Mantova, la città del Mantegna

Andrea Mantegna e la città di Mantova

Oggi vi voglio parlare di Mantova e del suo più grande artista: il Mantegna. Mantova è una splendida città rinascimentale che dal 2008 è entrata a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Mantova è stata governata per oltre quattro secoli dai Gonzaga, una delle più note famiglie principesche rinascimentali, che in origine si chiamava Corradi ma che poi assumono il nome di Gonzaga dal piccolo borgo sul confine con l’Emilia-Romagna. Durante la loro amministrazione, la città si trasforma in un gioiello dell’arte. Nella patria di Virgilio sono approdati grandi artisti come Leon Battista Alberti e Andrea Mantegna, solo per citare alcuni nomi.  

Andrea Mantegna

Andrea Mantegna nasce nel 1431 a Isola di Carturo, un borgo nelle vicinanze di Padova. Proviene da una famiglia umile, il padre Biagio era un falegname e Andrea si occupava di pastorizia.

All’età di dieci anni, incomincia a muovere i suoi primi passi nel mondo dell’arte: entra a far parte della corporazione dei pittori di Padova presso la bottega del pittore padovano Francesco Squarcione. In questo periodo, impara la costruzione prospettica, la composizione dei personaggi e si applica allo studio dell’anatomia umana e inizia a conoscere ed apprezzare l’arte dell’antica Roma.

Nei suoi primi anni di attività, tra il 1448 e il 1457, affresca la Cappella Ovetari presso la chiesa degli Eremitani a Padova. Nel 1449, si reca a Ferrara alla committenza di Leonello d’Este e in quegli anni dipinge l’”Adorazione dei pastori”.

Nel 1460 Ludovico Gonzaga invita Andrea a Mantova dove diventerà l’artista di corte. Qui si dedica alla realizzazione della decorazione della Camera degli Sposi, e dopo un breve periodo trascorso a Roma, torna a Mantova per realizzare alcuni lavori, tra i quali il “Parnaso” e “Minerva che caccia i vizi” richiesti da Isabella d’Este. Il suo ultimo lavoro, incompiuto, è la “Favola del dio Como“.

Mantegna muore a Mantova il 13 settembre 1506, all’età di 75 anni.  

Veduta del castello di san Giorgio

Il castello di San Giorgio

Nel 1395, all’arrivo dei Gonzaga a Mantova, Francesco I Gonzaga inizia subito la costruzione del castello di San Giorgio con lo scopo di difendere la città. La costruzione, infatti, era circondata da un fossato che si poteva attraversare solo grazie a tre ponti levatoi. Solo in un secondo tempo, nel 1495, la fortezza si trasforma in una costruzione residenziale dando sfoggio del potere economico e politico della famiglia. Viene allora affidato al pittore Andrea Mantegna il compito di affrescare la “Camera Picta” meglio conosciuta come “Camera degli Sposi”: opera riconosciuta da tutti come un capolavoro di pittura rinascimentale. 

Camera degli sposi

L’opera più famosa, che si trova all’interno del castello, è collocata al primo piano della torre di nord-est ed è la “Camera picta” o “Camera degli sposi”.

Mantegna impiega circa 9 anni, dal 1465 al 1474, per dipingere la camera creando un capolavoro dell’arte rinascimentale.

Un locale quadrato di 8 metri per lato si è trasformato, grazie al genio pittorico di Andrea, in una loggia aperta senza confini né pareti.

Sfruttando in modo mirabile la lezione del Brunelleschi sulla prospettiva, Andrea inserisce sullo sfondo paesaggi di campagna, castelli, giardini e monumenti antichi creando un effetto artistico molto suggestivo.

Dall’alto, attraverso un oculo, è addirittura possibile scorgere il cielo azzurro. Dalla balconata, si affacciano, in bilico, alcuni putti e delle fanciulle che sembrano desiderosi di osservare gli ospiti della sala sottostante. Per la prima volta viene utilizzata la prospettiva in verticale e l’esito è senz’altro stupefacente: si ha l’illusione di aver sfondato il soffitto!

Nell’affresco si ritrova tutta la famiglia regnante dei Gonzaga oltre ad una parte della corte ritratta in un momento di vita quotidiana. L’episodio rappresentato è il momento in cui Ludovico Gonzaga III riceve la notizia della nomina a Cardinale del figlio Francesco Gonzaga. Oltre a Ludovico, è raffigurata anche la moglie Barbara di Hohenzollern, i figli, il loro cane Rubino e i cortigiani. Tale scena è collocata sopra il camino della stanza. Nelle lunette e nelle vele sono facilmente riconoscibili i simboli della famiglia dei Gonzaga oltre ai ritratti degli imperatori romani. 

Battesimo di Cristo, 1506

Basilica di sant’Andrea

Nella Basilica di Sant’Andrea, opera dell’architetto Leon Battista Alberti, sono conservate altre opere del Mantegna collocate proprio nella cappella funebre che ospita la sua tomba.

L’opera è “Il Battesimo di Cristo” del 1506, una delle ultime opere dell’artista e completate dal figlio Francesco. L’opera di grandi dimensioni, 176×230 cm, è stato realizzata con tempera a caseina e oro su tela. Al centro della scena vi è Gesù il quale, mentre sta per ricevere il Battesimo, benedice con la mano destra Giovanni il Battista, posizionato in piedi sopra una piccola roccia. In alto, sopra la testa di Gesù, appare la colomba dello Spirito Santo. Gesù è rappresentato ricoperto da un drappo di una notevole plasticità scultorea mentre un uomo, alla destra di Gesù, regge la sua veste. Dalla parte opposta un altro uomo, molto probabilmente facente parte della comunità di Giovanni, tiene in mano un secchiello. La scena è inserita all’interno di un paesaggio naturale composto da colline di dolci pendii incorniciato da due alberi di agrumi, arance e limoni.

Il dipinto, purtroppo, non gode tuttora di condizioni ottimali e in alcune parti emerge addirittura la tela sottostante. Sempre all’interno della cappella, oltre al Battesimo di Cristo che si trova sulla parete di destra, vi è anche, sull’altare, la “Sacra Famiglia” e “Famiglia del Battista”. 

Santa Maria della Vittoria, Andrea Mantegna

Santa Maria della Vittoria

Durante il periodo della dominazione francese, la chiesa di Santa Maria della Vittoria viene sconsacrata.

Questo luogo di culto era particolarmente importante perché ospitava la pala di “Santa Maria della Vittoria”, capolavoro del Mantegna oggi conservato al Louvre di Parigi.

Il soggetto della pala è Francesco Gonzaga, inginocchiato ai piedi di Maria, nell’atto di rendere omaggio alla Vergine. Seduta su un alto trono, vi è la Vergine col Bambino.

Il trono poggia su un basamento circolare su cui sono raffigurate scene della Genesi, il primo libro della Bibbia. Il trono si conclude con un grande disco solare impreziosito da intrecci e perle vitree. Gesù, che tiene in mano due fiori rossi, simbolo della passione, guarda verso Francesco Gonzaga. Maria non solo con gli occhi ma anche con il manto esprime nei confronti del Gonzaga una delicata protezione. Dal lato opposto sono riconoscibili san Giovannino con la croce in mano e sua madre Elisabetta, protettrice di Isabella d’Este, moglie di Francesco. Attorno alla Vergine troviamoci dei Santi: in piedi, a sinistra, san Michele arcangelo con la spada mentre, dal lato opposto, san Longino con la lancia spezzata. Entrambi i personaggi sono abbigliati con armature splendidamente decorate. Dietro a loro vi è sant’Andrea, il protettore di Mantova, con la croce e, dall’altro lato, san Giorgio con una lunga lancia rossa.

Il tutto avviene all’interno di una scena naturale racchiusa tra foglie e fiori che si inerpicano su un telaio ligneo raccogliendosi infine in una conchiglia, il simbolo di Maria considerata come la nuova Venere. Da lì scendono dei fili di perle e un grande corallo rosso, simbolo del sangue della Passione. 

Il Cristo morto

Il Cristo morto

Tra le grandi opere realizzate dal Mantegna a Mantova, vale la pena ricordare anche  “Il Cristo morto”, una delle opere rinascimentali più intense. Di questa opera si sa ben poco: non si conosce neanche per chi e quando è stata realizzata. Sembra che il Mantegna l’abbia voluta tenere tutta per sé lasciandola, alla sua morte, in eredità al figlio Ludovico.

Attualmente questo capolavoro è visitabile alla Pinacoteca di Brera di Milano. Come sia finita a Brera, anche questo particolare non è molto chiaro. Sembra che il figlio Ludovico, dopo averla ricevuta in eredità, l’abbia venduta al Cardinale Sigismondo Gonzaga per poi approdare in diverse collezioni private. In seguito, nel 1801, il pittore Giuseppe Bossi acquista l’opera che poi rivende alla Pinacoteca di Brera.

Il protagonista assoluto del quadro è il freddo cadavere di Cristo appena deposto dalla croce. In quella tela si rivive tutta la drammaticità di quel momento: i segni delle ferite sulle mani e sui piedi sono ben evidenziati dalla luce e dall’illusionismo prospettico. Il visitatore si sente partecipe della scena vivendo, da un punto di vista privilegiato, lo strazio del dolore. Un’opera assolutamente da vedere nella vicina Milano. 

Mantova: una città raccolta e tranquilla ma ricca di fascino e di arte. 

Articolo di Canti Franca

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