Il giardino delle delizie di Hieronymus Bosch

 “Ritratto di Hieronymus Bosch”, Cornelis Cort – 1572

Hieronymus Bosch 

Jeroen (Hieronymus in latino) Anthoniszoon van Aken, uno dei più singolari artisti del Manierismo fiammingo, è nato nell’attuale Olanda a ‘s Hertogenbosch, il 2 ottobre del 1453.

All’epoca la cittadina apparteneva ai possedimenti dei Duchi di Borgogna. Dal luogo di nascita, Bosch, deriva il nome con cui è conosciuto in tutto il mondo. In Spagna è famoso con il nome di El Bosco, o di Gerolamo Bosco, in quanto il nome della cittadina natale significa bosco ducale mentre in Italia passa sotto il nome di Ieronimo Bos.

Nasce in una famiglia di artisti dove tutti erano pittori, motivo per il quale Hieronymus ha optato per lo pseudonimo Bosch così da distinguersi dal resto della famiglia. Suo nonno, Jan van Aken, un pittore molto conosciuto e apprezzato, ha trasmesso la passione per l’arte a Anthonis van Aken, padre di Hieronymus Bosch.

La casa natia dell’artista si affacciava sulla piazza del mercato e da lì poteva osservare tutti gli incontri che avvenivano, diventando così il suo universo visivo che ha poi trasportato nelle sue suggestive opere. È attivo tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento e si inserisce nella pittura fiamminga. Sembra che, in gioventù, abbia compiuto diversi viaggi fin al 1480, circa, anno del suo matrimonio. Si sposa con Aleyt de Meervenne, figlia di una famiglia agiata, che gli permetterà di dedicarsi in tutta tranquillità all’attività pittorica.

Tra il 1486 e il 1488, la notorietà dell’artista cresce grazie alla sua partecipazione alla Confraternita della Nostra Diletta Signora della città natale, legata al culto della Vergine. Entra così a far parte della cerchia degli artisti europei più famosi. Alla sua facoltosa clientela, tra cui Filippo il Bello, duca di Borgogna, propone tematiche religiose concernenti i principi morali, i dogmi religiosi e la condanna dei peccati.

Oltre a tali tematiche, nei suoi dipinti troviamo anche creature misteriose e inquietanti che ancora oggi affascinano la curiosità di numerosi studiosi. Risalgono ai primi anni del Cinquecento le sue opere più importanti come il famoso Giardino delle Delizie. Bosch muore il 9 agosto del 1516 forse a causa di una epidemia di colera. 

Giardino delle delizie, Bosch

Il Giardino delle delizie, 1500-1505

Hieronymus Bosch ne “Il Giardino delle delizie” si è divertito a creare un dipinto molto complesso e di non facile interpretazione del quale sono stati scritti centinaia di articoli, recensioni e interpretazioni.

L’opera sembra che sia stata realizzata tra il 1500 e il 1505 come pala d’altare. A volerla pare sia stato Enrico III re di Francia, amante di collezioni artistiche eccentriche. L’opera, pur non essendo firmata, è stata da sempre attribuita a Bosch. Il priore don Fernando, figlio del granduca d’Alba, acquista all’asta l’opera e, nel 1593, Filippo II re di Spagna, la porta all’Escorial.

Dal 1939 il trittico è conservato al Museo del Prado di Madrid: è un olio su legno di quercia della grandezza di 386 x 220 cm. Grazie alla sua straordinaria immaginazione, l’artista è stato in grado di rappresentare, secondo i canoni dell’epoca, il destino dell’umanità raffigurando il Paradiso e l’Inferno. L’opera si divide in tre pannelli: uno centrale di dimensioni ampie e due laterali più limitati.

Le due ante laterali si possono chiudere svelando al visitatore una quarta immagine che illustra il terzo giorno della creazione del mondo quando, con la separazione delle acque dalla terra, nasce il  Paradiso Terrestre. Semplificando, il trittico va letto da sinistra verso destra: a sinistra vengono raffigurati Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre mentre a destra vi è la rappresentazione dell’Inferno dove i colori si fanno più cupi per i tormenti dei dannati. Al centro succede di tutto e nell’immagine di un Paradiso contaminato dalla tentazione e dalle gioie dei sensi, in particolare dal peccato della lussuria, si ritrovano mischiati elementi reali e di fantasia.

Tutti i pannelli hanno un tema in comune: il peccato. Notiamo che Bosch abbia immaginato il piacere della carne in un paesaggio simile ad un giardino o ad un parco, luoghi ritenuti per secoli l’ambiente ideale per gli amanti e l’amore. Luoghi idilliaci sempre ricchi di fiori e uccelli canori, dove gli amanti si dilettavano, scambiandosi tenerezze e suonando strumenti. Bosch rielaborando proverbi e storie olandesi costruisce scene con personaggi improbabili, animali, frutti e atteggiamenti particolari; un mondo fantastico per denunciare, in questa opera, il peccato umano più nascosto ma sempre latente: la lussuria.  

Porte esterne delle ante del trittico chiuso, 220×194

Il trittico chiuso

Chiudendo il Trittico, sulle sue ante appare il racconto del terzo giorno della  creazione. “Poi Dio disse: ‘Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto.’ E così fu.” Hieronymus utilizza la tecnica della grisaglia per raffigurare una bolla trasparente senza colori e luce, dove si intravedono colline dalle linee dolci, grandi laghi e vegetazione non molto realistica. In alto, sulla sinistra, nel buio della rappresentazione, fa capolino Dio che, con la Bibbia sulle ginocchia, osserva attento la sua opera. Le nubi che si addensano sopra la terra sono scure e minacciose ma la pioggia non scende a bagnare la natura. 

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La creazione di Eva

Pannello a sinistra: La creazione di Eva

Protagonisti della scena sono Adamo ed Eva posizionati al centro del Giardino. In mezzo a loro Dio che assume i connotati di Gesù riprendendo in pieno la tradizione dell’epoca. Il Creatore solleva dolcemente il corpo di Eva sostenendole il polso destro. La sua figura è bianca e nuda, le gambe sono piegate ma non pare che la donna stia facendo uno sforzo per mantenere tale postura. È una scena silenziosa, Eva ha gli occhi rivolti verso il basso mentre Adamo, seduto sull’erba a destra del Creatore, guarda meravigliato la donna. Anche Adamo è in contatto con il Creatore perché con i piedi tocca la lunga tunica. Gli occhi del Creatore sono rivolti verso lo spettatore chiudendo il giro di sguardi dei protagonisti.  

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Il Giardino delle delizie – pannello centrale – particolare della fontana

Pannello centrale: Il giardino delle delizie 

La raffigurazione del pannello è quello che ha dato il nome all’intera opera. Numerose figure umane di uomini e donne nude intente a compiere gesti sessuali con una forte carica erotica. È il tema della lussuria, peccato condannato dalla chiesa. Oltre alle figure umane vi sono anche diversi animali di grandezza spropositata. Notiamo anche due gufi che, con sguardo inquietante, guardano lo spettatore: il gufo, nel bestiario medievale, era considerato simbolo di male. I colori principali della scena sono il rosso e il blu e l’intera scena è riempita con pezzi di frutta di grandi dimensioni. Al centro una piscina piena di donne mentre, tutto intorno, uomini nudi cavalcano animali esotici o immaginari. A ciascuno di questi animali è associato un peccato capitale.  

L’inferno musicale – particolare dello spartito

L’inferno musicale

Paradiso, la lussuria e l’inferno…musicale.  Qui vengono rappresentati coloro che in vita hanno abusato dei piaceri della carne.

Gli elementi simbolici sono ambigui: immagini affascinanti e sottilmente inquietanti sembrano rivelare e, al tempo stesso, nascondere la presenza del demoniaco nelle vicende umane.

Le tonalità chiare lasciano il posto ai colori scuri che evocano l’incubo e l’angoscia delle tenebre per lo scatenarsi del mostruoso, del satanico, e del peggio che l’uomo porta dentro di sé. I corpi dei dannati vengono torturati con strumenti musicali rendendo ancora più assurda e mostruosa la scena della dannazione.

Ma perché torturare con degli strumenti musicali? La risposta non è semplice. In primis va cercata nelle loro forme che richiamano alcune parti erotiche del corpo ma non dimentichiamo l’abitudine dei menestrelli di corte di utilizzare la musica per i loro versi licenziosi.

Curioso è il particolare di uno spartito tatuato sul fondoschiena di un uomo sul quale una figura mostruosa sembra scrivere delle note: forse Bosch voleva dare un’interpretazione allegorica del peccato come “musica della carne”. 

Altre curiosità

Gli animali: l’elefante e l’unicorno

Gli animali 

Nel giardino dell’Eden ecco spuntare animali esotici sia reali che leggendari. È il caso dell’elefante, delle foche, del leggendario unicorno e addirittura dei capricorni. Tutti animali sconosciuti a quel tempo e che di sicuro Hieronymus non avrebbe mai potuto osservare di persona considerando anche che Bosch amava poco viaggiare. Resta dunque il dubbio di come abbia potuto raffigurarli. Due sono le ipotesi più plausibili: o li ha visti in qualche mercato locale, magari proprio nella sua piazza, oppure li ha osservati in qualche opera letteraria del suo tempo. Non solo animali esotici ma anche animali mostruosi completano la scena: ai piedi del Creatore un uccello, con tre colli lunghi e tre teste, sbatte le ali. Una pantera cammina lentamente a fianco di Adamo con un grosso topo in bocca: un’altra scena forte forse utilizzata dall’artista per dirci che neanche il Paradiso terrestre è esente dalla brutalità e dal male. 

“Il Giardino delle delizie” pare dominato dal caos ma ogni bizzarro personaggio appartiene a un complesso gioco simbolico di non facile interpretazione. È un’opera ricca di immagini e di simboli da raccontare in cui arte e fantasia dialogano nella creazione di un capolavoro appagante per gli occhi ma complesso per la mente

Articolo di Canti Franca

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