La città ideale del rinascimento

Introduzione

“Sì che non ti rincresca alcuna volta leggere o fare leggere questo architettonico libro, nel quale, com’io ho detto, troverrai varii modi di edificare, e così varie ragioni di edifizii in esso si contiene. Per la qual cosa, credo, daranno alquanto di piacere a’ tuoi orecchi, e perché in esso ancora si contengono proporzioni e qualità e misure, e donde dirivano i loro primi origine, e questi mosterrò per ragione e per auttorità e per essempro e come dalla figura e forma dello uomo tutte dirivano, e così tutte quelle cose che si deono osservare a conservare il difizio.” Così scrive nella seconda metà del Quattrocento Antonio Averulino, detto il Filarete, nel suo “Trattato di Architettura”, il primo libro del rinascimento a parlare di una città ideale.

Il Trattato di Architettura di Filarete.

Il Filarete giunge a Milano, dalla nativa Firenze intorno al 1450, come molti artisti dell’epoca è un intellettuale ma anche scultore, già famoso per le sue porte in bronzo della Basilica di San Pietro, ancora oggi visibili. Il suo trattato è un dialogo ideale con Francesco Sforza, primo Duca di Milano e, proprio in questo testo, per la prima volta, si cercano di porre le basi teoriche per la costruzione di una grande città ideale dedicata alla dinastia milanese: Sforzinda. Una città i cui edifici “dalla figura e forma dello uomo tutte dirivano”, quasi una anticipazione del leonardesco “Uomo vitruviano” del 1490 circa. La pianta scelta per questa nuova capitale è una stella ad otto punte inscritta in un cerchio, sulle punte grandi torri, e da numerose porte, partono le strade che conducono alla piazza, centro della città. Di questo grande progetto utopico è rimasto un solo edificio parzialmente realizzato: la Ca’ Granda, oggi sede della Università Statale di Milano ma pensata e costruita per essere, come fu, un moderno ospedale che doveva sorgere dentro a Sforzinda.

Il Trattato di architettura civile e militare

Un altro importante artista, Francesco di Giorgio Martini, ha pensato, nel suo “Trattato di architettura civile e militare” scritto alla fine del Quattrucento, ad una città fortificata. In un disegno autografo possiamo vedere il progetto di questo borgo creato basandosi sulla forma umana: la testa è un castello fortificato, mani e piedi corrispondono alle torri di difesa, il petto alla chiesa, lo stomaco alla piazza. Delle sue fantasiose e poderose creazioni vi consigliamo di visitare la Rocca di Sassocorvaro, un castello a forma di tartaruga. Anche il grande Leonardo si è espresso sul tema, nel Manoscritto B, conservato all’Institut de France a Parigi. Si tratta di un corpus di testi e disegni, scritti fra il 1487 ed il 1490 volti a migliorare soprattutto l’igiene di Milano, un intento quindi molto più pratico rispetto a quello degli altri trattatisti.

I tre dipinti sparsi nel mondo

Il tema architettonico ed intellettuale della città ideale è così sentito alla fine del Quattrocento da diventare anche un filone pittorico. Non ci rimangono molte di queste testimonianze, ma se le architetture idealizzate sono sempre lo sfondo della maggior parte dei dipinti rinascimentali, esistono anche alcune opere in cui la veduta prospettica di una città è l’assoluta e unica protagonista. Le tre opere su tavola si trovano rispettivamente a Urbino, (Galleria Nazionale delle Marche), a Baltimora (Walters Art Museum) e a Berlino (Gemäldegalerie). Probabilmente dipinte da uno stesso autore, ancora oggi di difficile attribuzione, rappresentano vedute di città con la piazza e gli edifici circostanti: idealizzazioni prospettiche perfette e metafisiche.
Come dicevamo comunque la città ideale è spesso lo sfondo dei quadri rinascimentali, basti pensare al famoso “Sposalizio della Vergine” di Raffaello alla Pinacoteca di Brera, datato 1504, o alla sua fonte diretta, l’omonimo tema dipinto da Perugino e conservato a Caen. Sempre dello stesso Perugino, una splendida città ideale si può vedere come sfondo nell’affresco della “Consegna delle chiavi” del 1481-1482 nella Cappella Sistina.

Le città realizzate

Molti dei progetti sopra descritti sono rimasti semplicemente tali ma in alcuni casi abbiamo testimonianze concrete e tuttora visitabili di città ideali. Vediamo insieme quali sono quelle da non mancare.

Pienza

Forse la più famosa e ben riuscita delle città ideali è Pienza, poco distante da Siena. La cittadina nasce dal rifacimento del borgo di Corsignano. Il nome deriva dall’illustre committente che ha fortemente voluto quest’opera: Papa Pio II Piccolomini. Nei suoi “Commentari” leggiamo: “Pio giunse a Pienza a notte inoltrata; per diversi giorni, costretto a letto dalla malattia, non poté vedere, come avrebbe desiderato, gli edifici che aveva fatto costruire. Non appena stette meglio volle andare a visitarli uno per uno e non si pentì delle spese fatte, benché avesse impegnato in quell’opera più di cinquantamila ducati. La bellezza e la nobiltà dell’edificio gli fecero dimenticare il cruccio della spesa”. Un ingente impegno di denaro che soddisfò enormemente il pontefice, purtroppo però il progetto non fu portato a termine e oggi dell’idea originale di Bernardo Rossellino ci resta solo la bellissima piazza del borgo studiata con effetti prospettici tali da fare risaltare la facciata del Duomo.

Sabbioneta

Spostiamoci in provincia di Mantova e, più precisamente, a Sabbioneta. Questa cittadina, tutelata insieme a Mantova dall’Unesco, è purtroppo ancora poco conosciuta ma merita di essere visitata. Il borgo viene fondato per volontà di Vespasiano Gonzaga Colonna fra il 1554 e il 1591. Tutta la urbanistica del piccolo centro è pensata in accordo con i principi umanistici della città ideale di cui è un perfetto esempio, quasi completo. Imperdibili sono il Palazzo Ducale, il Teatro all’Antica di Vincenzo Scamozzi e le tante belle chiese.

Palmanova

Chiudiamo questo nostro viaggio con una città fortezza, un avamposto veneziano fortificato: siamo a Palmanova in Friuli Venezia Giulia. La città, oggi tutelata dall’Unesco, fu fondata nel 1593, difesa da due cerchie di fortificazioni con una forma a stella ancora oggi perfettamente visibile. Come già previsto per Sforzinda le vie convergono tutte verso una grande piazza centrale. Ancora oggi una visita del borgo, con la sua perfetta urbanistica splendidamente conservata, può trasportarci in quel mondo antico fatto di intellettualità e idealizzazioni.

Un ultimo sguardo ad una città ideale lo possiamo dare grazie alla scenografia del Teatro Olimpico di Vicenza. Per la prima rappresentazione del 1585 Vincenzo Scamozzi realizzò una scena prospettica ispirata alla città di Tebe ma intrisa ancora, e siamo ormai alle soglie del Seicento, della concettualità tutta rinascimentale della città ideale.

E voi avete visitato questi luoghi? Vi sono piaciuti? Scrivetelo nei commenti.

Articolo di Giorgio Panigati – Instagram: Lessisabore80

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