Enrico Tubertini: Intervista all’artista


Presentati in breve raccontando di te, da dove vieni, la tua infanzia ecc…

Sono un rabdomante di forme del ’69… di origini bolognesi! Ho fatto il Dams, ho lavorato
nei videoclip, poi mi sono trasferito a Roma dove ho ricominciato tutto da capo, arrivando
a lavorare nel cinema ed in televisione. Ho realizzato alcune regie tra videoclip e
cortometraggi. Ora la mia vita si snoda tra Terni dove mi sono trasferito per amore,
Bologna dove stampo le mie opere e Roma. Se lungo questo tragitto vedo, trovo, incontro
forme che mi colpiscono, io le fotografo, le trasformo, le vivo e le uso nella mia tavolozza
digitale. Fin da piccolo sono rimasto affascinato dal colore e dalle sue tonalità, poi con
l’approccio al mondo fotografico ho scoperto il bianco e nero che mi ha reso tutto più
chiaro, più nitido. Ma è stato il cinema, il movimento che mi ha fatto capire maggiormente
la bellezza dei contrasti e la profondità degli spazi cromatici. Rielaborare le immagini del
televisore, creando mondi altri mi ha fatto capire maggiormente quanto in realtà’ sia fittizio
e personale ciò che vediamo e quanto poco senso abbia ricreare la realtà uguale. “Già
che ci sei cambiala, ma fallo con gusto”. Realizzo così opere digitali altamente personali
utilizzando forme colorate provenienti dal mondo del committente. Abbatto le
distanze tra autore-opera-committente portandole al limite dell’equilateralità.

Come ti sei approcciato al mondo dell’arte?

Come ho già accennato vengo dal mondo dei videoclip, del cinema e della fotografia ma è
stato durante l’attesa della realizzazione di un teatro tenda a Roma, del quale sono stato
direttore artistico che mi è venuta in mente l’idea di rielaborare i personaggi della storia del
teatro, creando le pittografie , rielaborazione di immagini preesistenti con annesso aforisma
grafico. Ne ho realizzate 42, l’ultima è stata GIGI, in occasione della scomparsa di Proietti.
L’intera collezione è chiamata le Mani addosso dal momento che ogni giorno rielaboravo
un personaggio diverso. Le pittografie realizzate avrebbero dovuto dialogare tra di loro
sull’idea di teatro e avrebbero dovuto essere alte 4 metri per 2 ma questa operazione, non
andò mai in porto, così, come spesso capita, si chiuse una porta e si aprì un portone.
Iniziai a esporle e piacquero dunque arrivarono le prime commissioni. Poi col passare del
tempo sentii l’esigenza di rendere le opere più personali perciò utilizzando il mondo del
committente creai le personografie . Un ritratto come si faceva nel Quattrocento ma dove
ogni macchia cromatica è frutto della vita, del mondo, dei ricordi, delle scelte del
protagonista dell’opera. Fu così che ogni volta che mi creavo la mia tavolozza, notavo che
ciò che trasmutavo, che fosse un oggetto o un paesaggio, poteva avere vita a sé e dunque
inventai le trasmutografie; reiterando le immagini nello spazio sono nate le digitografie ,
inserendole in un vortice, le vorticografie , dando la possibilità d’intervento al committente,
le sperimentografie e, parcellizzando la singola immagine, le divisografie.

Parla del tuo stile

L’arte salverà il mondo, diceva un tale, quindi noi artisti questo dobbiamo fare, creare
bellezza, suscitare emozioni. E quale emozione è più bella di un ricordo? L’immagine
rielaborata del ricordo stesso! Così io vengo a casa tua, fotografo tutto ciò che vi racconta,
dagli oggetti alle foto esposte, a un lembo del divano o della tenda, il pavimento, un pezzo
di vestito, tutto ciò che racconti di te, e lo trasformo, senza usare colori ma forme colorate
che tu mi dai, poi mi creo una tavolozza e dipingo digitalmente. Il risultato finale sarà un
trionfo di emozioni per te, un viaggio a ritroso nella tua vita fino ad oggi. Infatti a pensarci
bene, ogni volta che entriamo in casa nostra, sappiamo dove sono gli oggetti ma non
pensiamo al perché li abbiamo e perché li abbiamo messi in quel posto. Mentre se io li ​
estrapolo dal contesto cioè se li tolgo dal mio campo visivo e li trasmuto, tu li ritroverai
sotto una veste nuova e solo a quel punto, scatterà l’emozione del perché lo hai in casa,
del ricordo legato all’oggetto o alla persona trasmutata. Ecco perché creo le personografie ,
le creo per dare la possibilità di ricordare tutto ciò che di bello e positivo hai fatto nella tua
vita, così quando ogni mattina ti svegli magari arrabbiato o triste, avrai davanti agli occhi la
summa dei ricordi piacevoli e ti caricherai di energia positiva, perché “se l’hai fatto una
volta, lo puoi rifare” o se non puoi rifare proprio quello, sei comunque una persona in
grado di fare cose belle, fatto di cui spesso ci dimentichiamo. La personografia è
terapeutica!!! La trasmutografia invece è pura Pop Art in cui il colore la fa da padrone
rendendo un oggetto, rivisto e corretto, un’opera d’arte unica – io non faccio copie,
neanche numerate- con uno strato di resina, in punti che voglio mettere in evidenza eche
rende l’opera meno digitale e più materica.

Quali sono gli artisti che più ti piacciono e hanno influenzato la tua pittura?

Beh, diciamo che parto da un concetto. L’arte per me è errore, imperfezione. Per la
perfezione esiste già la fotografia, la grafica e la tecnica assoluta. Non mi metterei mai in
casa un’opera perfetta, dove tutto è armonico. Non amo il Classicismo e citando Bu ñ uel,
non sopporto la simmetria perfetta. Detto questo, è evidente che non abbia influenze
classiche anche se ne apprezzo la bravura dei maestri del passato, soprattutto sui volti,
rispetto ai paesaggi. Quindi tutto ciò che è Arte Moderna, in cui il colore abbia la meglio, mi
può avere influenzato. Non amo l’astratto. Il mio sguardo deve sempre potersi creare un
percorso visivo. Mi piace Dalì, Picasso, Kokotcha, Schiele ma non ci trovo la giusta gioia
che ritrovo nella Pop Art, alla quale chiaramente m’ispiro. Rielaborare forme preesistenti è
ciò che amo fare, quindi quando ho incontrato Warhol ho capito che c’era sia il colore sia
trasmutazione di forme e oggetti senza emozioni negative o tristi. Per me l’arte deve
essere gioia ed emozione. Non mi ritengo il tipo di artista che deve scaricare il suo dolore
sulla tela. L’artista deve trasmettere emozioni positive, bellezza non sofferenza. Per
questo creo le personografie, per dare emozioni positive.

Quali sono le tue opere che ritieni più belle e significative?

Beh, dovrei dire la prossima… in realtà ci sono alcune personografie che mi piacciono
particolarmente, anche se mi piacciono tutte le mie creature. Leo 500 , acquisita dal Museo
delle macchine di Leonardo a Venezia, mi è sempre piaciuta molto, per come ho abbinato
antico e moderno, anche se per farla ho utilizzato elementi classici. Anche Fake or
News?! , realizzata su quella bestialità del Covid… e qui mi fermo, ha un suo perchè e mi
piace perchè suscita delle domande profonde. Ecco, l’arte dovrebbe anche fare questo,
dal momento che vedo un mondo di persone attorno a me che non vogliono porsi mai
domande scomode, pensando che le risposte le debbano solo dare gli altri. Un’altra
personografia alla quale sono molto legato è quella in cui ho riprodotto il volto di un mio
grande amico scomparso prematuramente, utilizzando gli elementi per me rappresentativi
degli anni Ottanta e della nostra amicizia. La personografia è ora a casa della sua famiglia.
Ogni personografia, dà a me la possibilità di fare un viaggio nel mondo del committente e
scoprirne peculiarità e interessi, rendendomelo familiare, quindi mi ci affezziono ma poi
quando le opere raggiungono le case è giusto che godano dell’affetto del committente e io
un po’ me ne allontano.

Quali aspettative hai per il futuro della tua carriera da artista?

Ogni artista è un imprenditore di se stesso, quindi ogni giorno creo, pubblico opere e
incontro persone che potrebbero avere o volere una mia personografia. Il mio obiettivo è
che ognuno abbia una mia opera in casa, per questo penso che la galleria migliore sia il
salotto della gente ma un sogno ce l’ho, essere esposto al Moma di New York, per ora
sono negli archivi col mio catalogo e sarò presente con una pagina intera nell’Atlante
dell’Arte Moderna edito da Giunti, per cui ringrazio la critica internazionale Marta Lock che
mi ha proposto alla commissione che sarà presentato al Metropolitan Museum di New
York nel mese di maggio 2024. A breve esporrò in una galleria di Parigi in occasione delle
prossime Olimpiadi e ho tante potenziali commissioni per nuove personografie dunque sto
progettando il mio futuro e lavorando per accrescere la mia figura di artista professionista.Enrico Tuber

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