Yayoi Kusama: Biografia e opere principali

Chi è Yayoi Kusama?

La visionaria giapponese Yayoi Kusama, nota per i suoi pois, i suoi ambienti suggestivi e le sue zucche ha certamente rivoluzionato l’immaginario artistico contemporaneo.

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Yayoi Kusama Biografia

La sua produzione è fortemente influenzata dagli avvenimenti biografici.

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Infatti, la vita artistica di Yayoi Kusama s’interseca al suo vissuto, soprattutto quando, racconta che fin da bambina è vittima di allucinazioni visive e uditive e che per aiutarsi, si rifugia nell’arte, che considera un valido antidoto.

Yayoi Kusama
Yayoi Kusama da bambina

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A tal proposito l’artista racconta:

“C’era una luce accecante, ero accecata dai fiori, guardandomi intorno c’era quell’immagine persistente, mi sembrava di sprofondare come se quei fiori volessero annientarmi.”

Ovviamente, questo richiamo all’arte, fu ostacolato in tutti i modi dai genitori, i quali vedevano nella piccola Yayoi, solo un impiego marginale nella loro azienda di semi, verdura e piante con vendita all’ingrosso.

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Fu quello il momento in cui, la Kusama iniziò a covare la ribellione verso una società maschilista che rilegava le donne a ruoli accessori.

Da quel momento l’artista cercò di riprodurre nelle sue tele la traumatica esperienza in diversi modi, soprattutto quel senso di perdita e confusione del proprio corpo nell’ambiente circostante costantemente immerso ad una velocità incredibile.

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Gli anni statunitensi di Yayoi Kusama

Nel 1958 si trasferisce prima a Seattle e poi a New York, dopo aver scritto e ricevuto la risposta di Georgia O’Keeffe (pittrice del Precisionismo e moglie del gallerista e fotografo Alfred Stieglitz), sua musa ispiratrice ma anche attirata dal potenziale sperimentale della scena artistica dell’epoca.

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In un’America fortemente misogina e razzista, Yayoi Kusama qui, pian piano catturerà l’attenzione dei critici e non solo, ciò la porterà inserire nelle sue opere, attributi del femminismo, del Surrealismo, della Pop Art, dell’Art Brut ed Espressionismo astratto, grazie anche alla conoscenza di artisti rinomati dell’epoca.

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Un esempio è Andy Warhol, che la invitò nella Factory, e che la influenzò nella sua ossessione per i pois e per l’infinito.

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L’artista in merito afferma:

“In quei primi mesi ero molto povera, realizzavo tanti quadri, ogni giorno disegnavo e dipingevo così potevo sentirmi realmente appagata, il mio unico scopo era quello di fare la storia dell’arte negli Stati Uniti, ormai non riuscivo a pensare a nient’altro. Quando ero in aereo vedo dei motivi riflessi nell’oceano e li ricreavo nella mia arte”.

Effettivamente, la tenacia di Yayoi Kusama fu premiata.

Infatti, ebbe la possibilità di esporre alla galleria Brata, nota poiché lì vi nacquero le carriere artistiche di numerosi altri artisti, come l’espressionista astratto Franz Kline.

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Ogni modo, le opere di Yayoi si differenziarono dagli stilemi del tempo.

La sua produzione artistica varcava la soglia di una qualità tattile fuori dal comune, molto più raffinata e attirò l’attenzione del critico John Donn, il quale ne elogiò le doti sublimi e peculiari dell’artista giapponese.

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Dopo l’esperienza americana, la Kusama ritornò in Giappone, nel 1973 per la precisione. Qui, si dedicò alla stesura di poesie e romanzi di matrice surreale.

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Inoltre, per sua stessa volontà decise di ricoverarsi in un ospedale psichiatrico di Shinjuku, a causa dei forti problemi alla vista e delle allucinazioni.

Nonostante ciò, però, affittò un locale nei pressi dell’ospedale, adibito ad atelier in cui si reca, ancora oggi, ogni giorno per dipingere, scrivere e lavorare.

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Yayoi Kusama opere

Circa la produzione artistica ci sarebbe da scrivere davvero tanto.

È riuscita a dividere aspramente la critica tra chi la loda e chi la definisce “disturbata”.

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In realtà, per quanto mi riguarda, la definirei come un portale per un viaggio immerso in un mondo tra il fiabesco e l’inconscio più intimo e contorto, quel giusto mix, che cattura ma non disorienta, semmai rende l’idea che l’artista vuole trasmettere.

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Quanto alla produzione artistica, la lista da proporre sarebbe piuttosto lunga, anche perché ogni produzione spazia dalla sfida dell’artista verso le sue fobie (tra cui quella per il sesso, trasmessa dai suoi genitori) alle performances su corpi di donne e uomini nudi.

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Cercherò perciò di presentare le opere più rinomate, tenendo conto che la Kusama ha esposto in vari musei di fama internazionale, come il Museum of Modern Art di New York, Walker Art Center nel Minneapolis, al Tate Modern a Londra e al National Museum of Modern Art di Tokyo.

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– 1993: produce per la Biennale di Venezia una sala degli specchi con delle zucche, che diventano uno dei suoi alter ego nel corso degli anni;

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– 1964: presentò alla galleria di Gertrude Stein l’opera One Thousand Boat Show’’, con innumerevoli forme falliche;

Yayoi Kusama

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– 1966: pois e falli sono protagonisti della sua prima performance, avvenuta nel 1966, quando si sdraiò su un marciapiede della East 14th Street;

Yayoi Kusama

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“Infinity Mirrored Room”

è una serie di diversi capolavori che ripercorrono, grazie all’effetto caleidoscopico delle superfici specchianti, le rifrazioni del corpo umano frammentandolo e riproducendolo per un numero infinito di volte;

Yayoi Kusama

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“Gleaming lights of the Souls”

installazione in una stanza ricoperta si specchi completamente allestita dall’artista,

rendendola una sorta di scatola ottica dal cui soffitto scendono decine di luci a led che emanano luci intermittenti.

Yayoi Kusama

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Collaborazioni

Nel mondo fuori dell’arte, Yayoi Kusama, si fa conoscere grazie alla collaborazione con Peter Gabriel nel video di Love Town del 1994. Qui, tutte le sue ossessioni e paure, quali pois, reticolati, cibo e sesso, si annidano in un mondo parallelo della canzone dell’ex frontman dei Genesis.

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Un’ulteriore occasione per accrescere la sua fama, è stata la collaborazione con il direttore artistico

Marc Jacobs della Louis Vuitton, avuta nel 2012, grazie alla quale sono stati realizzati numerosi capi d’abbigliamento che riportano come trame i suoi pois, molto grandi e colorati.

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Inoltre, sono state realizzate linee di borse, dove sono state richiamate la tela della Monogram Vernis e dei Dots Infinity. Oltre alle linee di borse, sono stati commercializzati altri articoli di pelletteria, quali portafogli, pochettes, portamonete,

bracciali, scarpe, decolleté, teli mare, parei, foulard e ballerine della stessa trama antecedentemente citata.

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Articolo di: ANTONELLA BUTTAZZO
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