Attentati alla Gioconda

Attentati alla Gioconda

Attentati alla Gioconda

La Gioconda, il dipinto più famoso al mondo, frutto del genio fiorentino: Leonardo. Il ritratto di Lisa Gherardini ha subito diversi attacchi da parte di fanatici e matti che, purtroppo, hanno lasciato segni indelebili sul dipinto. Oggi ti racconto gli attentati alla Gioconda!

2 Agosto 2011 – Una tazza di tè

Immaginate lanciare una tazza da tè contro un dipinto che vale miliardi, beh, una donna russa ( di cui però, per motivi di privacy, non si sa quale sia il nome) lo ha fatto mentre si trovava al Louvre. “Ha lanciato una tazza vuota contro la Monna Lisa, ma non ci sono stati danni, visto che la tazza si è infranta quando ha colpito lo schermo che sta a protezione del dipinto” ha dichiarato ai giornali David Madec, il portavoce del museo di quegli anni; ha aggiunto poi che la donna era in uno stato di rabbia molto elevato. E tu che stai leggendo ti starai chiedendo: Ma perché questa donna russa ha lanciato una tazza da tè contro il dipinto di Leonardo da Vinci? Perché era Frustrata per non essere riuscita a ottenere la nazionalità francese e proprio per questo voleva sfregiare uno dei tanti simboli della Francia.

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Voleva, infatti, perché per fortuna la Gioconda non ha subito alcun danno (in questo caso) poiché la tazza si è infranta appena si è schiantata contro il vetro che protegge il dipinto, che, ricordiamo, non è un vetro qualsiasi; è un vetro studiato dal politecnico di Milano che presenta uno spessore di ben 3 centimetri! Un vetro talmente resistente che non si farebbe infrangere nemmeno da un proiettile, figuriamoci da una tazza di tè! La donna ovviamente è stata immediatamente arrestata e sottoposta ad una clinica psichiatrica, per poi qualche mese dopo essere rilasciata.

Attentati alla Gioconda
David Madec

Attentati del 1956 – Attacco di acido

L’anno 1956 e il 1957 furono anni davvero difficili per Il dipinto Leonardesco, il quale dopo essere stato nascosto e protetto durante la seconda guerra mondiale, aveva ricominciato a viaggiare i musei e le gallerie del mondo, passando anche per il castello di Chambord, per Amboise, a cui seguirono l’abbazia di Loc-Dieu, il Museo Ingres di Montauban e di nuovo Chambord, prima di finire sotto il letto del conservatore del Louvre nel castello di Montal e tornare a Parigi. Ma cosa successe nel 1956? Beh, bisogna dire che all’epoca le tecnologie erano molto meno avanzate di quanto lo sono ora, soprattutto le tecnologie che riguardavano la sicurezza delle opere d’arte erano davvero precarie, infatti alcuni dipinti non avevano nemmeno una lastra di vetro per proteggerli, e se l’avevano era davvero molto, molto fragile.

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Oggi invece fra programmi che monitorano l’umidità della teca e la luce che batte sulla tela, sono state inventate tecnologie in grado di conservare al meglio le opere d’arte. Ma torniamo a noi: nel 1956 un matto entro nel Louvre e scaglio dell’acido contro il dipinto che probabilmente era protetto (anche perché se non fosse stato così probabilmente l’immagine della Gioconda non ci sarebbe mai giunta come la conosciamo oggi). Naturalmente venne arrestato, anche se il motivo del suo folle gesto non venne mai compreso del tutto.

Attentati alla Gioconda
L’attentato alla Gioconda il prima pagina sulla “Domenica del Corriere” – 13 gennaio 1957

Lo scaglio della Pietra – Attentati alla Gioconda

Attentati alla Gioconda: Un altro attentato nei confronti della Monnalisa avvenne nel 1957. Se i due attentati che ho raccontato in precedenza non hanno (per fortuna) toccato minimamente la Gioconda, questo, invece, l’ha cambiata per sempre.

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La storia è simile, un uomo decisamente fuori di sé (che probabilmente lavorava come guardia all’interno del Louvre) scagliò

una pietra che aveva nella tasca interna della giacca sulla parte superiore del dipinto. Naturalmente la sottile lastra di vetro che proteggeva il quadro, non resistette e si frantumò in mille pezzi, facendo schiantare il sasso contro l’opera d’arte. I danni furono piuttosto evidenti, una buona parte della pittura ad olio di staccò completamente (per fortuna con i restauri fatti negli ultimi anni questa “ferita” è stata nascosta il più possibile). Tra l’altro bisogna ricordare che la

Gioconda è stata realizzata utilizzando come supporto una tavola di legno di pioppo di dimensioni 51 x 76 centimetri, e non una tela, supporto che se fosse stato utilizzato in sostituzione al legno avrebbe ceduto sicuramente creando uno squarcio enorme e rendendo l’opera inguardabile.

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A commentare questi due eventi nei confronti della Gioconda fu il famosissimo

pittore surrealista Salvador Dalì, il quale espresse il suo umore e la sua idea sull’accaduto:

«Molte persone se la sono presa con la Gioconda, anche lapidandola come qualche anno fa, caso tipico di flagrante aggressione contro la propria madre. [… Leonardo], inconsciamente, ha dipinto un essere che riveste tutti gli attributi materni. Ha due grandi seni e posa su chi la contempla uno sguardo totalmente materno. Però sorride in modo equivoco. […] Ora cosa succede al povero infelice che è posseduto dal complesso di Edipo […]? Egli entra in un museo. Un museo è una casa pubblica.

Nel suo subcosciente, è un bordello. E in questo bordello vede il prototipo dell’immagine di tutte le madri. La presenza angosciante di sua madre che gli lancia uno sguardo dolce e gli rivolge un sorriso equivoco, lo spinge a un atto criminale. Commette un matricidio, prendendo la prima cosa che gli capita fra le mani, un ciottolo, e rovinando con esso il quadro. È una tipica aggressione da paranoico».

Salvador Dalì
Attentati alla Gioconda
-Evidenziato il danno causato dalla pietra-

Attentati alla Gioconda: Dopo questo difficile anno la gioconda venne sottoposta a diversi tentativi di restaurazione alcuni del quali riusciti anche molto bene.

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Ricucite le “ferite” del dipinto, quest’ultimo ricominciò a girare per il mondo in occasione di vari eventi:

Nel 1962 il quadro fu prestato agli Stati Uniti dove, accolto dal presidente John Fitzgerald Kennedy, dalla first lady Jacqueline Kennedy e dal vicepresidente Lyndon Johnson, fu esposto alla National Gallery di Washington e al Metropolitan Museum di New York, dove attrasse un milione e settecentomila visitatori; nel 1974 fece la sua ultima tournée, con tappe a Tokyo e a Mosca.

Chiaramente la Gioconda, in quanto dipinto più famoso al mondo, ha dovuto attraversare

momenti molto pericolosi, ma che comunque hanno contribuito a rendere la sua storia, una delle più sensazionale della storia dell’arte.

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