Messaggi nascosti nelle opere d’arte pt.3

MESSAGGI NASCOSTI NELLE OPERE D’ARTE

Vi siete mai chiesti cosa si celi dietro ad alcune famose opere d’arte? Capire esattamente ogni singolo dettaglio di un dipinto spesso può risultare complicato e difficile, per questo cercherò di svelare qualche dettaglio di tre famose opere, sperando di chiarirvi un pò le idee.

Parafrasando le parole del compianto storico dell’arte e grande letterato Philippe Daverio, svelare alcuni semplici misteri è come scrivere un libro per l’infanzia, un calendario per l’Avvento; Scoprire i dettagli servirà infatti, ad entrare in un tempo lontano nel quale i dipinti si guardavano con lentezza, tanto che se si avrà la fortuna di vedere l’originale in un museo o in una chiesa, si proverà quel dolce sentimento di incontrare un vecchio amico.

Ed è proprio questo l’obiettivo..

I coniugi Arnolfini

Ci troviamo a Londra e stiamo ammirando il famoso dipinto “I coniugi Arnolfini” del pittore fiammingo Jan Van Eyck realizzato nel 1434. L’opera ritrae il mercante Giovanni Arnolfini con la prima moglie Costanza Trenta. Il dipinto è uno dei primi ritratti privati della storia, reca in sé numerosi elementi curiosi ed enigmatici a partire proprio dalla protagonista che con la mano si sfiora il ventre alludendo, sembra, ad una presunta gravidanza, qualcuno ha parlato anche di adulterio. Ma il dettaglio forse più affascinante che risalta subito agli occhi si trova nella parte centrale del dipinto. Si tratta di un perfetto specchio circolare decorato con le stazioni della via crucis, ma guardando attentamente si può scorgere riflessa la presenza dell’artista e di un altro testimone e da li si può vedere l’intera stanza. Una sorta di dipinto nel dipinto, ma soprattutto una autobiografia dell’artista. Affascinante vero?

Guardando ad un altro dettaglio proprio sopra lo specchio noteremo un fastoso ed elaborato candelabro. Ma perché non vi sono candele ma solo una? E per di più come mai questa candela è accesa?

La risposta è semplice, si tratta di un antico rituale quello della candela del matrimonio la quale veniva portata nelle processioni nuziali e poi lasciata nella camera da letto dei novelli sposi, fino a quando si sarebbe consumato il matrimonio. Nel linguaggio cristiano questa luce viene intesa come Cristo luce del mondo, un dolce consumarsi nell’attesa della sua venuta.

L’annunciazione

Guardando sempre ai grandi pittori fiamminghi è frequente trovare questi dettagli così particolari. Rogier Van Der Weyden nel 1440 ad esempio, dipinge una pregevole “Annunciazione” oggi esposta al Museo del Louvre densa di piccoli enigmi e significati nascosti, tutti tesi a raccontare nel dettaglio il passo biblico e a farci da guida. Guardiamone alcuni. Noteremo che sul tavolo in secondo piano rispetto alle due figure centrali vi è poggiata un’ elegante brocca dentro un lavamani. Cosa significano questi elementi? Entrambi alludono a Maria come fontana o a Cristo “fonte di acqua viva”, o più semplicemente alla purificazione dell’uomo mediante il sacro rituale del Battesimo.

Ma ancora l’arcangelo con un silenzioso e delicato gesto, indica lo sportellino di uno scrigno, leggermente socchiuso. Si tratta di un tabernacolo o semplicemente di una allusione all’evento dell’Incarnazione di Cristo sulla Terra. In alto su una mensola troviamo due melagrane e una bottiglia di acqua che alludono alla fertilità appena annunciata prefigurando Cristo.

Spostandoci verso il basso vedremo inoltre, un simbolo mariano per eccellenza, i gigli, rappresentazione della purezza e della verginità di Maria.

Una moderna Persefone

Sempre sotto la spinta dei grandi pittori fiamminghi possiamo andare ad analizzare qualche dettaglio di un enigmatico dipinto contemporaneo “American Gotich” realizzato da Grant Wood nel 1930, uno dei dipinti più famosi della storia dell’Arte rurale Americana del XX secolo.

Per i due protagonisti, presumibilmente padre e figlia o forse moglie e marito (ancora incerto questo punto), l’artista si è ispirato a due soggetti che ben conosceva, sua sorella e il suo dentista, resi con un realismo al limite del trascendente, quasi come antiche icone, statici, ieratici e soprattutto enigmatici. Così come reale è la casa che fa da sfondo alla scena: Dibble House nella cittadina di Eldon, in Iowa. I chiari influssi alla pittura fiamminga di matrice germanica rendono il dipinto un vero e proprio manifesto della vita nel Midwest a fine 800, tanto da aver sollevato aspre critiche dagli stessi abitanti del luogo indignati per essere stati rappresentati emaciati e smunti protagonisti di un immutabile e triste paesaggio post Depressione. Ma a colpirci nella semplicità di una scena quasi bucolica e troppo quotidiana, salta subito all’occhio il grazioso cameo che chiude il casto colletto della donna; raffigura Persefone bellissima dea che venne rapita ad Eleusi e costretta a vivere con Ade nell’oscurità della terra per quattro mesi l’anno. Considerando il potente forcone imbracciato dall’uomo, che ci guarda dritto negli occhi quasi ad ipnotizzarci, simbolo del lavoro, del patriarcato e della sottomissione della donna al potere maschile, ci viene subito alla mente un clamoroso dubbio.

La donna che ruolo ha in questo spaccato di vita quotidiana? perché proprio Persefone? Cosa rappresenterebbe?

Ricordiamo che il mito ci restituisce l’immagine di una donna costretta a vivere accanto ad un marito che non aveva scelto, un matrimonio forzato e dovuto solo a quel chicco di melograno. Ci viene da chiederci se qui Wood non abbia voluto raccontare un qualcosa di forzato, quale un matrimonio infelice. Sappiamo che la modella, la sorella dell’artista, poco dopo l’uscita del dipinto aveva fatto intendere che la figura della donna andasse interpretata come figlia dell’uomo e non come sua moglie. Forse si era vergognata di avere un marito più anziano? o forse il fratello non ha fatto altro che rendere nei suoi occhi la tristezza di un infelice matrimonio, così come la sfortunata Persefone, rivisitata attraverso quello sguardo ceruleo perso nel vuoto, e l’elegante ciocca scomposta di capelli che scendono lungo il collo.

E l’uomo? Forse chissà rappresenta il guardiano dell’oltretomba che con il suo sguardo inquisitorio ci fa capire  chi comanda.

Articolo di: Pappacena Federica

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