Il Parmigianino: vita, opere e stile

Girolamo Francesco Maria Mazzola (11 gennaio 1503- 24 agosto 1540), noto anche come Francesco Mazzola o più comunemente come Parmigianino (soprannome che significa ‘il piccolo di Parma’) o talvolta “Parmigiano”, è stato un importante pittore e incisore manierista attivo a Firenze, Roma, Bologna e nella sua città natale Parma.

Il movimento manierista prevalse in Italia dal 1520 circa alla fine del XVI secolo. Viene spesso descritto come una reazione o un’esagerazione dei valori promossi dagli artisti del Rinascimento, tra cui la simmetria e le proporzioni “naturali” come celebrazione del razionalismo. Il manierismo, d’altra parte, è spesso caratterizzato da artificiosità e arte, da una coltivazione completamente autocosciente dell’eleganza e della facilità tecnica, e da una sofisticata indulgenza per il bizzarro. Le figure nelle opere manieriste hanno spesso arti aggraziati ma stranamente allungati, teste piccole e tratti del viso stilizzati, mentre le loro pose sembrano difficili o artificiose.

Parmigianino fu anche uno dei primi acquafortisti italiani, una tecnica introdotta in Italia da Marcantonio Raimondi, ma che piaceva ai disegnatori: sebbene le tecniche di stampa delle lastre di rame richiedano abilità speciali, la facilità con cui l’acido, quando sostituito all’inchiostro, può riprodursi la spontaneità della mano dell’artista attraeva il Parmigianino, “maestro del disegno di figure eleganti”. Parmigianino progettò anche xilografie in chiaroscuro e, sebbene la sua produzione fosse piccola, ebbe una notevole influenza sull’incisione italiana.

I primi anni

Parmigianino nacque ottavo figlio di Filippo Mazzola e Maria di ser Guglielmo. Suo padre morì di peste due anni dopo la nascita di questo figlio, e i figli furono allevati dagli zii, Michele e Pier Ilario, che secondo Vasari erano artisti di modesto talento. Nel 1515 lo zio ricevette da Nicolò Zangrandi l’incarico per la decorazione di una cappella in San Giovanni Evangelista; opera poi completata da un giovane Parmigianino. All’età di diciotto anni aveva già completato il Matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria, pala d’altare per Santa Maria a Bardi. Nel 1521 il Parmigianino fu inviato a Viadana (insieme al pittore Girolamo Bedoli che avrebbe sposato suo cugino) per sfuggire alle guerre tra gli eserciti francese, imperiale e papale. A Viadana dipinse due tavole a tempera, raffiguranti San Francesco per la chiesa dei Frati de’ Zoccoli, e il Matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria per San Pietro. Lavorò anche a San Giovanni e conobbe il Correggio che era all’opera nella decorazione ad affresco della cupola.

Lavoro a Fontanellato e viaggio a Roma

Nel 1522 il Parmigianino ricevette l’importante commissione per la decorazione del braccio sinistro del transetto della cattedrale di San Giovanni; tuttavia, non completò mai l’opera. Nel 1523-1524, Parmigianino affrescò 14 lunette raffiguranti episodi delle Metamorfosi di Ovidio di “Diana e Atteone” per il soffitto di una stanza nella Rocca Sanvitale del duca Galeazzo Sanvitale a Fontanellato, a circa 20 miglia da Parma. Sempre in questo periodo conobbe Girolamo Mazzola Bedoli, compagno di apprendistato nella bottega degli zii del Parmigianino, e che aveva sposato una cugina del Parmigianino.

Nel 1524 si reca a Roma con cinque piccoli dipinti tra cui la Circoncisione di Gesù e il suo Autoritratto entro uno specchio convesso, cercando il patrocinio del papa Medici, Clemente VII. Vasari ricorda che a Roma il Parmigianino fu «celebrato come un Raffaello rinato». Nel gennaio 1526 Parmigianino e suo zio Pier Ilario si accordarono con Maria Bufalina di Città di Castello per decorare la chiesa di San Salvatore in Lauro con una pala d’altare con la Visione di San Girolamo (1526-7, National Gallery, Londra). Come molti altri artisti, nel giro di un anno il Sacco di Roma fece fuggire il Parmigianino.

Ritorno a Bologna e Parma

Dopo aver risieduto a Bologna per quasi tre anni, nel 1530 Parmigianino era tornato a Parma. Nel 1528-9 dipinge una Madonna con santa Margherita e altri (Bologna). Del 1528 la Madonna della Rosa (Dresda) e la Madonna di san Zaccaria (Uffizi). Nel 1531 Parmigianino ricevette la commissione per due pale d’altare, raffiguranti San Giuseppe e San Giovanni Battista, dalla chiesa incompiuta di Santa Maria della Steccata. La confraternita che sovrintendeva alla chiesa gli aveva anticipato lo stipendio e gli aveva promesso provviste e materiali; tuttavia, nel 1535, il progetto era incompiuto. Nel mese di dicembre nominò suo rappresentante legale don Nicola Cassola, chierico parmense presso la Curia romana. Il Parmigianino lo autorizzò a riscuotere i 50 scudi d’oro di Bonifazio Gozzadini per la Madonna con San Giovanni Battista e San Zaccaria .

La Madonna dal Collo Lungo

Nel 1534 si stabilì che la Madonna dal Collo Lungo venisse appesa nella cappella della famiglia di Elena Baiardi.

In quest’opera, Parmigianino apparentemente abbandona ogni nozione rinascimentale di proporzione e naturalismo, creando una Vergine con un’eleganza così estrema da sembrare quasi non umana. Lo storico dell’arte E.H. Gombrich descrive l’opera come se “il pittore, nel suo desiderio di far sembrare la Santa Vergine aggraziata ed elegante, le avesse dato un collo come quello di un cigno. Ha allungato le proporzioni del corpo umano in un modo stranamente capriccioso. L’opera, infatti, prende il nome popolare dal collo allungato del soggetto, ma molte caratteristiche del corpo di Maria sono sproporzionate. Ha i fianchi molto larghi, nei quali dorme Gesù, ma la sua metà superiore sembra molto più piccola. La sua testa minuscola ha un volto giovanile e gentile, che ricorda le Madonne di Raffaello. Una delle sue mani lunghe e sottili tocca delicatamente il seno, attirando l’attenzione dello spettatore sulle sue lunghe dita apparentemente disossate. Le sue grandi gambe si assottigliano per diventare piccoli piedi e dita dei piedi. Anche il bambino Gesù è notevolmente allungato. Sembra raggiungere una dimensione che è più comunemente attribuita ai bambini più grandi, sebbene la figura conservi caratteristiche infantili, inclusa la forma della testa, delle mani e dei piedi.

I corpi eccessivamente grandi della madre e del bambino e le loro pose ricordano la Pietà di Michelangelo, in cui l’artista ingrandiva le dimensioni di Maria per farle cullare in modo credibile il corpo crocifisso di Cristo adulto. Eppure Parmigianino ha complicato le loro posture in questo dipinto. La sua Vergine si piega al collo, alla vita e alle ginocchia, dando l’impressione di torcersi che crea una figura serpentinata. La tecnica era spesso usata nelle opere manieriste, come per spingere i concetti di contrapposto al punto di esagerare. Anche la figura di Gesù, distesa sul grembo di sua madre, torce il suo corpo per creare la figura serpentinata a spirale.

La composizione del dipinto sembra leggermente distorta, poiché un gruppo di figure giovanili sembra che stiano cercando di infilarsi tra il bordo sinistro del dipinto e la Madonna, che è quasi il doppio di loro. Le figure sono tipicamente interpretate come angeli, anche se a sinistra si può vedere solo una grande ala piumata e non è chiaro a quale adolescente appartenga. L’angelo più vicino al piano frontale sorregge delicatamente un vaso o un’urna che riflette l’immagine della croce su cui Cristo sarà crocifisso. Guarda con estasi verso la Vergine, con la testa di profilo. Un altro angelo sta proprio dietro la Vergine, con i suoi occhi sovradimensionati che guardano verso l’esterno. Il suo naso snello e aquilino e i riccioli dorati somiglianoi lineamenti di Maria. Gli altri angeli sembrano cercare di intravedere il Cristo Bambino. Un altro angelo, appena sotto il gomito destro della Madonna, appare incompiuto, con il volto avvolto nell’oscurità.

Dietro il gruppo, un sipario rosso e oro si apre rivelando una distesa di colline e cielo, in cui si trova un colonnato incompiuto. In basso a destra del dipinto c’è una figura stranamente minuscola, solitamente interpretata come San Girolamo, spesso inclusa nelle scene della Vergine col Bambino. È avvolto in abiti classici e tiene aperto un grande rotolo mentre si guarda alle spalle come se stesse conversando con qualcuno. Gli studiosi ipotizzano che l’artista intendesse collocare San Francesco nello spazio accanto a Girolamo ma iniziò solo il piede del santo; il resto rimase incompleto con la morte del pittore. La dimensione di Girolamo lascia perplessi; gli studiosi ritengono che Parmigianino possa aver voluto che la figura fosse in secondo piano, ma la disposizione è ambigua.

Due anni dopo la morte del Parmigianino, sul dipinto alla base del colonnato fu aggiunta un’iscrizione con la scritta “Fato praeventus F. Mazzoli Paremnsis absolvere nequivit” (“L’avverso destino impedì al parmense Francesco Mazzola di portare a termine quest’opera”). Il dipinto era esposto nella chiesa di Santa Maria dei Servi da quasi 150 anni, quando nel 1698 Ferdinando de’ Medici, membro della dinastia fiorentina nota per il suo mecenatismodelle arti, acquistò il pezzo per la sua collezione privata. L’opera fu acquistata dalla Galleria degli Uffizi, Firenze, nel 1948, e rimane uno dei pezzi più noti del museo.

Gli ultimi anni

Parmigianino probabilmente si aspettava, naturalmente, di succedere al Correggio in favore della chiesa. Tuttavia, nell’aprile del 1538, gli uffici amministrativi incaricarono prima Giorgio Gandini del Grano, poi Girolamo Bedoli di decorare l’abside e il coro del duomo.

Tuttavia, si ritiene che in questo momento divenne un devoto dell’alchimia. Vasari ipotizzò che ciò fosse dovuto alla sua passione per la magia. Gli studiosi ora concordano sul fatto che gli interessi scientifici del Parmigianino potrebbero essere dovuti alla sua ossessione nel cercare di trovare un nuovo mezzo per le sue acqueforti. Come risultato delle sue ricerche alchemiche, completò pochi lavori nella chiesa. Fu incarcerato per due mesi per violazione del contratto dopo che la Confraternita decise all’unanimità di vietargli di continuare a frequentare la loro chiesa. Fu sostituito, tra il 1539 e il 1540, da Giulio Romano, anch’egli prontamente rescisso dal contratto.

Il Parmigianino morì a Casalmaggiore il 24 agosto 1540, ed è sepolto nella chiesa dei Frati de’ Servi “nudo con una croce di legno di cipresso sul petto”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *