Pietro Canonica: dal marmo alla vita, L’Abisso

Cos’è L’abisso? Per Pietro Canonica, scultore piemontese, è l’amore tra due giovani che probabilmente era meglio non si fossero mai innamorati, proprio come le anime dannate di Paolo e Francesca descritti da Dante nella Divina Commedia.

Oggi vorrei farvi scoprire un gruppo scultoreo. Spesso capita che si finisce sempre per parlare di quadri o affreschi pensando che solo le sculture dei grandi maestri meritano di essere esaminate approfonditamente.

Tuttavia il mondo dell’arte è pieno di artisti, forse oggi poco noti ma che hanno eseguito delle opere di eccezionale bellezza.

L’abisso: analisi dell’opera di Pietro Canonica

L’abisso è un’opera scolpita nel 1909 ed è subito chiaro come Pietro Canonica fosse totalmente indifferente alle nuove tematiche d’avanguardia che si stavano diffondendo in quel periodo in Italia e nel resto dell’Europa.

Va decisamente in controtendenza decidendo di scolpire questo gruppo di amanti ancora alla maniera classica diventando lo scultore anti-moderno per eccellenza.

In un clima culturale in fervente cambiamento, si impone sulla scena dimostrando quanto la cultura classica in realtà non sia mai tramontata e questo lo dimostra il grande successo che ha avuto negli anni.

Diamo una prima occhiata superficiale, come se non volessimo davvero soffermarci sull’opera: quello che notiamo subito è l’abbraccio immortale tra due giovani che fissano probabilmente un baratro.

A questo punto potremmo anche andarcene, ma vale la pena soffermarsi ancora qualche minuto perché quest’opera ci sta quasi chiamando.

Vi sembra una scena drammatica? Decisamente sì.

I giovani non sono semplicemente abbracciati come una normale coppia di innamorati, non si stanno scambiando tenerezze ma sono avvinghiati l’uno all’altra.

Notiamo la tensione del braccio del giovane che stringe fortemente la ragazza quasi la stesse proteggendo mentre cadono nel baratro che li inghiottirà per sempre. A sua volta la ragazza gli avvolge le braccia attorno al corpo quasi come per rassicurarlo: ciò che stanno per affrontare non li dividerà mai.

Tuttavia la disperazione è assente nei loro volti che guardano nella stessa direzione consapevoli del loro destino.

Molti pensano che il gruppo scultoreo rappresenti Paolo e Francesca descritti da Dante nella Divina Commedia. A me invece piace immaginarli come due giovani qualunque che si sono innamorati forse in circostanze sbagliate e che, come tutti i giovani, affrontano ogni avversità con la “leggerezza” tipica dell’età.

Forse quello che noi interpretiamo come un abisso infernale, per questa coppia non lo è: alla fine il loro amore è puro e sincero. Se così fosse perché dovrebbero aver paura di finire in un baratro?

L’abisso: la critica

La critica è sicuramente meno poetica, e forse più drammatica, rispetto alla mia personale interpretazione. Essa individua nel gruppo marmoreo un amore passionale che travolge e trascina verso un vortice, l’abisso per l’appunto, individuando le figure di Paolo e Francesca.

Questo vortice è ben visibile nel drappeggio delle vesti che circonda il loro corpo, così come l’abbraccio tra i due amanti che li costringe in una morsa infernale bloccando i loro movimenti in una posa eterna.

I corpi non sono rappresentati frontalmente, ma quasi di profilo nell’atto di spingersi consapevolmente verso l’abisso.

Il modellato morbido ed elegante sembra quasi richiamare le opere barocche dimostrando che la bellezza dell’arte classica è sempre attuale.

Biografia di Pietro Canonica

Pietro Canonica nasce a Moncalieri, in provincia di Torino, nel 1869 e frequenta l’Accademia Albertina di Torino.

Già nel 1884 lavora con il suo maestro, Odoardo Tabacchi, alla tomba Sineo per il cimitero di Torino scolpendo dieci statue di angeli e l’anno successivo apre il proprio studio ricevendo la prima grande commissione: quattro grandi statue in gesso per la chiesa di San Lorenzo di Villanova Mondovì.

Ben presto inizia a compiere numerosi viaggi a Roma e Firenze diventando inoltre un artista molto rinomato nell’ambiente dell’alta aristocrazia italiana ed europea. Le commissioni riguardavano opere celebrative, busti e ritratti eseguiti con grande attenzione tecnica.

Lo scoppio della prima guerra mondiale segna un profondo cambiamento nella sua carriera in quanto il mondo degli aristocratici subisce un forte declino. É proprio in questi anni che inizia a dedicarsi alle grandi composizioni monumentali e celebrative e in molte piazze italiane sorgono delle sue opere dedicate ai caduti in battaglia.

Nel 1922 si trasferisce definitivamente a Roma e il Comune, qualche anno più tardi, gli concede l’utilizzo della Fortezzuola, un edificio all’interno del parco di Villa Borghese, con la promessa di lasciare in dono alla città le proprie opere.

Canonica si occupa del restauro dell’edificio ed esegue la scultura bronzea del Mulo per abbellire il piazzale antistante. Qui vive e lavora fino alla sua morte avvenuta nel 1959.

Attualmente la Fortezzuola è sede del museo Pietro Canonica e all’interno sono conservati marmi, bronzi, bozzetti e calchi delle principali opere.

Articolo di Elena Bruno

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