Storia e panoramica sul Cubismo

Il termine Cubismo nasce occasionalmente nel 1908 quando Matisse, osservando alcune opere di Braque le giudicò negativamente composte da “piccoli cubi. Lo stesso anno il critico Louis Vauxcelles parlò di “bizzarie cubiste”.

Naturalmente al Cubismo si era giunti gradualmente attraverso lo studio e le sperimentazioni di Pablo Picasso e Georges Braque, principali esponenti del movimento, mossi da esigenze fuori da ogni programma prestabilito.

Quando abbiamo inventato il Cubismo non avevamo per niente l’intenzione di inventare il Cubismo, ma di esprimere tutto ciò che era in noi.

P. Picasso

Un illustre precursore

Per comprendere come si giunge alla nascita del Cubismo dobbiamo fare riferimento alla vasta retrospettiva di Paul Cézanne presentata nel 1907 al Salon d’Automne“Trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il cono” aveva scritto nelle sue lettere l’artista che, nel tentativo di superare la fugacità dell’impressione visiva, sosteneva la necessità di rendere la volumetria dei soggetti avvalendosi delle regole prospettiche. La prospettiva di Cézanne, tuttavia, non è certo quella rinascimentale che osserva i soggetti da un unico punto di vista, dirigendo lo sguardo verso un punto di fuga. In Cézanne i piani si aprono e le cose vengono rappresentate da angolature multiple, come possiamo vedere nel dipinto La Montagna di Sainte-Victoire.

P. Cézanne La Montagna di Saint-Victoire, 1905

Dalla realtà vista alla realtà pensata

I cubisti, quindi, ereditano da Cézanne la volontà di mostrare la realtà non così come appare agli occhi, ma come viene percepita dalla mente. La grande novità del Cubismo è stata quella di cercare di rendere nella bidimensionalità della tela la nostra conoscenza della realtà, sostituendo alla realtà-vista la realtà-pensata. Per i cubisti è inutile riprodurre la realtà così come la vediamo, perché non è in quella forma che la conosciamo.

I cubisti, pertanto, scompongono l’oggetto, deformandone le proporzioni, perché interessati a cogliere l’aspetto essenziale delle cose e non quella esteriore, rappresentandoli nelle tre dimensioni dell’ottica naturale.

P. Picasso, Poveri in riva al mare, 1903

Picasso: i periodi blu e rosa

Nato da una famiglia di artisti, Picasso (1881-1973) rivela immediatamente i suo talento artistico e le sue doti disegnative, attraverso la sicurezza del tratto, i rapporti cromatici e la composizione. I suoi primi dipinti, con figure di vagabondi e saltimbanchi dai colori malinconici, rivelano il suo interesse per gli emarginati.

I dipinti realizzati tra il 1901 e il 1903 appartengono al periodo blu caratterizzato da una gamma cromatica fredda, impostata sui toni dei grigi e degli azzurri. Come si può vedere in Poveri in riva al mare, le figure malinconiche e solitarie sono rese con una linea asciutta e drammatica.

Il tratto si ammorbidisce e risulta più descrittivo dopo il 1904, durante periodo rosa, in cui si nota una maggiore attenzione alla resa dei volumi e una gamma cromatica tendente perlopiù ai toni del rosa e dell’arancio. Nel dipinto i Saltimbanchi del 1905 i sei personaggi rappresentano le sei fasi della vita. Nonostante vi sia rappresentata un’umanità sofferente e sperduta, le atmosfere sono meno drammatiche e più sognanti.

P. Picasso, I saltimbanchi, 1905

L’emblema dell’arte anticlassica

Nel 1907 Picasso dipinge Les demoiselles d’Avignon una tela che rompe completamente tutte le regole della composizione pittorica. Abbandonati i canoni naturalistici, l’artista rappresenta le figure, il volume e lo spazio riducendo i corpi a forme spigolose e geometrizzanti che si compenetrano grazie ai contorni spezzati. Per allontanarsi da una rappresentazione naturalistica, Picasso guarda all’arte arcaica e tribale, soprattutto alle maschere africane chiaramente citate nei due volti femminili sulla destra. L’artista, quindi, rappresenta i soggetti da più punti di vista portando alle estreme conseguenze le forzature prospettiche già sperimentate da Cézanne. Inoltre, lo spazio che in una rappresentazione tradizionale sarebbe percepito come vuoto, viene qui raffigurato come un prisma, un solido che interagisce con gli altri corpi.

P. Picasso, Les demoiselles d’Avignon, 1907-1908

Il Grande Nudo di Braque

Quando nel 1907 si incontrano a Parigi Picasso e Braque, quest’ultimo ha già alle spalle molti anni di lavoro in cui ha mostrato attrazione per il Puntinismo di Seurat e Signac, per le modalità espressive dei fauves e per le sperimentazioni stilistiche di Matisse. Ma l’incontro con Picasso darà subito i suoi frutti. Nel dipinto dal titolo Grande nudo Braque sperimenta le soluzioni formali dell’opera Les demoiselles d’Avignon dell’amico e collega. L’influenza picassiana è particolarmente evidenti nella distorsione della figura, nello sfondo costruito attraverso forme solide e nelle scelte cromatiche.

G. Braque, Il Grande Nudo, 1908

I primi paesaggi cubisti

Sia Picasso che Braque si sono cimentati con la raffigurazione dei paesaggi. Influenzati entrambi dalle sperimentazioni di Cézanne, giungono a rendere la realtà attraverso la forma, nella convinzione che sia questa a distinguere un oggetto da un altro.

In Case a l’Estaque (1908), Braque ha semplificato al massimo il paesaggio di case e alberi, riducendolo ad una serie di forme geometriche. L’oggetto rappresentato è ancora molto riconoscibile: le immagini hanno ancora un volume e i colori del verde e marrone risultano corrispondenti a quelli naturali.

Analogamente in Fabbrica a Horta de Ebro (1909) di Picasso sono ancora evidenti i volumi e la prospettiva, come visualizzazione della conoscenza mentale della reale. Picasso rende una realtà solida, costruita e ordinata, una realtà che cerca di comprendere attraverso la forma.

P. Picasso, Fabbrica a Horta de Ebro, 1909

Il cubismo analitico

Il periodo analitico (1909-1911)è la fase in cui i piani si moltiplicano, i volumi si frantumano e la spazio subisce una profonda modificazione. Picasso, infatti, non considera lo spazio come un vuoto in cui si collocano gli oggetti, ma come un solido con cui tutti gli altri elementi interagiscono. È questa la fase in cui alle tre dimensioni – altezza, larghezza, profondità – se ne aggiunge una quarta, quella temporale. In questo modo l’artista rappresenta il movimento dei corpi e intorno ai corpi e il nostro flusso della coscienza, quel susseguirsi di esperienze che ci permettono di giungere alla conoscenza del mondo e delle cose.

Ad un certo punto Picasso e Braque, quindi, rifiutano sempre più l’illusionismo prospettico, facendo largo uso di scomposizioni, molteplici punti di vista, linee e forme geometriche per rappresentare il soggetto come lo pensa l’artista. 

In Violino e tavolozza (1910) Braque dimostra il carattere artificiale dell’immagine pittorica perché la tavolozza appare appesa ad un chiodo che riflette sul muro la propria ombra, indicando una profondità illusoria.

In Ritratto di Daniel-Henry Kahnweiler (1910) Picasso ha scomposto la figura del suo mercante d’arte negli elementi essenziali – naso, bocca, occhi, mani – riducendo queste parti a semplici linee e superfici geometriche. I colori – ocra, verde, azzurro – hanno un ruolo secondario, perché ciò che interessa all’artista è l’analisi della forma e la scomposizione della figura nei suoi elementi essenziali.

P. Picasso, Ritratto di Daniel-Henry Kahnweiler, 1910

Il cubismo sintetico: i papier colle

La fase sintetica (1912-1913) è caratterizzata da un recupero del colore e dalla volontà di una ricostruzione mentale dell’oggetto nello spazio quotidiano. La necessità di collegare la creazione artistica alla vita li spinge ad inserire nelle opere oggetti quotidiani. Nascono i papiers colle.

A partire dal 1912, Picasso e Braque, pur non rinunciando alla scomposizione delle figure, avvertono l’esigenza di rendere più compatte le forme rendendole nuovamente riconoscibili. In questa nuova fase, le linee restano essenziali, il colore riacquista importanza e le figure vengono ricomposte in modo semplice nello spazio quotidiano.

Come è evidente Bicchiere, chitarra e bottiglia di Picasso, la ricomposizione dell’oggetto avviene secondo un criterio mentale e non imitativo. Attraverso la sintesi conoscitiva delle varie parti gli oggetti ritrovano la consistenza volumetrica.

Ugualmente nell’opera La musicista (1917) di Braque, il soggetto è riconoscibile solo per alcuni particolari, le mani e gli occhi. È evidente la difficoltà di cogliere gli oggetti nella loro complessità e di osservarli da un unico punto di vista, ma all’artista interessa rappresentare la vera realtà e struttura delle cose, per questo ci offre una visione simultanea di tutte le parti e le superfici.

G. Braque, La musicista, 1918

Una nuova tecnica: il collage

Natura morta con sedia impagliata è l’opera attraverso cui Picasso inaugura la tecnica del collage, allontanandosi sempre di più dai canoni tradizionali della pittura. La cornice del quadro è fatta di vera corda che sottolinea la forma ovale del quadro che si definisce sempre di più come oggetto reale, e non semplice rappresentazione di una realtà esterna ad esso. Con il collage gli oggetti non sono più evocati, ma inseriti direttamente sulla tela come elementi concreti. Spesso i segni grafici sostituiscono la rappresentazione degli oggetti, come nel caso delle lettere JOU, che sostituiscono la raffigurazione del giornale.

P. Picasso, Natura morta con sedia impagliata, 1912

Guernica: un urlo contro la guerra

In questa breve panoramica sul Cubismo e i suoi principali esponenti, non si può non spendere qualche parole sul capolavoro di Pablo Picasso: Guernica. Si dice che Picasso fu ispirato da una fotografia apparsa sul quotidiano Ce soir, che ritraeva gli effetti devastanti del primo bombardamento aereo della storia condotto su un obiettivo civile, proprio nella cittadina basca Guernica.

Le grandi dimensioni della tela e il formato orizzontale conferiscono all’opera un carattere monumentale, mentre la scelta dei colori – i toni dei neri e dei grigi – è stata suggerita probabilmente proprio dai reportages apparsi sui giornali, e comunque contribuisce a rendere la rappresentazione ancora più tragica e luttuosa. Picasso ricostruisce il racconto di questo drammatico evento non in modo didascalico, ma attraverso simboli e particolari espressivi. La disperazione dei sopravvissuti, la sofferenza del cavallo che nitrisce ferito, il pianto disperato di una madre che tiene tra le braccia il figlio morto sotto lo sguardo inquietante di un toro, la lampada che illumina il cadavere di un soldato, una donna a seno nudo fugge, un’altra tenta di scappare dalla finestra. Lo spazio della rappresentazione è confuso, simbolico e reale al tempo stesso, in grado di coinvolgere lo spettatore sia a livello fisico che emozionale. Guernica è un’opera con un significato universale di condanna, che vuole imporre nelle coscienze umane la brutalità di azioni folli come la guerra, stimolando ognuno di noi a reagire, a sentirsene parte e a prendere posizione.

Alessandra Olivares

P. Picasso, Guernica, 1937
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