Enzo Casale: testo critico di Alberto Dambruoso e opere

Enzo Casale è un pittore che da sempre ha concentrato la sua attenzione artistica sulla figura umana, indagata nelle sue diverse sfaccettature: psicologiche, etniche, antropologiche oltreché estetiche. I suoi ritratti hanno subito dei cambiamenti sostanziali nel corso degli anni a seconda delle varie tecniche utilizzate dall’artista. Sì perché, se il comune denominatore della sua ricerca è dato come già detto dalla rappresentazione della figura umana, è anche vero che un’altra cifra che lo identifica è data proprio dalla sperimentazione di colori, tessuti, tecniche più in generale che portano a diverse interpretazioni/versioni anche di una stessa figura.


Le opere fanno parte dell’ultimo ciclo di lavori realizzati attraverso il supporto dello chiffon, un tessuto molto leggero utilizzato nella moda, campo tra l’altro molto caro all’artista che per anni ha disegnato capi per diverse maison. Sono opere che ricercano la trasparenza come forma di purezza interiore. Scrive Casale a proposito di queste ultime opere: “Trasparenza del segno, come del colore in una ricerca di essenzialità che lascia trasparire tutto ciò che c’è intorno, che sia la bellezza della natura o le ferite della vita. Non sono volutamente definite per lasciare a chi guarda l’interpretazione ultima dell’opera. La trasparenza come modo di essere, senza filtri, disponibili al nuovo e alle novità, al diverso da sé, senza pregiudizi. Liberi proprio come bambini che partecipano al gioco della natura, in armonia con essa”.


Casale ha anche sperimentato gli effetti delle opere nell’immersione acquatica. Come per magia si manifestano colori e segni impensabili. Lo chiffon nel contatto con l’acqua diventa fluido e non si contrappone al luogo ma al contrario ne assorbe le sollecitazioni circostanti.


Una delle caratteristiche di queste ultime opere è il loro essere cangianti anche fuori dall’acqua. La forma e il colore sullo chiffon non sono statiche e variano sia per le inclinazioni della luce o dei colori ma anche per gli oggetti circostanti e la posizione assunta di chi guarda. Se si stacca il quadro dal muro e ci si gira intorno, questo continua a cambiare forma e colore, in una sorta di continua ridefinizione identitaria. “Non esiste più il davanti o il dietro, il dritto e il rovescio” – afferma l’artista – “sono vite parallele che non si incrociano ma sono così vicine che quasi si sfiorano, in un perenne divenire”.


Gli chiffon già dipinti vengono spesso riutilizzati per nuovi lavori. Le forme, soprattutto nei collage, rimandano al Cubismo, avanguardia artistica da sempre ammirata dall’artista. Colori, matita, foglia d’oro gli servono a concettualizzare parti anatomiche, frammenti di volti che potrebbero sembrare solo estetici ma, impiegati per ridisegnare un nuovo volto o parti di esso, trovano nella ricomposizione il loro senso compiuto. Gli stessi ritagli copiati e ingigantiti a mo’ di patchwork sono come enormi cerotti per​ suturare ferite. Le righe regolari drammatizzano il processo di frammentazione visiva e di ri-assemblaggio dei volti raffigurati nello sdoppiamento.


Il ricamo, il filo diventa l’altro modo per ricomporre le fratture, ricollegare gli squarci: è rete di protezione o rete che ti intrappola. Allo stesso tempo crea sullo chiffon trame che si riflettono oltre la tela e che danno alla tela la profondità e la percezione di “altro” oltre il lavoro immediatamente visibile sulla superficie. Spesso nelle opere si sovrappongono ai volti delle righe verticali o orizzontali, sorta di griglie che ricordano una gabbia: un modo per esorcizzare il senso di claustrofobia di cui soffre l’artista. Allo stesso tempo però il filo, tratteggiato sulla tela, lo riporta alle prime nozioni di disegno che gli impartiva la mamma, quando da piccolo lo incoraggiava a disegnare a tratteggio la frutta o altre cose presenti in casa.

Questo ultimo ciclo di opere in conclusione riflette fortemente sia gli aspetti autobiografici sia la condizione esistenziale delle tante figure ritratte, a volte svuotate
dei volti e ridotte a pure sagome. Profili di persone comuni che si incontrano tutti i giorni. Persone che passano magari inosservate ai più ma non certo all’occhio
sensibile di Casale in grado di restituirci l’umanità di quelle stesse persone, anche se a volte è un’umanità sofferente. In questo credo sta il valore della sua pittura, dove l’etica e l’estetica si fondono in un’unica cosa.

  • Alberto Dambruoso

Opere di Enzo Casale

Breath XVI

2022 – Olio e ricamo su chiffon cm 160 x cm 100


Breath XXII

2022 – Olio e Matita su tela cm 250 x cm 160


Trasparenze X

2022 Olio su carta cm 44 x cm 32

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