Venere di Milo: Storia e spiegazione
Una tra le più celebri sculture greche è sicuramente l’Afrodite di Milo, meglio conosciuta come Venere di Milo.
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Il confronto con la Gioconda
La «statua antica di Venere scoperta nell’isola di Milo nel 1820», come racconta la memoria letta da Quatremère de Quincy (un protagonista della vita politica e culturale dalla Rivoluzione in poi) presso l’Académie Royale des Beaux-Arts di Francia, il 21 aprile 1821, divenne sin da subito un’icona artistica al pari della Monna Lisa di Leonardo.
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Infatti, se nella Gioconda il dato enigmatico lo si ritrova nel sorriso, nella Venere di Milo, il suo mistero è nell’assenza delle braccia e nella conseguente impossibilità di determinarne la posa.
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Nonostante ciò, la bellezza delle forme sinuose della scultura non è deturpata o sminuita.
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Venere di Milo – Storia
Tralasciando il confronto con la donna di Leonardo, la storia che porta con sé la Venere greca ha un sapore di rivalsa, poiché, contrariamente per la Gioconda, la scultura di età ellenica non ha un vero e proprio ruolo rilevante nel panorama storico artistico antico e classico.
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Questo però non intaccò il mito che aleggia intorno a questa austera figura e al suo recupero.
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Il protagonista, oltre alla statua, fu il barone Carl Haller von Hallerstein, distinto archeologo che contribuì agli scavi di Atene, Egina e Bassae. Egli infatti, organizzò una campagna di scavi nel teatro antico di Melos nel 1814.
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Il cimelio scultoreo vide la luce sei anni dopo, quando, in quei pressi, un contadino trovò una nicchia sotterranea, nella quale, al suo interno, era custodita proprio la statua femminile protagonista dell’approfondimento di oggi, insieme ad altri sculture e marmi frammentari.
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Con lo scopo di dare una prima definizione dell’opera, vengono chiamati Louis Brest, agente consolare sull’isola, e il naturalista Jules Dumont d’Urville.
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Quest’ultimo, data la formazione classica, identifica la scultura come Venus victrix.
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A dare adito a quest’ipotesi, i frammenti marmorei e la mano che stringeva una mela, richiamando alla memoria il famoso mito del Giudizio di Paride, che vedeva la dea dell’amore e della bellezza la vincitrice del succoso pomo.
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Un’intricata faccenda
La scoperta destò non pochi interessi nell’acquistare la Venere di Milo.
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Tra questi, il Conte de Marcellus, che incantato dal racconto del naturalista, decide di recarsi a Milo per impossessarsi, pagando, della statua.


Non tenne conto però di altri papabili interessati. Infatti, la scultura venne rubata da un monaco ortodosso, con l’intenzione di donarla al dragomanno dell’Arsenale di Costantinopoli, un uomo potente nelle isole dell’Egeo, ancora sotto il dominio ottomano.
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Tra Marcellus e l’ottomano si apre un’aspra trattativa.
Da questa vicenda, va a delinearsi un altro importante passo verso il mito:
una notte, Marcellus sogna Venere, come la descrive Lucrezio nel De rerum natura. Forse un sogno premonitore annunciò la fine della trattativa, che avvenne il giorno seguente:
la Venere in cambio della promessa della protezione francese sull’isola.
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Da qui, la Venere e i marmi con essa scoperti, si poterono, finalmente, definire francesi.
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Alla visione della scultura, Marcellus, in preda alla forte emozione dà alla Venere il soprannome di Anadyomene (che sorge dalle onde) e Victrix (vittoriosa sulle avversità), recitando alcuni versi dell’Inno omerico ad Afrodite.
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Finalmente, Parigi e il Louvre poteva pregiarsi di una scultura di età classica superando l’eterno divario, con Londra, che possedeva i marmi del Partenone, e con Monaco di Baviera, che esponeva le statue dei frontoni di Egina.
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Breve analisi della Venere di Milo
Quanto alla descrizione dell’opera, la scultura, alta 202 cm, vanta una composizione di marmo pario, e come già anticipato, è conservata al Museo del Louvre di Parigi.
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Sulla base di un’iscrizione riportata sul basamento andato perduto, potrebbe trattarsi di un’opera di Alessandro di Antiochia, ma in passato è stata erroneamente attribuita a Prassitele.
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Quello che è certo è che la Venere di Milo risale al 130 a.C., risalente perciò al periodo ellenistico, nonostante i diversi stili, di stampo classico, che la compongono.
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La dea, raffigurata in piedi, con il busto nudo fino all’addome e le gambe velate da un fitto panneggio (dalle delicate suggestioni chiaroscurali), presenta una minima e misurata tensione muscolare che evoca i caratteri scultorei di Policleto e la sua scuola.
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Come già antecedentemente detto, non si è a conoscenza dell’episodio mitologico rappresentato, probabilmente, si tratterebbe del Giudizio di Paride, come testimonierebbero alcuni frammenti di un avambraccio e di una mano recante una mela, ritrovati vicino alla statua stessa.
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Ciò che di innovativo troviamo nella scultura, è l’atteggiamento del tutto naturale della dea, quasi umana e lontana dalla compostezza “divina” e ‘’mitologica’’ delle Veneri dei secoli precedenti.
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Influenze
Numerosi sono i riferimenti e le influenze citati nei film, anime giapponesi, libri, musica e opere d’arte stesse.
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Nella pittura…
Primo fra tutti, potremmo citare Salvador Dalì e la sua Venere di Milo con cassetti del 1936;


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o ancora La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix, dove la figura della Libertà Armata è modellata proprio sulla figura dell’Afrodite di Milo, particolarmente ammirata dal pittore francese.
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Venere di Milo nel cinema…
Nel campo cinematografico invece, un riferimento alla scultura è stato inserito nel film The Dreamers in cui la protagonista appare nella sua stanza con degli alti guanti neri su di uno sfondo nero che, tramite un effetto ottico, sembra cancellarle le braccia.
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Oppure, nel film Un matrimonio all’inglese la famiglia Whittaker possiede la Venere di Milo. Ancora un altro esempio, Soul Surfer ove la ragazza trova consolazione nella Venere avendo lo stesso handicap delle braccia.


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Venere di Milo nell’animazione…
Nel mondo dell’animazione americana e giapponese, troviamo influenze nell’episodio 09×06 dei Simpson, in cui Homer ruba una rara caramella gommosa ispirata alla venere di Milo.


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O nel manga “Le Bizzarre Avventure di JoJo“, dove quest’opera viene citata da Dio Brando a Pucci come esempio della perfezione artistica.
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Venere di Milo nella musica…
Per quanto riguarda il mondo musicale, brani dedicati a tale scultura, li troviamo nell’album Marquee Moon dei Television e in quello di Birth of the Cool di Miles Davis.
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