Impressione levar del sole – Monet

“Impressione, levar del sole”

“Impression, soleil levant”

Quanti sanno che si attribuisce proprio a quest’opera di Claude Monet l’origine stessa del movimento Impressionista e della sua definizione?

Sarà proprio il quadro di Monet, “Impression, soleil levant” – Impressione, levar del sole – datato 1872  – che darà il nome al nuovo movimento artistico: l’Impressionismo.

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Cos’è l’impressionismo?

Questo movimento artistico e culturale metterà in atto, con le loro opere, una vera e propria trasformazione nel mondo dell’arte e anche per l’immagine di Parigi e della Francia stessa, rendendola un luogo romantico e dolcemente malinconico, nell’immaginario collettivo.

L’impressionismo è questa nuova corrente artistica che nasce a Parigi tra il 1860 e il 1870, per arrivare fino ai primi anni del Novecento.

In contrapposizione al nuovo movimento nascente, l’arte della cultura accademica Ottocentesca, ormai da molti decenni raccogli un grande consenso, sia dal pubblico che dalla critica conformista.

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Insegnata nelle Accademie di Belle Arti, imponeva regole ferree e si identificava solo con la “bella pittura” di stampo classicista.

Inoltre è importante ricordare che l’Ottocento fu un secolo di straordinarie scoperte e invenzioni che determineranno trasformazioni e continue evoluzioni.

Per citarne alcune, nel 1825 assistiamo alla nascita della prima locomotiva; nel 1839 un’altra grande scoperta, che rivoluzionerà anche il modo di concepire la composizione pittorica, arriva la fotografia, per passare poi nel 1895 con la prima proiezione pubblica dei Fratelli Lumiere  e quindi con l’invenzione del cinematografo.

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E’ proprio in questo turbinio di conquiste, rivolte a una sempre più vivace vita moderna, che un gruppo di amici e artisti scapestrati si rivoltano alle regole imposte dalla cultura accademica, disobbedendo e sovvertendo quelle idee e modi oramai antiquati che vedevano gli artisti relegati nei loro atelier bui e chiusi, ancorati a temi legati alla rappresentazione storica-mitologica o alla ritrattistica. 

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I rivoluzionari della storia dell’arte

Con entusiasmo e energia questo gruppo di “rivoluzionari” della pittura stava scrivendo, in maniera del tutto inconsapevole, una tra le pagine più belle ed interessanti nella storia dell’arte.

L’aspetto preponderante del loro modo di dipingere è la pittura “en plein air” – “all’aria aperta”, sono desiderosi di dipingere con una maggiore libertà creativa, di raffigurare la realtà; quella stessa realtà che stava prendendo piede sull’onda della rivoluzione industriale e con essa una società che si modifica, la cosiddetta vita moderna.

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La pittura di Monet

La ricerca e lo studio dell’effetto della luce, delle forme e dei colori, diventa quasi ossessivo.

 Loro dipingono dal vero, all’aria aperta, cogliendo la variazione della luce in ogni momento della giornata e con essa l’infinità varietà delle sfumature che compongono i colori.

La pennellata è veloce a piccoli tocchi; Monet inventa impugnature molto lunghe per pennelli, in modo tale da poter restare distante dalla tela per avere una visione d’insieme completa.

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I dettagli vengono trascurati per rendere visibile la fuggevole sensazione dell’istante.

Molti saranno gli studi legati sull’effetto della luce su un unico soggetto; raffigurato più volte in ore, stagioni e condizioni atmosferiche diverse.

I toni  scuri del nero e del marrone vengono abbandonati, creano il chiaroscuro accostando pennellate di colori complementari raggiungendo un inedito effetto di maggiore luminosità.

Una vera e propria Rivoluzione!!

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Certo, tutto questo li porterà a scontrarsi con tutti i ben pensanti dell’epoca e non poche difficoltà si troveranno ad affrontare, partendo dall’esclusione al Salone Ufficiale di pittura che si teneva ogni anno a Parigi.

Ogni anno infatti, l’Accademia di Belle Arti di Parigi, organizzava il Salone Ufficiale, una vetrina importante per un notevole  numero di artisti che vedeva esporre le proprie opere.

Nel 1863, la giuria dell’Accademia si rifiutò di tenere in considerazione un cospicuo numero di artisti con le loro relative opere. Le cronache riportano che fossero 3000 i quadri respinti, tra cui le opere di Manet, Monet, Pissarro e altri.

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A seguito delle proteste da parte degli artisti respinti, l’imperatore Napoleone III istituì un’esposizione parallela chiamata Salon des Refuses – Il Salone dei Rifiutati.

Questa esposizione, frequentata soprattutto per la curiosità che aveva generato, divenne oggetto di feroci contestazioni da parte della critica ufficiale ma anche da buona parte degli stessi parigini.

I continui rifiuti ai Saloni ufficiali indussero i giovani pittori ad autopromuoversi.

La loro prima esposizione avverrà nel 1874.

 Al civico 35 di Boulevard des Capucines, nello studio del fotografo di successo Nadar, (a lui dobbiamo la prima fotografia di Parigi dall’alto, con l’utilizzo di una mongolfiera) si tenne la prima mostra di Claude Monet, Paul Cezanne, Edgar Degas, Giuseppe De Nittis, Jean-Baptiste-Armand Guillaumin, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir e Alfred Sisley. Questo gruppo di giovani artisti si diede il nome di “Società anonima di pittori, scultori, incisori”

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Ma quando presero il nome di impressionisti?

Fu proprio in questa occasione, dinnanzi al quadro di Claude Monet “Impressione, levar del sole” che il critico francese Louis Leroy, nel recensire negativamente la mostra, ironizzò sul titolo del quadro con un intento dispregiativo, definendoli così “impressionisti”relativo all’impressione negativa delle loro opere.

Questa definizione al quanto isolente e irriverente divenne il nome che identificò il nuovo movimento artistico, passando alla storia come movimento Impressionista!

 “Impression, soleil levant” è una tra le opere più celebri di tutti i tempi.

La sua celebrità la deve per aver dato il nome “Impressionismo” alla nuova corrente pittorica.

Per essere stato dipinto dal massimo esponente nonché definito padre di tale movimento e per essere diventata il manifesto di questa moderno filone artistico che ha incantato tutti per la sua rivoluzione, freschezza e espressione completa di poesia.

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La protagonista assoluta è la luce, il colore fissato sulla tela a piccoli tocchi e macchie, restituiscono all’occhio umano la vera essenza dell’immagine.

Il quadro rappresenta uno scorcio del porto di Le Havre, il momento che viene immortalato è preciso: il sole inizia a filtrare attraverso la fitta nebbia del mattino. Le barche sono ombre scure, come se uscissero dall’acqua. I riflessi del sole nascente sullo specchio d’acqua insieme alle gru e alle ciminiere fumose sullo sfondo appena abbozzato, ci  annunciano il progresso che avanza.

Socchiudendo i nostri occhi possiamo intravedere meglio la sensazione visiva data dalla sintesi di luce e di colore.

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 Questa sintesi si basa sulla percezione immediata dell’immagine. La sensazione fatta di suggestioni ambientali e atmosferiche che l’autore coglie come unico testimone del suo vedere e della sua percezione.

Lo specchio d’acqua risulta essere il soggetto dell’opera, tema assai caro e ricorrente nelle opere di Monet.

L’acqua riflette le immagini distorcendole, il riflesso varia in continuazione per via del movimento che sembra fondersi con il cielo creando un tutt’uno con quest’ultimo.  Il susseguirsi delle pennellate così veloci, brevi le une accanto alle altre non lasciano nulla al caso, tutto è disposto in modo tale da restituirci l’impressione di quello che sta accedendo e che tra pochi istanti sarà diverso per via della luce che si modificherà e della nebbia che lascerà definitivamente il posto ad un tiepido sole.  Questa è la vera essenza dell’opera impressionista che immediatamente sintetizza la poetica dell’attimo fuggente.

Articolo di Marina Nuzzi

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