Esiste un’opera d’arte più bella del mondo?

Vi siete mai chiesti quale sia l’opera più bella del mondo?

Nel corso dei secoli i grandi storici e critici si sono spesso posti questa domanda e ognuno ha dato la sua personalissima opinione. Potremmo dire che non esista un’opera d’arte più bella in assoluto, ma al contrario sono state classificate una serie di bellissime opere condivise in maniera comune dalla critica a seconda del gusto personale o rispettando alcuni criteri di proporzione e perfezione estetica.

La Venere di Botticelli, la Gioconda di Leonardo, la Notte Stellata di Van Gogh, il Giudizio Universale di Michelangelo, la Resurrezione di Piero della Francesca, sono solo alcuni degli esempi più classici e importanti che gli esperti classificano tra i migliori del mondo dal punto di vista estetico per le loro caratteristiche iconografiche ma anche e soprattutto per il senso simbolico che le accompagna. Fondamentalmente parliamo di un concetto molto soggettivo e che risponde a precisi criteri personali. A tutto ciò vi è una spiegazione dovuta al fatto che spesso nel vedere l’opera d’arte siamo portati a valutarla in modo concreto e superficiale, perché il concetto di bellezza artistica che conosciamo è estremamente legato alla contemplazione della stessa dal vivo. Facciamo fatica a capire l’opera d’arte, a comprenderla, in quanto la nostra educazione artistica, basata sulla contemplazione del vero, è insufficiente alla sua comprensione, poiché l’opera viene presentata attraverso un procedimento creato dall’artista, che va interpretato e capito, un pò come avviene per la poesia. Si ricorre così ad espedienti per rendere tutto il più matematico possibile, per misurare e decifrare.

È per questo che per capire un’opera cerchiamo di renderla familiare traducendo il linguaggio dell’artista e tutta la sua fantasia. Se manca questa interpretazione non è possibile né giudicare né godere di questo senso di bellezza. Inoltre la bellezza è legata ai concetti del ricordo e dell’emozione che lo spettatore sa di poter ritrovare guardando quell’opera. È così che ci si lega ad un profumo, un sapore, una evocazione di un sentimento che riempie il cuore e che fa sognare. È per questo che grandi opere come la Persistenza della memoria di Dalì diventano segno tangibile dello scorrere del tempo che lascia quel senso evocativo e familiare. Ci si immerge in queste atmosfere sognanti colmi del senso di pace e malinconia che ci fa sciogliere come quei meravigliosi orologi. A questo punto ognuno può definire con certezza il suo quadro più bello del mondo a seconda della personale percezione e della grande emozione che prova nel guardare l’opera stessa. E qui sta la grande difficoltà nel definire in assoluto l’opera più bella.

Anche la scienza oggi gioca un ruolo fondamentale nel campo dell’arte, non sarebbe possibile infatti realizzare stupende opere al giorno d’oggi se non grazie ad un approfondito studio dei materiali e una progettazione scientifica mediante dei software in grado di realizzare opere sempre più complesse. In questo campo nascono così bellissime ed intriganti immagini capaci di rendersi interessanti anche ad un pubblico diverso, tanto che ad esempio fotografie biomediche diventano vere e proprie opere d’arte, stravolgendo il comune senso del gusto estetico e aprendoci ad una nuova dimensione.

Ma non solo…

È in scena proprio in questi mesi la stupefacente Biennale di Arte a Venezia, da sempre luogo privilegiato di cultura e di scambio intellettuale da tutto il mondo. Particolarmente apprezzate quest’anno le opere realizzate dalle intelligenze artificiali come quella firmata da Jonas Lund chiamata MVP (Most Valuable Painting). L’opera è fatta di 512 dipinti digitali, il cui valore cambia a seconda di come reagisce il pubblico, con le sue emozioni e sentimenti.

Altrettanto affascinante è l’opera Perpetual Motion, l’installazione di Sigurður Guðjónsson al padiglione dell’Islanda sempre a Venezia. L’artista realizza un’opera che rende possibile all’occhio umano la visione del materiale e del suo movimento perpetuo attratto dal campo magnetico. Viene proiettato un video della durata di  45 minuti. Chi osserva si sente libero di girare intorno all’opera di poterne fruire il tempo necessario senza ulteriori vincoli. Un’opera ricca di giochi di luce e di colori, che seppur tangibili non possano essere rimaneggiate. Il senso è quello di spingere l’osservatore a riflettere sulla visione limitata e distorta della realtà che riceviamo dai nostri sensi e a meravigliarci di nuovo di fronte ad essa.

Questi sono solo alcuni esempi di come l’intelligenza artificiale oggi abbia preso il sopravvento anche in contesti estremamente privilegiati e radicati ad una tradizione secolare andando a stravolgere il comune senso estetico. Oggi esistono algoritmi in grado di capire se un’opera sia un falso e addirittura gli stessi algoritmi sono capaci di produrre opere che sembrano reali e perfette. Tutto ciò  partendo da un semplice ragionamento:

Ricordiamoci sempre una cosa: non sappiamo neppure come funziona davvero la nostra testa”

È da questo presupposto l’intelligenza artificiale rompe gli schemi  convenzionali avvalendosi di procedimenti matematici in grado di capire ciò che sfugge al cervello umano, imparando a osservare le cose e a riconoscerle come qualcosa che non è la vera realtà e neanche una sua rappresentazione, ma una personale lettura della realtà stessa. E qui è la nostra visione che conta, è la nostra interpretazione che è fondamentale. La macchina produce qualcosa di artefatto ma la straordinarietà sta nel fatto che è l’osservazione il fulcro di tutto, più dello stesso funzionamento della macchina. Ed è proprio l’osservazione personale e soggettiva che rende questo nuovo filone così estremamente intrigante. Ciò che viene esaltato è l’esperienza che fa il fruitore in una dimensione diversa: il metaverso.

Oggi quindi stabilire con certezza quale sia l’opera d’arte più bella del mondo anche attraverso le intelligenze artificiali è molto complicato ma credo che tutto si giochi sempre sul versante personale legato al senso del gusto e dell’emozione provocata nel guardare l’opera e oggi più che mai nell’immergersi al suo interno, entrando in simbiosi con essa.

Articolo di Pappacena Federica

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