Il rapporto tra Vincent Van Gogh e Paul Gauguin

Il rapporto tra Vincent Van Gogh e Paul Gauguin

Mi venne l’idea di fargli un ritratto mentre dipingeva la natura morta che tanto amava, i girasoli. E quando l’ebbi finito mi disse:  Sono proprio io, ma diventato pazzo“.

Con queste parole Paul Gauguin racconta l’epilogo che poi prese una tragica piega, del bel rapporto di amicizia che ebbe con il collega artista Vincent Van Gogh. Ma facciamo un passo indietro.

Siamo nel 1888 precisamente il 29 ottobre, quando il pittore Paul Gauguin scende dal treno e arriva ad Arles fascinosa e poetica cittadina della Provenza, per raggiungere la famosa Casa Gialla che vedrà nascere oltre ad un interessante connubio artistico, una profonda amicizia tra i due grandi artisti testimoniato dalle loro frequenti missive:

“Il buon Gauguin e io in fondo in fondo ci capiamo e quand’anche fossimo un po’ matti, non siamo forse però anche abbastanza profondamente artisti per dissipare le preoccupazioni al riguardo con quel diciamo per mezzo del pennello? Nonostante tutto, dunque, sarà sempre amicizia tra di noi”

Un rapporto a volte bizzarro e tormentato, a tratti squilibrato come loro stessi lo definiscono, ma che in un breve periodo durato solo qualche mese, ha portato ad una florida produzione artistica e a grandi capolavori della storia dell’arte.

La storia dei due artisti

I due artisti si conoscono a Parigi nel 1886 e subito nasce un bellissimo rapporto di stima reciproca, Van Gogh da sempre affascinato dalla pittura impressionista e da quella giapponese, vede esposti a Pont-Aven le produzioni del giovane Gauguin dal quale rimane affascinato e sorpreso. Da quel momento inizia il loro rapporto coadiuvato dalla mediazione del fratello di Van Gogh Theo, con il quale scambiano frequenti lettere a testimonianza di quel legame artistico e umano. Le loro strade si dividono nel 1887 quando uno parte alla ricerca dei luoghi più selvaggi, l’altro si stabilisce in Provenza pronto a fondare uno studio, un luogo in cui grandi personalità si sarebbero potute incontrare per lavorare insieme e produrre splendide opere. Ed è qui che poi si rincontreranno un anno dopo per vivere nella famosa Casa Gialla a seguito di numerose ed insistenti lettere. È proprio Van Gogh che avendo visto nel collega le possibilità di una proficua collaborazione, lo spinge infatti a fargli visita e stabilirsi a casa sua.

È qui infatti, che Theo a seguito di una cospicua eredità in denaro, cerca di aiutare il fratello in questa sua collaborazione per la realizzazione di grandi produzioni artistiche. L’amico avrebbe dovuto infatti vivere nella Casa Gialla per la cifra di 150 franchi e produrre almeno 12 quadri l’anno. Il motivo di fondo era invece quello di aiutare il tormentato, delicatissimo e insicuro fratello affetto da bipolarismo, sperando che questa convivenza si potesse trasformare in un porto sicuro per lui, che avrebbe tratto sicuramente vantaggio dalla compagnia di Gauguin.

È in questo ambiente che vengono alla luce grandi capolavori di Van Gogh il quale affascinato e stimolato dalla compagnia di Gauguin produsse ben duecento tra disegni ed acquerelli come ad esempio La sedia di Vincent, La camera di Vincent ad Arlese la Notte Stellata sul Rodano, oltre poi alla famosa serie sui Girasoli. Al contrario Gauguin risentirà molto dell’instabilità dell’amico, il cui malessere e la latente follia non permisero una così elevata produzione artistica. Lo stesso soffriva già dal suo arrivo ad Arles e per di più le continue crisi di umore e un ambiente sfavorevole non lo aiutarono certamente ad esprimersi al meglio. Fu comunque in questo contesto che produsse opere quali il Caffè di notte ad Arles e Vincent Van Gogh che dipinge i girasoli, che con ogni probabilità sembra essere stata l’opera che ha scatenato le ire di van Gogh e che ha messo fine all’infelice connubio.

Nonostante tutto tra i due amici durante questa loro convivenza molti sono i punti in comune tanto da influenzarsi a vicenda nelle scelte dei soggetti , dello stile, e delle ambientazioni. Lo stesso Gauguin seppure con tono aspro definisce Van Gogh come un pittore che “annaspa senza trovare una soluzione con tutti i suoi gialli e i suoi violetti, con quel gioco di complementari cui lavorava senza il minimo ordine“. Tuttavia proprio questo stile cromatico e le atmosfere sognanti di van Gogh influenzeranno in maniera totalizzante le scelte di Gauguin come possiamo vedere nel famoso Al caffè (Madame Ginoux), nel quale sono riconoscibili le tipiche atmosfere pittoriche di Van Gogh: lo spazio chiuso con il tavolino in primo piano, la bottiglia di seltz e il biliardo, i fili di fumo e i clienti abituali, tra cui il postino, lo zuavo e un ubriaco addormentato. Tutti elementi tipici delle sue produzioni, con quel tratto vagamente orientaleggiante che invece contraddistingue la produzione del parigino.

Il rapporto tra in due peggiorò in maniera drastica a seguito di alcuni eventi e dopo soli nove mesi Gauguin lasciò la casa Gialla nella disperazione e rabbia dell’olandese che a seguito di ciò si tagliò, secondo le versioni più accreditate, l’orecchio, finendo poi in manicomio per qualche tempo. Gauguin si recherà invece in Bretagna lasciando solo l’amico che sopraffatto dalle sue stesse paure e dalle sue più grandi incertezze, decise di togliersi la vita nel 1890, sparandosi al petto.

Entrambi andando controcorrente si ritrovarono a dipingere solo attraverso il loro puro istinto, finendo poveri, maltrattati e anche squilibrati, Gauguin riuscì a vendere qualche capolavoro su commissione mentre Van Gogh si chiuse nella sua follia non riuscendo a vendere alcun quadro in vita. Quello che poteva essere la più grande collaborazione di tutti i tempi tra due grandi artisti, finì per essere invece un nocivo rapporto, al limite del morboso, una convivenza forzata che da una parte si giocò sui toni della follia, dall’altra dell’insoddisfazione, andando a rovinare ciò che sarebbe potuto diventare la più poetica delle collaborazioni della storia dell’arte.

Articolo di Federica Pappacena.

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