Jacopo Sanna: Intervista all’artista

Presentati in breve raccontando di te, da dove vieni, la tua infanzia ecc…

Sono nato a Roma all’inizio degli anni ’90 nel Rione Testaccio. Ho sempre vissuto, frequentato e partecipato attivamente alla vita del mio rione, un rione che nasce popolare, ma che oggi è una delle zone più esclusive di Roma. Nella vita provo a svolgere la professione di imprenditore nel campo della consulenza, sono stato fondatore di diverse società soprattutto nel campo della ricerca e formazione scientifica.

Come ti sei approcciato al mondo dell’arte?

La mia passione per l’arte nasce grazie a mio padre, sono cresciuto in una casa dove le pareti di ogni le stanza sovrabbondavano di quadri di artisti contemporanei, come Schifani, Guttuso, Montanarini, Novella Parigini ed altri.

Parla del tuo stile

Il mio stile non è volutamente definito in modo univoco, la mia espressione artistica non è frutto di una programmazione – contrariamente a quanto richiede la mia professione-, le mie opere sono l’espressione più vera e intima del mio io nel momento in cui le realizzo, sono lo specchio della mia giornata; questo influenza la scelta della tecnica di realizzazione impiegata che cambia spesso tecnica e i materiali che scelgo per dare. Il mio “non avere uno stile” è in realtà la rappresentazione più vera della mia poliedricità.

Quali sono gli artisti che più ti piacciono e hanno influenzato la tua pittura? 

Essendo il mio stile eclettico espressione del mio io, posso dire di non avere mai avuto un pittore dal quale trarre ispirazione. Non ho uno spiccato talento artistico, non voglio e non posso competere con i grandi artisti della storia del nostro paese, ma amo creare esprimendo me stesso. Ci sono però diversi pittori che ammiro tra i quali Guttuso, Schifani Giampistone, del quale ho avuto il piacere di conoscere la seconda moglie, una persona straordinaria.

Quali sono le tue opere che ritieni più significaive?

Tra le mie opere quelle che ritengo più belle e significative sono tre. La prima è sicuramente “Elemento fuoco”, in quest’opera è rappresentato il fuoco, che esce da un calderone, e in esso sono raffigurati due occhi. Quest’opera rappresenta il demone interiore che ognuno di noi possiede e può avere un significato negativo o positivo, che si manifesta nelle nostre occasione più intime. La seconda è “Il bianco e il nero” e per me rappresenta la contrapposizione tra il bene e il male, il giorno e la notte, ma anche la determinazione nelle scelte della vita e la capacità di discernimento, ma anche la mia tendenza a non ammettere “il grigio”: o è sì o è no. La terza è invece “L’Albero dei numeri e delle parole”, l’albero che rappresenta la vita, l’ossigeno, la natura, ciò che ci alimenta, i numeri rappresentano l’infinito e nel loro essere infiniti sono l’immagine l’ingordigia dell’uomo di possedere beni materiali senza essere mai realmente soddisfatto; le parole sono finite, ma posso esprimere infinite idee e concetti e la stessa parola può assumere diversi significati.

Quali aspettative hai per il futuro della tua carriera da artista?

La mia speranza è di entrare nelle case delle persone, usare il potere dei colori per regalare a chi vive le mie opere una sensazione di benessere e guarigione attraverso la bellezza dell’opera. Le mie opere sono pezzi unici, non hanno tirature. Preferisco lavorare sull’unicità del mio stato d’animo in quel momento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *