I ritratti più famosi della storia dell’arte

I ritratti hanno la straordinaria capacità di catturare la vera essenza dei personaggi. Gli artisti che si sono specializzati in questo genere, hanno immortalato la personalità, lo stile e le sfumature dell’anima dei committenti.

Pensate alla celebre Gioconda di Leonardo da Vinci: il suo sorriso enigmatico continua ad affascinare milioni di turisti che si recano al Louvre solo per ammirarla. Mentre la osserviamo ci vengono alla mente domande irrisolte nei secoli: “Chi è davvero?”, “Sta sorridendo o forse è malinconica?”. La Gioconda è un enigma che ha affascinato l’umanità per secoli e probabilmente rimarrà un mistero per sempre.

Tuttavia oggi faremo un viaggio diverso. Ci immergeremo in altri ritratti per scoprire come ognuno di loro può raccontarci una storia unica ed eccezionale.

Ritratti più famosi: Eleonora da Toledo con il figlio Giovanni di Agnolo Bronzino

Iniziamo a scoprire uno dei ritratti più famosi del Cinquecento, quello di Eleonora da Toledo, moglie del Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici e realizzato dal pittore di corte Agnolo Bronzino.

Quest’opera ci fornisce davvero moltissime informazioni sulla personalità della duchessa e sul suo ruolo nella società.

Uno degli aspetti che colpisce immediatamente è lo sguardo sereno e pacato di Eleonora, che riflette la consapevolezza del ruolo che ricopre. Il volto deciso incornicia perfettamente il suo sguardo sottolineando una grande autorevolezza. Eppure c’è qualcosa di dolce e materno: il tocco della mano sulla spalla del figlio Giovanni dimostra l’amore tipico di una madre verso il proprio figlio.

Eleonora era una donna dalla personalità forte e indipendente. Durante le assenze di Cosimo I, ricoprì il ruolo di capo di Stato, dimostrando grande competenza.

Questa personalità viene ritratta dal Bronzino in maniera sublime introducendo un elemento innovativo. La duchessa viene infatti ritratta fino alle ginocchia conferendogli il senso di autorevolezza che già abbiamo notato osservandole il volto.

Ora spostiamo la nostra attenzione sui dettagli dell’abito, che suscitarono ammirazione già all’epoca e resero Eleonora un’icona di stile per le dame di corte del Rinascimento.

L’abito, decorato in broccato alla maniera spagnola, evidenzia le origini di Eleonora. Tuttavia, ciò che colpisce di più sono i ricami del melograno e della pigna, simboli di fertilità associati alla duchessa.

Questo ritratto ci parla davvero tanto: ci racconta la sua storia e la storia di un’epoca e ci dimostra come a volte anche le donne potessero avere un ruolo fondamentale sia nella moda sia nei ruoli di potere.

Ritratti più famosi: Davide con la testa di Golia di Caravaggio

Davide regge nella mano destra la testa di Golia. La testa di Golia è l'autoritratto di Caravaggio
Davide con la testa di Golia – Michelangelo Merisi detto Caravaggio

I ritratti possono anche essere rappresentati in maniera simbolica come ad esempio nel celebre dipinto di Caravaggio Davide con la testa di Golia.

Qui ci troviamo di fronte a un soggetto religioso che a prima vista sicuramente non colleghiamo al ritratto e ancora meno a un autoritratto.

La scena è drammatica e macabra: Davide, raffigurato come un giovane inerme, tiene in mano la testa di Golia grondante sangue. Osserviamo attentamente la testa di Golia, guardiamo i lineamenti del viso: si tratta proprio dell’autoritratto di Caravaggio.

Il giovane Davide non ha un atteggiamento di trionfo nei confronti di Golia, ma lo guarda in modo compassionevole mentre il volto del gigante rimane imprigionato in un grido di dolore.

Un interessante dettaglio è riportato sulla spada: la sigla “H.AS O S”, che la critica d’arte ha interpretato come il motto agostiniano HumilitAS Occidit Superbiam ovvero L’umiltà uccise la superbia. L’opera doveva essere recapitata all’allora Papa, Paolo V, come richiesta di perdono per rientrare a Roma.

Questo ritratto ci racconta una storia diversa dalla precedente: si tratta della vita tormentata del pittore. Il soggetto è stato realizzato presumibilmente intorno al 1606-1609 e terminato nel 1610, anno della morte di Caravaggio.

Quando l’artista realizzò questo dipinto era già molto malato ed era fuggito da Roma, con l’accusa di omicidio, per la volta di Napoli.

Ritratto di Napoleone Bonaparte che valica il Gran San Bernardo di Jacques-Louis David

Napoleone Bonaparte che valica il Gran San Bernardo – Jacques-Louis David

Passiamo ora a un ritratto di un uomo che ha cambiato la storia: si tratta di Napoleone Bonaparte. Il ritratto su cui voglio porre l’attenzione è quello eseguito da Jacques-Louis David intorno al 1801.

Anche in questo caso, così come per il ritratto di Eleonora da Toledo, ci troviamo di fronte a un nuovo modo di rappresentare il ritratto. A differenza di quelli precedenti, anche dello stesso Napoleone, ci troviamo di fronte a un ritratto equestre che dimostra un grande movimento sia per quanto riguarda il cavallo sia per la rappresentazione di Napoleone.

Napoleone stesso commissionò il ritratto a David per affermare la propria grandezza in Europa e l’artista riuscì a cogliere la vera essenza del suo committente.

Prima di esaminare il volto di Napoleone vorrei che la vostra attenzione si concentrasse sulla figura del cavallo: spaventata e insicura proprio come l’Europa dell’Ottocento in continue agitazioni. Possiamo cogliere molto bene la sua paura.

Ora spostiamoci su Napoleone: sul suo volto non compare nessun segno di insicurezza, è pacato e tranquillo e nonostante il cavallo impenni e si agiti lui rimane seduto senza mostrare il minimo cedimento, perfettamente sicuro alla sua guida. Egli è pronto a regnare sull’Europa con fermezza e autorevolezza.

Questo ritratto fa emergere chiaramente la personalità autoritaria e avida di Napoleone e non possiamo far altro che rimanere incantati dall’abilità dell’artista nel ritrarla.

Ritratto di Madame X di John Singer Sargent

Madame X - John Singer Sargent
Madame X – John Singer Sargent

Concludiamo il nostro percorso con il Ritratto di Madame X che è forse uno dei più discussi della storia dell’arte e dell’aristocrazia parigina di fine Ottocento tanto da avere conseguenze non solo sulla carriera dell’artista ma anche su quella della giovane donna.

Quello che vediamo oggi è la seconda versione del ritratto di Virginie Amélie Avegno. La prima versione esposta al Salòn de Paris del 1884 venne rifiutata perché suscitò scandalo per via della spallina abbassata.

Il ritratto della giovane donna è elegante e raffinato, ritratta in questo bellissimo abito di velluto nero che mette in risalto il decolté e la pelle bianchissima, sottolineando una grande sensualità. La donna era molto famosa per la sua bellezza, il suo incarnato e soprattutto per il suo atteggiamento libertino.

Certamente decidere di ritrarla con la spallina abbassata non ha contribuito a migliorare la sua reputazione. Appena il quadro fu esposto, la spallina abbassata e l’abito molto scollato lasciarono intendere che probabilmente la donna era priva di biancheria intima sotto l’abito e che il pittore e la modella fossero amanti.

Iniziarono così a circolare voci sul perché avesse proprio la spallina abbassata e tutti si chiesero cosa fosse successo dopo l’esecuzione di questo ritratto. Le voci non si fermarono a semplici “chiacchiere da corridoio” ma vennero riportate anche su Le Figaro. Sargent per rimediare decise di modificare sia il quadro, portando la spallina sulla spalla così come lo vediamo oggi, sia cambiando il nome del dipinto in Madame X. Infine ritirò definitivamente l’opera d’arte.

La sfortuna di questo ritratto fu tale che Sargent si ritirò a Londra dove continuò ad eseguire ritratti, mentre Amélie, offesa dalle accuse infondate, si ritirò dall’ambiente aristocratico per poi cercare di ritornarci faticosamente.

Articolo di: Elena Bruno

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