tali “fonti” dipendono dal
momento che sta vivendo, da ciò che la circonda in quel dato istante.
