Alessandro Noci si racconta

Presentati in breve raccontando di te, da dove vieni, la tua infanzia ecc…

Sono Alessandro Noci, nato a Brescia nel 1990. La mia passione per l’arte e il bello ha radici profonde nella mia infanzia e si è sviluppata grazie al contesto unico in cui sono cresciuto. I miei genitori erano imprenditori nel settore dell’abbigliamento da donna e questo ha giocato un ruolo significativo.
Ricordo che tutte le volte che vestivo, i miei erano attenti a farmi notare come certi colori stavano meglio insieme rispetto ad altri.

Fin da piccolo, la casa e l’atelier dei miei genitori erano il mio spazio per giocare. Quel mondo di creatività e stile ha certamente giocato un ruolo inconscio a stimolare la mia passione per l’estetica ed il bello.

I miei genitori erano molto impegnati nel loro lavoro e così ho passato tanto tanto tempo a giocare e sperimentare.


Come ti sei approcciato al mondo dell’arte?

Ho iniziato a dipingere nel 2015 quando in un giorno uggioso ho trovato una tela e dei colori. Iniziando a pitturare ho percepito che oltre a trasformare una tela bianca, stavo trasformando il tono dimesso di quella giornata grigia, dipingendola con i miei colori e dandole una vita diversa, bella e creativa.

Da lì ho dedicato tanto tempo e studio sino ad arrivare a sviluppare lo stile astratto emozionale che oggi voglio condividere con il mondo.

Ogni opera ha un proprio carattere ed una propria vitalità.

Le uniche cose comuni in tutte le mie realizzazioni sono la creatività e l’energia che impiego nel comporle, sempre frutto dell’emotività che vivo nel singolo momento in cui le creo. L’osservatore deve giocare con la propria fantasia per toccare uno stato emotivo profondo e personale.

Il mio intento è quello di aggiungere un guizzo di colore alla vita delle persone che hanno l’opportunità di appendere una parte di me nei loro spazi.


Parla del tuo stile

Definisco la mia arte astratta emozionale.

Astratta per definizione della parola stessa, emozionale perché l’intento è di far giocare chi guarda l’opera con aspetti inconsci del suo vissuto ricreando delle immagini che portano a raffigurare qualcosa che è proprio dell’osservatore.


Quali sono gli artisti che più ti piacciono e hanno influenzato la tua pittura?

La lista degli artisti che mi piacciono è molto lunga. Apprezzo gli artisti che hanno segnato un distacco netto dalla pittura che c’era prima di loro.

Penso che l’arte sia strettamente connessa con i tempi in cui l’artista vive e di come esso li interpreti.
Oggi viviamo in un mondo molto veloce e iperconnesso dove tutto è accessibile con un click.
Trovo che tante persone oggi abbiamo paura ad esprimere i loro sentimenti, perché il mondo tende a giudicare qualsiasi cosa con un mi piace o non mi piace. Credo che fermarci a osservare un’opera e ascoltare ciò che il nostro cuore e la mente ci comunica in quel momento sia una prima forma di comunicazione con noi stessi. La comunicazione personale è un elemento molto importante per ogni uomo, perché grazie ad essa ci si allontana da cosa non ci piace per andare verso ciò che il nostro cuore vuole di più.

Quali sono le tue opere che ritieni più belle e significative?

Nel percorso che ho fatto ci sono parecchie opere che hanno segnato un cambiamento nel modo che ho oggi di trasmettermi al mondo tramite l’arte. Per citarne una vi è Anima, un’idea nata da un’emozione vissuta quando ho prodotto quell’opera. Il fondo nero che pare graffiato e una fusione di colori che da respiro e libera l’immaginazione di chi ha voglia di soffermarsi ad osservarla.

Ci sono altre opere che mi piacciono molto. Quando scelgo cosa appendere in casa, quasi sempre prediligo opere grandi, perché catturano di più l’attenzione.


Quali aspettative hai per il futuro della tua carriera da artista?

La mia aspettativa più grande è di riuscire a condividere la mia arte con il maggior numero di persone suscitando emozioni e connessioni con il pubblico. Spero di trovare nuove opportunità espositive e poter collaborare con altri artisti talentuosi.

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